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Caffè espresso: la tradizione italiana verrà soppiantata dall’arrivo di Starbucks?

A pochi passi dal Duomo. si è realizzato il sogno iniziato 35 anni fa, di Howard Schultz: come reagiranno i coffeelover italiani?

Starbucks belgrado

MILANO – Sul Corriere della Sera nello spazio dedicato alla cronaca di Milano, è apparsa una riflessione firmata da Matteo Persivale. Per commentare da un punto di vista ancora diverso, la svolta del caffè espresso di fronte all’arrivo di Starbucks in Italia. Le previsioni sono difficili da tracciare già dal primo periodo di apertura della Reserve roastery. Proprio per questo, è utile confrontarsi con tutte le analisi compiute sui portali di informazione.

Caffè espresso, o caffè americano?

C’è almeno una cattiva abitudine che, finora, non è riuscita a contagiare gli italiani: quella della deambulazione urbana in compagnia di un bicchierone di polistirolo pieno di caffè. O meglio di varie bevande al sapore di caffè.

Noi italiani ci siamo fermati al gelato da passeggio, o alla granita

Tradizioni difficili da discutere, che attraverso le ere geologiche del costume, hanno generato tutto un loro particolare galateo che regola bicchierini, coni, cucchiaini, tovagliolini.

MAGAZZINI DEL CAFFE’
HOST

L’arrivo di Starbucks in italiano, per ora soltanto a Milano, rischia di cambiare tutto. In fondo ci siamo uniformati alla camminata con telefono incollato all’orecchio, al selfie ovunque. Perfino all’orribile «selfie stick», quel sottile manico di scopa da applicare al telefono per fotografarsi più agevolmente.

Difficile prevedere se ci adatteremo anche alla trasformazione del caffè espresso

Così come a quella del cappuccino o del latte macchiato da bevanda da consumare in piedi. Con una certa rapidità, a clamoroso beverone tipo «Frappuccino» con latte freddo, panna e altro.

In quantità che ovviamente secondo i puristi compromettono senza speranza il gusto del chicco di caffè tostato e macinato che dovrebbe al centro dell’esperienza. Howard Schulz, imprenditore visionario che sul caffè ha creato un impero (fatturato 2017: 19,22 miliardi di euro) si è appropriato con bravura della lingua italiana. (una delle misure internazionali dei suoi beveroni si chiama «Grande») .E’ convinto di riuscire a cambiare le nostre abitudini.

Dopo aver convinto parigini e viennesi, ora gli italiani

Di sicuro gli italiani in trasferta sono affezionati clienti degli Starbucks americani, canadesi, inglesi; svizzeri, giapponesi, cinesi e così via. Seguendo la mappa globale delle caffetterie di Schulz. Schulz a Milano ha costruito un caffè che dalle foto appare molto bello in un palazzo storico, quelle delle Poste centrali di piazza Cordusio.

Il quesito: sarà un sacrilegio gastronomico bere un cappuccino così allungato?

È sbagliato pagare un semplice espresso 1,80 euro? Sarà maleducazione presentarsi a una riunione in ufficio con il beverone in una mano e l’iPad, o il bloc notes, nell’altra?

E i bicchieroni termici (logati) per l’inverno? Siamo un popolo geneticamente abituato alle invasioni, più o meno barbariche. Prevedibilmente – auspicabilmente – metabolizzeremo anche quella di Starbucks e del caffè espresso americanizzato (con contorno di marketing da applausi).

Quello che onestamente pare invece assai improbabile è che almeno una bevanda del lunghissimo menu di Mr Schulz faccia presa nella patria dell’espresso.

Il caffelatte americano insaporito con spezie varie «stagionali», tra le quali l’efferato «pumpkin spice latte» al sapore (autunnale) di zucca, peraltro inviso anche a eserciti di americani che se ne fanno beffa di frequente.

Ecco, se il caffelatte allungato alla zucca facesse presa anche da noi, allora sì potremmo dire che, almeno in quel caso, i sovranisti dell’espresso «bello carico» alla napoletana potrebbero lamentarsi con mille ragioni.