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Caffè VS tisane: la nuova tendenza è chiudere i pasti con un bell’infuso

Il Report dell’Appe sulle abitudini di consumo al ristorante ha evindenziato una maggiore curiosità verso i menù vegetariani e per celiaci. Calato anche il consumo di alcolici

caffè made in italy

MILANO –  Alla fine del pranzo e della cena il caffè non va più di moda. Lo dice un report dell’Appe (l’associazione dei pubblici esercenti) di Padova. Uno studio ondotto tra gli associati della provincia e presentato lunedì all’interno dell’edizione 2017 di For Horeca, il salone che si tiene, sino ad oggi, al Parco tecnologico Vega a Marghera.

Caffè: ha perso il suo ruolo nella chiusura del pasto

O non si beve niente oppure si segue la nuova tendenza. Vale a dire ordinare una tisana calda, la bevanda preferita, ad esempio, nella dieta giapponese.

Le risposte degli intervistati

Tanti ristoratori sostengono che a Padova il menù a prezzo fisso, anche nelle zone turistiche, non è più richiesto come una volta. Ormai sono sempre più numerosi i clienti che chiedono i menù vegetariani o, addirittura, vegani.

«Anche nei ristoranti padovani non si mangia più come una volta. Ovvero con le buone forchette che gradivano il menù completo con un antipasto, un primo piatto, un secondo con contorno abbondante. Poi frutta, caffè e, in alcuni casi, anche l’ammazzacaffè». Sottolinea Filippo Segato, direttore dell’Appe (1.500 associati su 2600 nei pubblici esercizi).

Il cambio di abitudini legato alla crisi

«Un po’ a causa della crisi e un po’ perché quasi tutti hanno paura di ingrassare. Fatto sta che in trattoria o al ristorante si mangia, in genere, solo un antipasto e un primo; oppure solo un secondo e un contorno. Di conseguenza gli incassi sono diminuiti».

Il 30 per cento degli intervistati ha segnalato la crescita della “family bag”

Un fenomeno in linea con una crescente cultura anti spreco.

Naturalmente è cambiata anche l’abitudine del bere. «Nel mio locale, più che meno caffè, parlerei di drastico calo del consumo del vino, dei bicchierini di grappa, degli amari e dei liquori dolci». Osserva Alessandro Gramolelli, contitolare del ristorante Al Fungo, davanti alla Fiera.

«Come bevande alcoliche si bevono, in genere, solo quelle offerte dalla casa. Quasi tutti guidano l’auto e hanno paura di mettersi al volante con un tasso alcolemico superiore a quello consentito dal Codice della strada. E infine tanti menù modificati tra i clienti, che sono celiaci».

«In una tavolata trovo quasi sempre un commensale che non può mangiare glutine». sottolinea Matteo Toniolo, gestore del Midì, a Peraga di Vigonza. «In genere non mangiano né pasta né pane; ma i prodotti a base di grano saraceno, mais (quindi polenta), riso e quinoa».