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Baristi divisi sul rincaro del caffè: dieci centesimi in più che spaccano la categoria

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SASSARI – Dieci centesimi che spaccano in due una categoria. Una monetina quasi insignificante che crea malumori tra i baristi della città e infastidisce anche più di un cliente.

Da qualche giorno una trentina di bar hanno deciso che era il momento di rivedere il prezzo del caffè, fermo da sei anni.

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L’ultimo ritocco al costo della tazzina fumante risale al 2011, quando si era passati dal prezzo bloccato a 90 centesimi del 2002 all’euro tondo di oggi.

Anche in quel caso non erano mancate le polemiche, ma i motivi dell’aumento erano gli stessi di questi giorni: l’aumento delle materie prime e dei costi di gestione.

«È proprio così – spiega Rosalia Becca di Caffè&Caffè in viale Italia – il costo della materia prima è cresciuto e in questo modo il nostro guadagno, già irrisorio, si riduce ancora.

Con altri colleghi abbiamo deciso di aumentare di 10 centesimi sia il prezzo del caffè che quello delle paste.

Vorremmo però che la gente capisse – aggiunge Rosalia Becca – è che i caffè non sono tutti uguali.

Noi serviamo miscele di prima qualità che paghiamo quasi trenta euro al chilo – spiega – e purtroppo ci sono bar che mettono sul mercato caffè che hanno pagato nella grande distribuzione 8/10 euro al chilo.

Non è giusto che quei caffè costino un euro come quello che serviamo noi».

Tra i bar che hanno aderito all’idea dell’aumento c’è anche la storica pasticceria Sechi di viale Italia.

«Il nostro prezzo di riferimento sia del caffè che della pasta – spiega il titolare Giovanni Sechi – in passato è sempre stato quello del costo del giornale, dunque siamo anche indietro rispetto all’euro e 20 che si spendono in edicola.

L’aumento di 10 centesimi – aggiunge Sechi – è dovuto all’aumento del costo sia del caffè che delle farine per quanto riguarda le paste fresche che noi realizziamo solo con prodotti di prima qualità.

Ai clienti stiamo cercando di spiegare le nostre ragioni – conclude – chi apprezza il nostro lavoro credo che capirà». Andrea Manconi del Micro Caffè di largo Sisini è convinto che un euro e 10 per una tazzina di caffè siano troppi.

«Da noi il caffè costa 90 centesimi – spiega il barista – perché siamo certi che ci siano altri prodotti su cui rivedere il prezzo, ma non il caffè. In città come Roma e Napoli – conclude – il caffè al bar costa 80/90 centesimi, perché dovremmo farlo pagare di più?». La pensa come lui Mario Ruzzoli del Barberry’s di via Roma.

«Non è il momento di chiedere ai consumatori anche questo sacrificio – spiega il barista – io servo un caffè di primissima qualità, ma credo che un euro possa bastare.

Se dovessi sollevare il prezzo per seguire gli altri abbasserei il costo della pasta a 90 centesimi in modo che con due euro i clienti possano continuare a fare colazione».

Davanti all’aumento tra i bevitori di caffè c’è chi storce il naso, ma c’è anche chi come Pasquale Riccio, napoletano trapiantato a Sassari giura che al caffè non rinuncerebbe mai.

«Se è fatto bene lo pago anche 10 euro – spiega al bancone – il problema non sono i 10 centesimi, ma le pensioni da fame con cui dobbiamo vivere».

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