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Antonio Quarta: «Candidatura Unesco? L’espresso unisce tutta l’Italia, come la nostra lingua»

Il torrefattore: "l’espresso, un po’ come la televisione, ha creato il Paese. Ed è come la lingua italiana, che ci mette tutti insieme senza Nord e senza Sud, anche se poi è bello ascoltare anche i singoli dialetti, dare spazio alle singole tradizioni regionali, ai riti di ogni comunità locale: quello napoletano come quello salentino"

Quarta antonio quarta caffè
Antonio Quarta patron della Quarta Caffè di Lecce

LECCE – Parliamo ancora di espresso italiano, quello autenticamente legato alla cultura del made in Italy. Lo facciamo attraverso un’interessante riflessione che arriva dal torrefattore pugliese Antonio Quarta, grande sostenitore della bevanda tricolore, che unisce e non divide il nord dal sud.

Antonio Quarta: l’espresso è italiano

Che piacere, quel momento in cui, quando sei in una qualunque parte del mondo, ti accorgi di quell’insegna benedetta, “espresso italiano”: aumenta immediatamente la produzione di serotonina, “ormone della felicità” ; non ci aiuta a produrla dal punto di vista biochimico l’espresso, ma dal punto di vista meramente concettuale sì: perché leggi “espresso” e ti si scatena immediatamente la voglia di famiglia, di casa, di Italia.

Italia, sì. Perché l’espresso è davvero un rimando automatico a tutto ciò che è italiano, nel mondo. Te ne rendi conto ovunque tu vada: “Espresso? Ah, tu Italia!”. Sono stato protagonista tante volte, nei miei viaggi all’estero, di questo siparietto rivelatore della mia italica identità. E sollecitatore del mio orgoglio patriottico come la Nazionale, gli spaghetti, la pizza, il gelato, l’opera, la moda italiana: alcune tra le cose migliori che il nostro Paese abbia mai espresso, e sì che l’Italia, grazie a Dio, non è seconda a nessuno, quanto a primati, nel mondo.

L’espresso, insomma, è a mio vedere una di quelle cose che fanno pensare in automatico all’Italia ed è stato forse uno di quegli elementi che negli ultimi cinquant’anni hanno contribuito anche a fare il nostro Paese, proprio per le ragioni cui ho accennato poc’anzi. E perché nulla, come un espresso, riesce a facilitare, in termini di gusto e di aroma, una caratteristica tutta italiana: la voglia di stare insieme, di condividere, di socializzare, altra “scienza” in cui l’Italia primeggia nel mondo. “Scienza” che speriamo di poter riprendere a praticare tra l’altro quanto prima, non appena questo momento tragico della storia planetaria sarà stato archiviato.

Due o più amici, un tavolino, un espresso: vi viene in mente un’altra immagine, quando pensate all’amicizia? A me sinceramente no

L’amicizia, e poi l’Italia: l’Italia, non una parte di essa. Perché l’espresso, un po’ come la televisione, ha creato il Paese. Ed è come la lingua italiana, che ci mette tutti insieme senza Nord e senza Sud, anche se poi è bello ascoltare anche i singoli dialetti, dare spazio alle singole tradizioni regionali, ai riti di ogni comunità locale: quello napoletano come quello salentino – il caffè in ghiaccio che si gusta nella mia terra, per esempio, non è meno accattivante di quello della cuccuma a Napoli – quella veneta come quella piemontese, siciliana, romana e via dicendo.

E allora, vivaddio, consideriamo il rito dell’espresso italiano per quello che è: un piacere tutto italiano, tricolore, non di una parte del Paese.

Cerchiamo di perorare le ragioni di un’unità decisamente nazionale, non quelle della divisione e del campanile, elemento che ci danneggia storicamente ogni volta che ci sono da difendere interessi italiani nel mondo.

Ritroviamo le ragioni dello stare insieme: magari davanti a una bella tazzina di caffè al bar. E cerchiamo di non perdere in nome di uno dei nostri difetti peggiori , l’individualismo, la possibilità per il nostro rito dell’espresso italiano di ottenere il riconoscimento Unesco come patrimonio culturale immateriale.

Credo che i nostri figli non ce lo perdonerebbero mai.

Antonio Quarta
Amministratore Unico
Quarta Caffè S.p.A.
Lecce