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Così Coca-Cola e PepsiCo diventano plastic free sotto pressione di Greenpeace

La dispersione delle plastiche nel mare costituisce un'emergenza ecologica epocale

MILANO – Coca-Cola e PepsiCo si allineano ai dettami di Greenpeace e si convertono definitivamente al plastic free. I due giganti mondiali delle bevande gassate, sempre più attivi nel settore del caffè, hanno infatti annunciato che non faranno più parte della Plastics Industry Association. Motivo? La loro presenza nell’associazione è incompatibile con l’impegno verso la riduzione degli imballaggi di plastica.

Entrambe le società attribuiscono in parte la decisione alle pressioni del gruppo ambientalista Greenpeace. “Ci siamo ritirati all’inizio di quest’anno. A causa di posizioni che l’organizzazione stava assumendo che non erano pienamente coerenti con i nostri impegni e obiettivi”, ha detto un portavoce della Coca-Cola.

La Plastics Industry Association è famosa per aver fatto pressione sui governi perché non vietassero l’uso dei sacchetti di plastica e altre restrizioni sulla plastica negli Stati Uniti.

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L’anno scorso, Greenpeace ha scoperto che Coca-Cola, PepsiCo e Nestlé erano i maggiori produttori mondiali di rifiuti di plastica. La causa? Il polistirolo nei loro imballaggi e il PET in bottiglie e contenitori.

Coca-Cola e PepsiCo si sono entrambe impegnate a far sì che i loro imballaggi diventino completamente riciclabili, riutilizzabili o compostabili entro il 2025.

”Le aziende comprendono che non possono dichiarare pubblicamente di voler porre fine all’inquinamento da plastica, sostenendo finanziariamente un’associazione che fa pressioni per la nostra continua dipendenza dalle materie plastiche usa e getta”, ha dichiarato John Hocevar, direttore della campagna degli oceani di Greenpeace, John Hocevar.

Dal canto suo, la Plastics Industry Association ha invitato più volte Greenpeace alla collaborazione, inviti caduti nel vuoto.