Home Bar Caffetteria Il bar di Ghe...

Il bar di Gheddafi e il salotto di Roma tra archistar, politici e scrittori

Uomo di mondo, il leader libico scelse il bar simbolo del centro: un irripetibile crocevia tra Montecitorio, palazzo Chigi, l’asse Condotti-Frattina-piazza di Spagna e piazza del Popolo

bar ciampini roma

MILANO – Un locale una storia. Così la penna felice di Paolo Conti del Corriere della Sera ha ritratto lo storico Bar Ciampini di Roma, al centro di un brutto fatto di cronaca nei giorni scorsi. Un articolo da non perdere.

ROMA – Lunedì 16 novembre 2009, sembra un secolo fa ma sono passati poco meno di sette anni. Muhammar Gheddafi è ancora il padrone incontrastato della Libia. Arriva a Roma in visita ufficiale con un seguito sterminato di dignitari, corpo di sicurezza personale di sole soldatesse, auto blindate bianche. Roma si paralizza.

Tra un incontro e l’altro, Gheddafi decide di passeggiare per il centro e concedersi un caffè. Anzi, <il> caffè per eccellenza. Sceglie il bar simbolo del centro storico, Ciampini a san Lorenzo in Lucina. Gheddafi è uomo di mondo, sa come muoversi. La voce si sparge, centinaia di romani corrono a non perdersi lo show. Applausi, foto, profumo tardivo di Dolce Vita

San Lorenzo in Lucina, tappa obbligata per chiunque lavori in centro, frequenti i Palazzi della politica, o appartenga a una certa high society abituata ai migliori bar d’Europa, oppure viva ancora nella città vecchia, magari in uno dei preziosi palazzi barocchi romani.

No, non è la più bella piazza di Roma. Fino agli anni Ottanta era avvilita a mega parking di Montecitorio. La pedonalizzazione l’ha magicamente trasformata in un irripetibile crocevia tra Montecitorio, palazzo Chigi, l’asse Condotti-Frattina-piazza di Spagna e piazza del Popolo.

Una specie di ombelico di Roma, riparato dal traffico, privo di fontane del Bernini o di facciate del Borromini ma dove si distende (al sole d’estate, in inverno grazie ai caloriferi) il più elegante salotto all’aperto di Roma. Non ci sono i pittori né le carovane di turisti di piazza Navona, manca il caos di piazza del Popolo, nemmeno l’ombra delle orde umane di piazza di Spagna.

Infatti qui hanno alzato la saracinesca alcune tra le griffe più esclusive dell’Occidente, inutile mettersi ad elencarle: San Lorenzo in Lucina detiene il record della massima concentrazione di brand planetari rispetto a uno spazio urbano. Una place Vandome in miniatura, per un pubblico ricco ed esclusivo, l’area shopping più cara di Roma.

Naturalmente c’è la Basilica di san Lorenzo in Lucina, teatro dei più esclusivi matrimoni e funerali celebrati a Roma, tra casati principeschi e alta finanza. In più c’è il comando provinciale dei carabinieri di Roma. E poi, la politica: il misterioso studio di Giulio Andreotti ebbe qui sede per decenni, con gran traffico di notabili Dc e di enigmatici potenti che approdavano in auto protette dai vetri oscurati.

Ora lavora qui Giulia Bongiorno. Per tre anni, dal marzo 2013 al febbraio scorso, su palazzo Almagià sventolavano le bandiere della sede di Forza Italia.

Ma tutta la Prima Repubblica (in particolare l’area Dc-Psi) anche dopo il suo crollo stabilì a San Lorenzo in Lucina un quartier generale-ombra per riunioni-lampo di microcorrenti, per scambi di opinioni e di carte, per significativi abbracci. Non c’erano ancora le insidie della Rete né esisteva il pericolo di finire rilanciati in tempo reale e immortalati in una foto scattata a tradimento.

Il vero splendore di piazza san Lorenzo in Lucina è davvero tutto qui. Nella possibilità di fermarsi a chiacchierare con l’archistar, col grande industriale del Nord, con la principessa romana, con l’ex ministro ancora potente o quello in carica, col regista, l’attrice o lo scrittore.

Sorrisi, discrezione, gelati, happy hour, spaghetti al dente nella pausa pranzo. Il brutto incidente, e la morte del dipendente di Ciampini, ha oscurato un set che sembrava immune da tragedie.

Paolo Conti