domenica 24 Ottobre 2021

Barbara Todisco: “Oggi sito, social, ecommerce, una strada imprescindibile per le aziende”

Il webinar è stato organizzato nell’ambito del ciclo di incontri on line “A spasso nel caffè”, in collaborazione con la start up b.farm e l’Associazione Caffè Trieste. Durante l’appuntamento Barbara Todisco di Espresso Comunicazione ha parlato del ruolo attuale del marketing e della comunicazione per le piccole e medie imprese e di come restituire correttamente l’immagine della propria azienda nel mercato caffeicolo

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TRIESTE – Quanto è importante la presenza sul web per un’azienda? Quali sono i social da usare e con che frequenza? Sono questi alcuni degli interrogativi ai quali ha risposto Barbara Todisco dell’agenzia Espresso Comunicazione durante il webinar “La definizione di Specialty Coffee e di Fine Robusta”. L’evento si è inserito all’interno di un ciclo di appuntamenti online organizzati dall’Associazione caffè Trieste e dedicati alla condivisione delle esperienze e della professionalità di tutta la filiera del caffè. L’Associazione, che celebra quest’anno il 130°anniversario della sua fondazione, si propone così di posizionarsi nella contemporaneità e trasferire attraverso i mezzi digitali il proprio bagaglio culturale e storico.

A presentare la serata Andrej Godina (coffee expert, specializzato nell’analisi sensoriale del caffè, consulente e addetto specializzato al controllo qualità), coadiuvato da Lorenza Negri, segretaria dell’Associazione caffè Trieste e Massimiliano Marchesi, ingegnere prestato al Mondo della Comunicazione caffeicola, che si è fatto portavoce e interprete dei quesiti più comuni con i quali gli imprenditori si trovano quotidianamente a confronto.

Todisco: “A contare sono sostanzialmente qualità, metodo e costanza”

” La mia esperienza nel mondo caffeicolo è iniziata lavorando in un’azienda di macchine per il caffè espresso professionali che comunica a torrefattori e baristi, cioè professionisti del settore ai quali è fondamentale rivolgersi in modo preciso e corretto. Da una piccola banalità, come la foto di un espresso sovraestratto o un cappuccino con la crema di latte montata male, si rischia di non restituire un’immagine professionale. Spesso non ci si
rende conto di quanto sia importante scegliere correttamente il contenuto visual prima di sottoporlo all’occhio attento degli esperti di settore.

Questo aspetto va di pari passo con la scelta delle parole da utilizzare: prima di scrivere un testo va studiata bene la materia prima, la sua filiera, la sua trasformazione,
per poterla comunicare con i termini adeguati. Ovviamente, quando parliamo sui social, dobbiamo usare uno stile più divulgativo, semplice e leggero ma questo non vuol dire non dare il valore giusto ai nostri contenuti”.

“Se quando si parla ai professionisti la cura negli aspetti comunicativi è fondamentale – ha detto ancora Todisco – quando ci si rivolge alla platea dei consumatori finali esprimersi adeguatamente è un dovere in più. Se da un lato infatti condividiamo contenuti di una cultura già consolidata, dall’altro ci proponiamo di crearne una praticamente da zero.

L’obiettivo deve diventare quello di rendere le persone maggiormente consapevoli della grande complessità della filiera e di trasmettere la grande passione e l’amore che i
torrefattori mettono nel loro lavoro di ogni giorno. Questa attenzione permette, in ultima analisi, di migliorare la percezione qualitativa della bevanda che poi il consumatore vorrà acquistare”.

Come muoversi dunque, in concreto?

“Un consiglio mi sento di darlo: bisogna avere un focus chiaro su ciò che si vuole raccontare della propria realtà. Decidere quali sono i valori che si vuole trasmettere e come comunicare nel modo più efficace la propria identità ai consumatori finali. Delineare quindi fin da subito quali sono le pietre miliari dell’azienda che concettualmente non dovrebbero cambiare nel breve periodo”.

Il panorama italiano è composto perlopiù da piccole realtà che, spesso, trascurano quello che è il loro tratto caratteriale più evidente, senza rendersi conto che questo è ciò che le contraddistingue dalle altre e le rende uniche.

“Per questo avere un punto di vista esterno è sempre di grande aiuto. Quando arrivo in un’azienda riesco a cogliere il suo valore aggiunto e a usarlo come leva in tutte le attività di comunicazione”.

Va da sé che non è facile concorrere con le grandi aziende in un settore estremamente competitivo. Come fare dunque? Risponde Todisco

“Ciò che può fare la differenza è coinvolgere i clienti attraverso il racconto della propria storia partendo dalle origini: spiegare perché si è scelto quel prodotto, da cos’è composta quella miscela… insomma offrire al cliente un personale punto di vista”.

Perfettamente d’accordo Marchesi: “La difficoltà è che, sfortunatamente, il consumatore non è ancora preparato ad ascoltare una storia sul caffè e nemmeno sulle sue origini: nessuno chiede se ciò che compra è qualità Arabica o Robusta perché il mercato non ne parla e quindi il consumatore non ci è abituato. Bisogna creare una cultura del caffè”.

Se il grande pubblico non è ancora consapevole della complessità del mercato, è vero anche che, molto spesso, i torrefattori non sono a conoscenza di tutti gli strumenti di marketing e comunicazione che hanno a disposizione. Muovendosi nella direzione di una strategia a 360° si dimostra di avere una marcia in più, che può portare a risultati notevoli in termini di immagine e di entrate economiche.

“Ciò che bisogna tener presente – ha rimarcato Todisco – è che la comunicazione è fatta di vari aspetti, dagli eventi alle fiere, ma anche di tutti i nuovi mezzi di comunicazione che, ai giorni nostri, non possono essere ignorati. Il sito istituzionale, i social network, l’e-commerce: non si può più prescindere dalla comunicazione digitale. Se finora l’avete fatto, la pandemia vi ha insegnato che ormai è una strada inevitabile!”

Parlando di social network, in molti si chiedono quali siano i più utili per un’azienda e come si possa sfruttarli al meglio in ottica commerciale, con particolare riferimento a post e storie su Instagram e Facebook.

“Sono due cose diverse: su Facebook i post hanno ancora una visibilità maggiore mentre le storie, soprattutto quelle dei profili aziendali, non hanno un grande peso. Per quanto riguarda Instagram, la dinamica si rovescia e le storie sono i contenuti che vengono visualizzati di più”.

Il consiglio rimane quindi “un po’ meno, ma di qualità”

Bisogna rivolgersi al Business To Consumer usando i social principali (Facebook e Instagram), con un’apertura anche verso le novità (come Tik Tok), ed essere disposti a investire su di essi. Nel Business To Business diventa imprescindibile LinkedIn, social rivolto al mondo del lavoro, dove i professionisti hanno a disposizione una valida vetrina con un pubblico già selezionato e interessato agli argomenti trattati.

Ogni volta che un’azienda decide di aprire un profilo social deve essere consapevole dell’impegno e della costanza che ne richiede la gestione. Si tratta di un lavoro a tutti gli effetti che va curato da un professionista. Non ci si può limitare a una pubblicazione di contenuti estemporanei ma occorre pianificare e seguire una strategia di comunicazione ben delineata. Solo in questo modo un’azienda può trovare nei social uno strumento efficace con cui presentarsi (e vendere!) online.

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