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Chicchi di caffè: rendendo più green la filiera, l’impatto ambientale giù fino al 77%

Un nuovo studio ha spiegato come ridurre l’impatto ambientale del caffè, partendo da metodi di produzione sostenibili fino ai modi in cui gestire l’esportazione dei chicchi

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MILANO – I chicchi di caffè sono alla base della filiera che poi finisce nel risultato in tazzina. Preziosa risorsa dunque, che però arriva con un costo in termini ambientali: uno studio pubblicato su Geography and Environment, ha cercato di calcolare quante emissioni vengano prodotte durante la coltivazione di questa materia prima. Leggiamo di che si tratta da quotidiano.net.

Chicchi di caffè: buoni, ma quanto costano all’ambiente

Il caffè è uno dei prodotti più diffusi al mondo e, al tempo stesso, uno dei più impattanti sull’ambiente. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Geography and Environment, ha provato a stimare le emissioni inquinanti derivanti dalla produzione e dall’esportazione dei chicchi, che spesso vengono coltivati sprecando acqua e impiegando energia. Se si cambiasse il modo in cui il caffè viene coltivato, trasportato e consumato, si potrebbe ridurre il suo impatto ambientale fino al 77%.

L’impatto ambientale del caffè

A parità di peso, il caffè prodotto con tecniche poco sostenibili genera tanta anidride carbonica quanto il formaggio. Inoltre ha un’impronta di carbonio che è circa la metà rispetto a quella prodotta dagli allevamenti dei bovini. Coltivare un chilogrammo di caffè Arabica in Brasile e in Vietnam produce emissioni di gas serra equivalenti in media a 15,33 chilogrammi di anidride carbonica. Si tratta in questo caso di caffè coltivato in maniera convenzionale: utilizzando invece meno fertilizzanti, gestendo le irrigazioni e l’impiego di energia in modo più efficiente durante la macinazione ed esportando i chicchi sulle navi merci piuttosto che in aereo, la cifra scenderebbe a 3,51 chilogrammi di CO2.
E per chi beve il caffè con il latte? I latticini hanno un’impronta di carbonio di circa 0,5 chilogrammi, e la stima per un cappuccino è di 0,41 chilogrammi. Ma quando il caffè è prodotto con tecniche sostenibili, quest’ultimo valore scende a 0,2 chilogrammi. Ciò significa che usare dei sostituti del latte non è per forza l’idea migliore per rendere il consumo di caffè meno impattante sull’ambiente: l’aspetto decisivo rimane comunque il modo in cui i chicchi vengono coltivati ed esportati.

Come rendere la coltivazione dei chicchi più sostenibile

I ricercatori hanno calcolato e confrontato la quantità di emissioni inquinanti derivanti dalla produzione dal caffè Arabica convenzionale e dalla sua versione ecosostenibile, messe in commercio dai due maggiori produttori mondiali. Dal loro studio è emerso che ci sono diversi modi per ridurre ulteriormente l’impronta di carbonio del caffè. Ad esempio attraverso la sostituzione di fertilizzanti chimici con i rifiuti organici o l’impiego di energie rinnovabili per alimentare le catene di produzione. Da non sottovalutare la tostatura dei chicchi di caffè direttamente nel paese in cui vengono coltivati, e non dove vengono esportati: questo processo fa sì che la materia prima sia più leggera durante il trasporto, permettendo alle navi di consumare meno carburante.