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mercoledì 12 Giugno 2024
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Buoni pasto, il costo medio per la pausa pranzo a 11 euro, il ticket si aggira a 6,75 euro: l’impatto dell’inflazione sulla mensa e il bar

Secondo una ricerca pubblicata da Anseb, l’associazione che rappresenta le società emittitrici dei ticket restaurant, in appena la metà dei casi siamo arrivati al paradosso che il buono pasto copre il 50-80% dei costi del costo del pasto (48% dei casi), solo nel 25% dei casi buona parte (almeno 80%), nel 18% meno della metà, solo nel 9% copre l’intero importo

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Panino, bevanda e caffè hanno un prezzo medio di 8,10 euro, per un primo piatto con bevanda e caffè servono 9,80 euro e per un secondo 11,60. Ma la soglia esentasse è ferma a 8 euro e il valore mediano dei buoni pasto è 6,75 euro. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato su Il Corriere della Sera.

Il costo dei buoni pasto

MILANO – Benvenuti nel pranzo ridotto, nella scelta del primo o del secondo per arrivare alla fine del mese. Del panino a metà, del caffè saltato. In questi ultimi anni è accaduto un lento ma inesorabile mutamento nelle abitudini che hanno finito per contrarlo: si mangia meno per spendere meno.

Il costo medio per la pausa pranzo ammonta a circa 11 euro, secondo una ricerca BVA Doxa; nel 2023 un semplice panino accompagnato da bevanda e caffè ha un prezzo medio di 8,10 euro; per un primo piatto con bevanda e caffè saliamo a 9,80 euro e per un secondo piatto a 11,60 euro, il menù completo arriva a 15 euro. L’importo medio del buono pasto è di 6,75 euro, variabile secondo i territori e le dimensionali dell’impresa, segnala il Sole 24 Ore.

L’impatto dell’inflazione sul servizio mensa

D’altronde in anni di inflazione galoppante il buono pasto ha finito per perdere valore, seppur abbia contribuito alla tenuta del potere d’acquisto con retribuzioni nominali in calo falcidiate dall’aumento del potere d’acquisto.

Secondo una ricerca pubblicata da Anseb, l’associazione che rappresenta le società emittitrici dei ticket restaurant, in appena la metà dei casi siamo arrivati al paradosso che il buono pasto copre il 50-80% dei costi del costo del pasto (48% dei casi), solo nel 25% dei casi buona parte (almeno 80%), nel 18% meno della metà, solo nel 9% copre l’intero importo.

La proposta di alzare la soglia esentasse per i buoni digitali a 10 euro

Ecco perché cominciano a palesarsi delle proposte per consentire ai lavoratori di alzare il valore facciale dei buoni pasto che rappresentano il servizio sostitutivo nella mensa in aziende pubbliche e private. La prima è in discussione al Senato e sarebbe una soluzione interessante per rendere la filiera sostenibile, consentire ai lavoratori e alle aziende di avere a disposizione un importo maggiore senza incidere sulla base imponibile certificata dai redditi.

La sostiene non a caso la stessa Anseb, ritenendola molto utile per contrastare l’aumento del costo della vita. Parliamo del disegno di legge “Semplificazioni in materia di lavoro e legislazione sociale”, atto 672 del Senato, presentato dalla senatrice di Fratelli di Italia Paola Mancini, che vorrebbe aumentare l’importo detassato e decontribuito del buono pasto giornaliero da 8 a 10 euro.

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