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Bevande zuccherate: preferirle non è questione di gusto ma di genetica

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Bevande zuccherate o amare? Questione di geni

MILANO – Abbiamo già condiviso una scoperta scientifica, frutto della collaborazione di un team di studiosi britannico e australiano, rispetto alle preferenze in fatto di dolce e amaro. La ricerca continua e viene confermata da un altro studio della Feinberg School of Medicine della Northwestern University. Grazie alla quale è stato evidenziato come la tendenza a preferire le bevande zuccherate non sia una semplice questione di gusto, ma di geni. Approfondiamo questa analisi riportando l’articolo di tg24.sky.it.

Bevande zuccherate, le preferite dal gene Fto

Secondo uno studio condotto da un team di ricercatori della Feinberg School of Medicine della Northwestern University, la risposta non sarebbe nel gusto, bensì nei geni. Gli esperti sono riusciti a scoprire una variante genetica ‘misteriosa’ che andrebbe ad incidere sulla preferenza delle bevande.

Studio condotto sulle preferenze di 336mila individui

Per compiere lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Human Molecular Genetics, gli esperti hanno studiato le preferenze di un campione composto da circa 336mila individui; cercando poi di svelare possibili associazioni nei loro geni. Raccolti in una Biobanca britannica.

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Per farlo hanno diviso le bevande in amare e dolci, separando caffè, tè, birra, succo di pompelmo; vino rosso, dalle bibite zuccherate (anche artificialmente). Sono così riusciti a dimostrare l’esistenza di un gene ‘misterioso’ la cui presenza sarebbe associata alla preferenza di bevande zuccherate.

La variante genetica si chiama Fto

E, come spiega Marilyn Cornelis, insegnante di medicina preventiva dell’Università statunitense, “è un gene misterioso e non sappiamo esattamente in che modo è collegato all’obesità: probabilmente ha un ruolo nel comportamento che sarebbe legato alla gestione del peso”.

Inoltre, “la genetica alla base delle nostre preferenze è legata alle componenti psicoattive di queste bevande”. Secondo l’esperta non sarebbe il gusto a determinare la preferenza, bensì il modo in cui le bevande “ci fanno sentire”.