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Dal Bar Vanni, storico locale romano: «Il decreto Cura Italia è solo un palliativo» 

Il decreto Cura Italia vuole esser un sostegno a tutti gli attori dell'economia italiana più colpiti dalla forzata chiusura anti contagio: ma non sono misure adeguate rispetto alla profonda crisi che colpisce e colpirà i pubblici esercizi. La parola a uno dei protagonisti di questo disagio

bar vanni roma
I gestori dei locali, come quello storico romano, cosa pensano del decreto Cura Italia?

ROMA – Nel quartiere di Prati, uno dei locali storici della Capitale, il Bar Vanni. Anche questo con le serrande abbassate nel rispetto delle norme dettate dal Governo. Le misure restrittive non si discutono. Legittimo invece criticare i provvedimenti varati dal governo a sostegno degli imprenditori.  In particolare il decreto Cura Italia, che non appare sufficiente ad alleviare i problemi di chi – già prima del virus – si sacrificava comprimendo gli utili per “portare avanti la baracca”.

Lorenzo Vanni è l’attuale gestore del Bar: una piccola attività familiare che esiste dal 1929  ed è oggi arrivata alla terza generazione.

Il suo è un punto di vista (e il suo stato d’animo) sono certamente condivisi da tanti proprietari di caffetterie e ristoranti paralizzati dalla limitazione del contagio. Lo riportiamo da  roma24h.com.

Bar Vanni: il salvataggio previsto dal Governo non è sufficiente

“Sono giorni surreali quelli che stiamo vivendo, penso che ci sia bisogno di un serio cambiamento di vedute e non soltanto a livello governativo”.

Lorenzo, erede della tradizione Vanni cominciata da nonno Giuseppe, è il titolare dello storico caffè in via Col di Lana. Le saracinesche, come per tutti i colleghi, sono abbassate dall’11 marzo, da quando palazzo Chigi ha deciso di chiudere tutte le “attività non essenziali” al fine di contenere il diffondersi del Coronavirus.

Per il marchio Vanni è la prima volta in 53 anni

Dopo la serrata generale, per ora calendarizzata fino al 3 aprile ma suscettibile di proroghe, c’è il rischio che molte attività non possano riprendere. Nei libri mastro le uscite sono molteplici (dipendenti, accise, fornitori,; affitti, bollette e altro) mentre le entrate ridotte a zero.

Il decreto “Cura Italia” rinvia di qualche mese gli assegni da onorare, ma dopo? “Il decreto è soltanto un palliativo – continua Vanni. – Sostanzialmente le imprese si troveranno presto a far fronte alla situazione odierna ma anche a quella futura. Sospendere le tasse è un obbrobrio. Domani, quando l’emergenza sarà finita, non ci saranno soldi per ripianare il pregresso”.

La pandemia di Covid-19, secondo l’imprenditore del Bar Vanni, rischia anche di avere ripercussioni sociali che si ripercuoteranno nell’economia:

“Dopo un certo periodo la gente si abitua a uno stile di vita diverso, c’è la possibilità che certe abitudini non tornino più”.

Infine, Vanni spiega perché ha deciso di congelare del tutto l’attività, senza affidarsi a servizi da asporto che potrebbero portare i suoi prodotti nelle case: “Chi mi garantisce che chi gestisce il trasporto e chi lo effettua non sia contagiato? Preferisco a questo punto non rischiare”.