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Caffè Mauro: catena di caffetterie, la prima a Milano, e un nuovo piano industriale

Fabrizio Capua, amministratore delegato di Caffè Mauro
Fabrizio Capua, amministratore delegato di Caffè Mauro (foto di Alberto Bevilacqua da Panorama d' Italia)

MILANO – Il mese scorso ha segnato un traguardo importante per Caffè Mauro. La torrefazione reggina ha infatti chiuso a gennaio il percorso di risanamento iniziato una decina di anni fa per far fronte alla grave situazione finanziaria in cui versava all’epoca la società. Mentre si avvicina il settantesimo anniversario, Caffè Mauro lancia ora un nuovo piano industriale, che parte con progetti ambiziosi, come scrive il Corriere della Sera, in un’analisi di cui riportiamo di seguito i passaggi salienti.

Un nuovo piano industriale per crescere all’estero, dove già raccoglie quasi la metà dei suoi 20 milioni di ricavi, e il progetto di avviare una catena di caffetterie, partendo proprio da Milano e magari in partnership con un operatore del settore. E raccogliere così la sfida lanciata da Starbucks.

Parte da qui la strategia per il rilancio di Caffè Mauro, lo storico marchio fondato a Reggio Calabria, che a gennaio ha chiuso l’ultimo capitolo di una lunga ristrutturazione. In cabina di regia l’amministratore delegato Fabrizio Capua, esponente di una famiglia calabrese di imprenditori del settore agroalimentare.

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Nel 2008 aveva rilevato la Caffè Mauro, la prima azienda italiana a portare sugli scaffali di negozi e supermercati il caffè in confezione, ma finita in una forte crisi finanziaria, messa alle strette dalla concorrenza e dalla crisi.

Oggi tra i primi 10 in Italia

Un mese fa Capua, che dell’azienda del caffè — oggi tra i primi dieci produttori nazionali dopo nomi come Lavazza, Illy, Segafredo e Kimbo — è amministratore delegato e presidente, ha chiuso il percorso di risanamento. La società ha infatti firmato l’ultimo capitolo della ristrutturazione con Banca Intesa (attraverso il Banco di Napoli), Mps, Unicredit e Carime. che dieci anni fa erano esposte per 18 milioni. «Le banche ci hanno sostenuto rinunciando a parte dei crediti ma noi ne abbiamo rimborsato la maggior parte. Oggi ripartiamo sono con linee commerciali messe a disposizione dal Banco di Napoli», dice Capua.

A marzo il settantesimo compleanno

L’imprenditore ora guarda avanti proprio alla vigilia del compleanno di Caffè Mauro (120 addetti, inclusi gli agenti) che ad aprile festeggerà i 70 anni. L’attività è divisa tra consumi a casa con la moka che rappresentano il 24% dei ricavi. Ma la presa è solida anche nei bar e nei ristoranti che pesano per il 60% e nel vending (16%), con una quota del 45% dei ricavi raccolta all’estero. L’ambizione è rafforzare il business delle capsule e delle cialde compatibili con Nespresso e Nescafé, anche grazie al traino dell’ecommerce.

Spazio per sostenere altri marchi

L’idea però è anche di giocare il ruolo di consolidatore su un mercato molto frammentato che in Italia conta circa 700 torrefazioni.

«I nostri impianti di produzione sono utilizzati solo al 30%. C’è spazio per sostenere altri marchi», spiega Capua.

Il punto di partenza è la sua Independent investments, la società attraverso la quale dieci anni fa ha rilevato la Caffè Mauro. Che ora controlla al 75%, mentre il 25% fa capo al fratello Riccardo.

La holding ora è alla ricerca anche di altri marchi dell’alimentare, magari da risanare.

«In Italia ce ne sono moltissimi che avrebbero bisogno di supporto», dice l’imprenditore. Che guarda anche alle partecipazioni in aziende dell’alimentare che sono in portafoglio a fondi di private equity. L’idea sarebbe di accompagnarle nei loro piani di crescita a livello nazionale e all’estero.

Le disponibilità per sostenere l’acquisto e la crescita di brand più piccoli viene anche dalla vendita, sempre dieci anni fa, della società della sua famiglia. Azienda che imbottigliava per conto della Coca Cola. Si tratta della la Socib di Reggio Calabria, cinque stabilimenti, la seconda realtà in Italia con 300 milioni di ricavi, 600 dipendenti. Che i Capua hanno ceduto al gruppo Coca Cola. Risorse che adesso vogliono reinvestire nelle aziende italiane.