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MILANO – Il Financial Times ha confermato, la settimana scorsa, che Coca-Cola ha accantonato (almeno temporaneamente) i piani per la vendita della di Costa Coffee – seconda catena di caffetterie al mondo – non avendo trovato adeguata nessuna delle offerte ricevute. E ciò nonostante l’iconica insegna – fondata nel 1971 dai fratelli italiani Sergio e Bruno Costa – fosse stata messa sul mercato a un prezzo pari a poco più della metà di quello pagato nel 2018 per acquisirla dal colosso britannico del leisure Whitbread.
Ma se Atene piange, Sparta non ride. Anche Starbucks – secondo competitor in Uk, con oltre 500 caffetterie di proprietà e ulteriori 900 in franchising – non se la passa benissimo. Non come un tempo, perlomeno.
L’anno scorso, ad esempio, ha dovuto chiudere alcuni locali anche in terra britannica: il tutto, nell’ambito di una più ampia ristrutturazione attuata su scala globale.
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