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La titolare d’un bar a Rovato: «Potere al popolo. Io non chiudo alle 18. Arrestatemi»

“Piuttosto mi faccio arrestare, ma il mio bar non lo chiudo”. Si sfoga così la proprietaria di un locale di Rovato nel Bresciano: “Perché tanto è questione di tempo: se non mi arrestano ora mi arresteranno poi perché non riuscirò a pagare i debiti con le banche”. Dopo le 18, sfidando l’ultimo Dpcm sull’emergenza Coronavirus, la donna serve il caffè d’asporto fuori dal bar in contenitori di plastica

chiara casantello
La titolare che protesta in mascherina

ROVATO (Brescia) – I gestori che decidono di restare aperti oltre il limite delle 18 come disposto nell’ultimo Dpcm del governo in segno di protesta, non sono pochi e si trovano dislocati in tutta Italia. Tra questi c’è anche il caso della titolare del bar New Diego Caffè di Rovato, nel bresciano: Chiara Casantello, giovane e determinata, ha raccontato la sua esperienza e la sua scelta di manifestare a fanpage.it. Riportiamo le sue dichiarazioni dal sito.

Chiara Casantello, un esempio di disobbedienza sociale

C’è protesta e protesta. C’è chi contro il nuovo Dpcm ha deciso di scendere in strada dando vita a una vera e propria guerriglia urbana, come ieri sera a Milano, e chi invece ha scelto di far sentire la sua voce in modo diverso, come nel caso di alcuni bar lombardi “ribelli” che hanno deciso di sfidare il Dpcm di Giuseppe Conte che prevede la chiusure dei locali alle 18 restando aperti. “Potere al popolo. Io non chiudo alle 18. Arrestatemi”.

È quanto si legge ad esempio sul cartellone affisso fuori dal bar New Diego Caffè di Rovato, in provincia di Brescia. La proprietaria Chiara Casantello, 28 anni, a Fanpage.it dice che è pronta a tutto: “Questo bar è il sogno di una vita. Ho aperto un anno e mezzo fa non me lo porteranno via ora”. Oggi come ieri, dopo le 18, farà sedere i suoi clienti sulle sedie fuori dal locale. Esattamente come ieri, darà loro caffè in contenitori di plastica come se fosse d’asporto, cosa consentita dal Dpcm. I clienti però non torneranno a casa, ma consumeranno sul posto tenendo la giusta distanza.

Chiara Casantello:”Se volete arrestatemi, tanto o mi arrestano oggi o domani perché non sarò in grado di pagare i debiti con le banche”

E poi promette: “Se ci saranno misure più drastiche sono pronta a incatenarmi fuori dal locale e a fare lo sciopero della fame”. Tutto in modo pacifico. Per Chiara infatti gli scontri di Napoli e Milano non servono a nulla “perché andare contro le forze dell’ordine che fanno il loro lavoro non è la giusta soluzione al problema. Ho provato a contattare gli altri baristi, ma per il momento sono da sola. Tanti complimenti ma nessuno vuole rischiare”.

Nel Lecchese un bar lascia alzata la saracinesca

L’altro bar lombardo “ribelle” è il “Quanto Basta Caffè” in piazza della Vittoria a Brivio, in provincia di Lecco. Qui i proprietari hanno dato vita a una protesta più simbolica, decidendo di tenere la serranda alzata per tutta la sera: “Il bar è chiuso, ma non abbassando la saracinesca da ieri lunedì 26 ottobre facciamo vedere che ci siamo”, fanno sapere a Fanpage.it. E aggiungono: “La nostra è una forma di protesta pacifica. Anche perché siamo gli unici nel paesino, quindi ci teniamo lontani da qualsiasi complicazione legale”.