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Fipe difende chef Bottura: “Il racconto in prima persona di questa crisi non è egoismo”

Stoppani: "Lo scoramento di Bottura conteneva un caveat importante, che peraltro è stato più volte portato all’attenzione del Governo nel nostro continuo dialogo con le istituzioni: le risorse complessivamente distribuite dallo Stato Italiano appaiono certamente imponenti nei totali, ma non si avvicinano a sostenere le perdite e i costi aggiuntivi che quest’anno infausto periodo ha imposto ai singoli imprenditori. Un vecchio detto diceva: “non si fanno i conti senza l’oste”

massimo bottura
Lo chef Massimo Bottura

MILANO – Ha fatto subito notizia l’intervento di chef Massimo Bottura che si è lamentato in video-conferenza durante la tavola rotonda organizzata da Fipe-Confcommercio con focus sulle prospettive future del settore. Le parole del proprietario dell’Osteria francescana di Modena, uno dei massimi chef mondiali, non sono state ben accolte, in quanto apparse fuori luogo e egoistiche.

“Per sostenere le spese relative alla messa a norma dei locali tra macchine destinate alla purificazione dell’aria, mascherine, gel, scanner mi sono visto riconoscere una quota di 865 euro. Ma che rimborsi sono?”, si è chiesto Bottura.

Aggiungendo: “Abbiamo ottenuto la sospensione della seconda rata di tasse, ma la prima l’abbiamo già pagata”. E ancora: “L’unica misura positiva è la cassa integrazione, che però ha ritardi mostruosi. E quindi ai miei ragazzi l’ho anticipata io”. “Io ho una struttura fortissima, perché lavoro nel mondo – ha concluso – ma agli altri chi ci pensa?”

In merito a questo intervento riportiamo la lettera dal presidente della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe), Lino Enrico Stoppani pubblicata su huffingtonpost.it, in risposta all’articolo di Gianni Del Vecchio.

Massimo Bottura sostenuto da Lino Enrico Stoppani

Gentile condirettore,
Le scrivo questa lettera nel mio ruolo di presidente Fipe-Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, la più grande rappresentanza del settore nel nostro Paese, che mercoledì scorso ha avuto l’onore di ospitare alla propria Assemblea pubblica annuale alcuni autorevoli esponenti del Governo ed imprenditori di riferimento del mondo di pubblici esercizi e della filiera agro-alimentare made in Italy. Tra questi interventi c’è stato quello di Massimo Bottura, al quale si riferiva l’articolo a Sua firma pubblicato giovedì: “I sussidi e i riccastri. La ricetta sbagliata di Massimo Bottura”.

Le scrivo non per difendere un ospite della nostra Assemblea e, nemmeno, un socio della nostra Associazione. Le scrivo per difendere lo spirito sindacale che quell’intervento sottendeva. Lo chef Massimo Bottura, infatti, con il consueto energico temperamento, ha tenuto un discorso colorito e appassionato, condividendo la sua diretta esperienza. Innanzitutto, va sottolineato che tale esperienza, lungi dall’essere “uno schiaffo”, conta per tanti imprenditori – magari quelli in difficoltà per cui i ristori fanno la differenza – proprio perché tangibile e proveniente da un collega che non può essere certo tacciato di scarsa capacità manageriale.

Tanto più che lo scoramento di Bottura conteneva un caveat importante, che peraltro è stato più volte portato all’attenzione del Governo nel nostro continuo dialogo con le istituzioni: le risorse complessivamente distribuite dallo Stato Italiano appaiono certamente imponenti nei totali, ma non si avvicinano a sostenere le perdite e i costi aggiuntivi che quest’anno infausto periodo ha imposto ai singoli imprenditori. Un vecchio detto diceva: “non si fanno i conti senza l’oste” e oggi solo l’esperienza del singolo “oste”, non i conti astratti, restituisce l’efficacia delle misure adottate.

Trovo quindi ingiusto – anche se sono certo non sia stato pretestuoso da parte Sua – confondere il racconto in prima persona con l’egoismo. Bottura ha speso notorietà e credibilità, costruite sul lavoro e sulle competenze, come “esempio” di tanti.

Fare rappresentanza significa metterci la faccia, esporsi. Per una persona (e scrivo persona e non personaggio volutamente) della caratura dello chef del Refettorio sarebbe stato certo più semplice e comodo disimpegnarsi dei problemi della categoria, ma proprio la drammaticità del momento ha suggerito allo chef non solo di accettare l’invito di Fipe, ma anche di fare un intervento che partendo dal proprio caso andasse al di là del proprio orticello…o della propria cucina, che dir si voglia.

La generosità è una cifra di Massimo Bottura

A partire dal progetto del Refettorio che ha portato in molte città, in Italia e all’estero, affermando un modello imprenditoriale sostenibile, ma di enorme qualità, che ha ispirato tanti giovani nel nostro mondo. È un orgoglio per la categoria. E lo è due volte: perché fa bene il suo mestiere e perché ci mette la faccia per tutti, senza pavidità, a volte anche senza filtri. Ognuno è libero di pensare che sia una “ricetta sbagliata” ma il risultato, Le assicuro, rimane per il futuro del Paese importante, e buonissimo.”