sabato 02 Marzo 2024
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Antonio Quarta, l’allarme: “La liberalizzazione delle licenze dei bar ha reso il settore ingestibile”

L'imprenditore leccese: “A cosa sarebbe servito l’ennesimo bar in una zona in cui i bar già abbondano – e fanno fatica a tirare avanti – insieme a ristoranti, pub e ogni altro genere di locale? E che senso avrebbe avuto spendere tanti soldi dei contribuenti per recuperare un manufatto, da dare poi in gestione a un privato, il cui canone non avrebbe mai potuto compensare le spese sostenute dal Comune per il recupero? Quella zona di Lecce, “grazie" alle normative vigenti sulla liberalizzazione che hanno reso il settore ingestibile – perché il commercio senza regole non è un commercio sano – è già zeppa di locali. In queste condizioni si crea una condizione di cannibalismo sfrenato per cui chi apre non aggiunge nulla all’economia locale, ma sottrae risorse agli altri”

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Dalla Corte
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L’imprenditore leccese del caffè Antonio Quarta ben noto a tutto il settore per la sua attività di torrefattore e soprattutto per il suo impegno nella diffusione della cultura attorno alla bevanda, è intervenuto in merito alla vicenda che ha coinvolto un distributore di carburante Agip dismesso nel comune di Lecce.

Per un precedente bando del Comune sarebbe dovuto diventare una caffetteria ma la giunta municipale ha deciso invece di destinare ad un chiosco per le informazioni turistica rivolto a chi visita la città gioiello del Barocco.

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Quarta ha colto l’occasione per riflettere il fenomeno dell’affollamento dei locali che è un problema in gran parte d’Italia e che rende difficile la gestione di tanti bar.

Leggiamo di seguito la sua opinione nella notizia pubblicata dal Corriere Salentino.

Repa

Antonio Quarta sulla trasformazione in bar dell’ex distributore di carburante dell’Agip

LECCE – Ex Stazione Agip all’ingresso di via Taranto, “sono contento che il sindaco Carlo Salvemini abbia una volta per tutte sgombrato il campo da voci e illazioni: la struttura non diventerà un bar, per fortuna, bensì un info-point turistico. Cui proporrei di aggiungere anche un punto di informazione ambientale dotato di impianto di ricarica veloce per auto elettriche, all’insegna della transizione ecologica.

E magari di una navetta elettrica, nel fine settimana anche notturna, per aiutare i locali della movida del centro storico, sempre più isolati a causa della pedonalizzazione crescente dello stesso”.

“A cosa sarebbe servito l’ennesimo bar in una zona in cui i bar già abbondano – e fanno fatica a tirare avanti – insieme a ristoranti, pub e ogni altro genere di locale? E che senso avrebbe avuto spendere tanti soldi dei contribuenti per recuperare un manufatto, da dare poi in gestione a un privato, il cui canone non avrebbe mai potuto compensare le spese sostenute dal Comune per il recupero? Quella zona di Lecce, “grazie” alle normative vigenti sulla liberalizzazione che hanno reso il settore ingestibile – perché il commercio senza regole non è un commercio sano – è già zeppa di locali. In queste condizioni”, spiega ancora l’imprenditore, “si crea una condizione di cannibalismo sfrenato per cui chi apre non aggiunge nulla all’economia locale, ma sottrae risorse agli altri”. 

Il mercato, infatti, funziona così: “Quando per una crisi economica e demografica la domanda continua a diminuire, non si può continuare ad aumentare l’offerta a oltranza, perché le leggi dell’economia sono queste e vanno rispettate, altrimenti si creano solo disastri. E d’altronde, in un momento in cui si lancia un grido d’allarme per lo spopolamento crescente della Puglia, ormai scesa sotto i 4 milioni di abitanti – l’unica consolazione al riguardo è che sotto questa cifra dovremo mantenere dieci consiglieri regionali in meno – che senso ha continuare ad aprire attività che si fanno la guerra l’una con l’altra?”.

Discorso che vale anche per i centri commerciali e i supermercati, aggiunge Quarta, spesso collocati a poche decine di metri l’uno dall’altro. “Mi sento quindi di chiedere al Comune di Lecce una moratoria al riguardo, e alle associazioni di categoria degli esercizi pubblici un momento di riflessione collettiva su questo problema, che è generale.”

Quarta continua: “Perché le “rivoluzioni” dei piani traffico attuate ogni volta a danno dei commercianti – e penso anche all’idea di chiudere totalmente al traffico il centro storico – non fanno altro che favorire sempre e comunque i centri commerciali stessi. Dove esistono parcheggi ampi e comodi e non circolano vigili urbani che vessano gli automobilisti disperati alla ricerca di un buco in cui lasciare la macchina”.

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