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Anche Starbucks ha fatto errori: quanti i suoi insuccessi commerciali

colossi

MILANO – I colossi del mondo del food & beverage sono esempio e ispirazione per molti imprenditori. Ma anche i colossi sbagliano, e talvolta i loro flop sono, appunto, colossali. Non è stata da meno Starbucks, la catena di caffé più famosa del mondo. E non tanto per i suoi inizi decisamente a rilento, visto che ha aperto nel 1971 e ben 16 anni dopo era ancora lontana dall’essere un mito (“appena” 16 negozi).

In realtà, il vero boom è arrivato solo nel 1995, quanto il “Frappuccino” ha cominciato a scalare le classifiche di gradimento dei consumatori. In un paio di anni, così, la catena ha raddoppiato (da circa 250 a quasi 700) il numero di negozi, dando vita a un’ascesa clamorosa e una mania in tutto il mondo.

I flop

Ma si sa, più si cresce più bisogna inventare e innovare, ed è lì che iniziano le note dolenti, perché anche i colossi sbagliano. L’Orange Moka è il primo della serie: uno sciroppone al gusto arancio, valencia, melone, mirtilli.

FOODNESS
CARTE DOZIO

Ci sono i Tazo Tea Berry Infusions, un tentativo malriuscito di miscelare té e succhi di frutta, dal sapore «pepato e piccante», secondo una delle poche recensioni positive dell’epoca.

Il Coffee Mazagran – Cola Hybrid, vale a dire caffé e PepsiCola. Floppissimo. E ancora lo Starbucks Chantico Drink, durato appena un anno e poi ritirato. Una recensione diceva: «Immagina di bere un tartufo sciolto».

Segue il Circadia, che in realtà non era un prodotto ma la scelta di aprire una zona “diversa” del locale, con divani di velluto, connessioni Internet (quando un tempo erano cosa rara) condita da un’atmosfera hippy. Niente da fare, il progetto che ancora è in vita non è però mai decollato.

Il Sorbetto Drink, prodotto da congelatore ideato per i californiani, alla fine è finito lui nel freezer della memoria. Nel 1999 Starbucks decide di pubblicare Joe’ Magazine, un trimestrale cartaceo e magazine online (ricordiamo ancora la data, il 1999). L’idea era dare uno spunto per discutere di letteratura e arte. Contattando Starbucks pare sia ancora possibile vedere i numeri di quell’peoca, visto che ora non ci sono più.

Il top

Però, visto che bisogna dare sempre a Cesare quel che è di Cesare, ricordiamo il top del top di Starbucks: il Frappuccino, il concentrato di calorie e gusto fresco, il prodotto che ha segnato l’ascesa di un colosso.