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Genova, Ca’puccino sfrattato da Banca Carige: il locale chiede aiuto al Comune

Ca'puccino

GENOVA – Su Repubblica.it, Marco Lignana ha esposto un caso davvero particolare, purtroppo sotto un’accezione negativa. Vittima di uno sfratto, uno dei locali del marchio Ca’puccino, che a Genova è stato costretto a chiudere per azione di Banca Carige. Un provvedimento al momento del tutto inspiegabile. Che danneggia la folla di cliente che solitamente invade il locale. E l’azienda che è in espansione in tutto il mondo e si rivolge quindi al Comune di Genova, per risolvere questa condizione insolita.

Ca’ppuccino, ostacolata dalla Banca

In vista, adesso, c’è un incontro con il Comune. Per provare a sbloccare una situazione difficilmente comprensibile. Ca’ppuccino è infatti un locale sempre pieno, frequentatissimo da avvocati, magistrati, funzionari amministrativi. Che però, da una settimana ormai, ha la saracinesca abbassata contro la propria volontà.

Un’insegna italiana in espansione

” Ca’puccino”, che sta aprendo caffetterie in tutto il mondo, ma che per scelta del proprietario dei muri del locale, Banca Carige, non può continuare a rimanere dove è ormai da anni.

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Ovvero di fronte al tribunale di Genova, in posizione strategica per chi tutti i giorni frequenta palazzo di giustizia. Accanto alla ex Rinascente che a Ca’puccino aveva sub-affittato quegli spazi. Ma che ormai da quasi un mese ha disdetto il suo contratto con Carige e abbandonato la città. Facendo così decadere anche il sub-affitto.

L’amministratore delegato e fondatore della catena di caffetterie nata ad Arquata Scrivia e arrivata fino a Dubai, Giacomo Moncalvo

Si dice «pronto ad incontrare chiunque ». E Gianluigi Vinacci, assessore allo sviluppo economico, risponde di essere «assolutamente disponibile a vedere i manager di Ca’ puccino. Così da trovare una soluzione insieme ».

Partendo da un presupposto, però

Ovvero che « lo stabile che occupava la Rinascente, e quella piccola appendice che era stata sub- affittata a Ca’ puccino, sono proprietà privata. Tra l’ altro di una banca che ha appena rinnovato il management e vuole dare una sterzata; valorizzando al meglio le proprie risorse».

E dunque, se da una parte «possiamo anche provare a sentire Carige » , dall’ altra Vinacci sottolinea di essere «sicuro che si possa trovare una sistemazione alternativa in città. Per garantire occupazione e un servizio per tutti i clienti».

Aspetto, questo, che non sembra scaldare molto i vertici della società piemontese:

«Siamo pronti anche a riaprire subito, ci mettiamo un attimo a riallacciare le utenze. E siamo disposti anche a fare un’ operazione di “refitting“. Ma vogliamo restare esattamente lì. Uno perché è già tutto pronto; due perché è un punto strategico».

I sindacati

Adesso, sono intenzionati a chiedere un incontro all’azienda ( dentro Ca’ puccino di via XII Ottobre lavoravano 9 persone). Intanto, la posizione del Comune nella vicenda del locale non fa che riflettere il reale potere di Tursi nella più grande “partita Rinascente”.

Già con il progetto della cittadella giudiziaria, che il Comune nella persona del consigliere Federico Bertorello sta portando avanti insieme ai magistrati e agli avvocati genovesi, è necessario un grande lavoro di moral suasion nei confronti di Banca Carige.

La quale, non navigando tra l’ altro in acque proprio tranquille, vuole massimizzare il guadagno vendendo gli immensi spazi occupati dalla Rinascente al miglior prezzo.

Vinacci non fa nomi ma si dice fiducioso

«a breve quei locali verranno riempiti » . La soluzione che accontenterebbe tutti, alla fine, è portare ai piani più bassi attività commerciali che garantiscano occupazione; con gli uffici giudiziari sistemati al di sopra.

In questo grande disegno si gioca una partita apparentemente piccola come quella di Ca’ puccino. Ma che ben riassume le difficoltà della Genova che sta provando a rialzarsi.