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Quarta: “Invito il Comitato a non mollare”

Conclude Antonio Quarta: "Sono altresì convinto che il rito dell’espresso italiano nel mondo ha già un suo riconoscimento di fatto, grazie alla professionalità e al lavoro di tante torrefazioni esportatrici che hanno nel tempo, lavorato con serietà, ma senza dubbio sono convinto che il riconoscimento dell’Unesco sarà un valore aggiunto e sicuramente nella prossima presentazione della candidatura «nessuno remerà contro»."

Antonio Quarta Presidente e amministratore delegato della Quarta Caffè di Lecce
Antonio Quarta Presidente e amministratore delegato della Quarta Caffè di Lecce

LECCE – Chi parla con la voce rotta, per una volta, dalla delusione, è Antonio Quarta. Non tanto nel ruolo di presidente e amministratore unico della Quarta Caffè di Lecce, ma in quanto ultimo ad aver commentato l’auspicato riconoscimento del rito (arte) del caffè espresso italiano tradizionale da parte dell’Unesco. Ne sarebbero seguiti altri dopo di lui a cominciare da Essse Caffè, ma è arrivata la notizia della decisione di rinvio alla candidatura per l’anno 2023 auspicando di addivenire ad una candidatura unica insieme al “La Cultura del caffè napoletano tra rito e socialità”

Antonio Quarta è stato l’ultimo e ora il primo, a commentare

“Quando ho saputo che la candidatura del rito del caffè espresso italiano tradizionale, purtroppo, è stata rinviata, mi è venuto da chiedere subito: come? Da chi? Perché?”

“Purtroppo dopo l’entusiasmo e la gioia di poche ore fa, ora stiamo assaporando un’amara realtà. A caldo, per me, è difficile commentare: ci auguravamo che la candidatura sarebbe andata a buon fine quest’anno ma la contemporanea candidatura del “La Cultura del caffè napoletano tra rito e socialità” ha messo il Comitato giustamente in difficoltà.”

“A mio sincero parere sono dell’avviso che dopo oltre cinque secoli di vita e di storia economico sociale, il rito dell’espresso italiano, si meriterebbe “per usucapione universale “ il riconoscimento dell’Unesco “ad honorem”, senza attraversare le burrasche degli iter burocratici , ma mi rendo conto che la mia non può essere altro che una battuta ed anche un po’ una provocazione.”

“Comunque con il retrogusto dell’amarezza mi rendo conto che dobbiamo accettare questa realtà, quindi invito il presidente Conte Giorgio Caballini di Sassoferrato a rimanere ben saldo al timone continuando la rotta prima intrapresa, e a tutto il Comitato del Consorzio di tutela del caffè espresso tradizionale, di continuare l’impegno profuso. Ai nostri cari colleghi campani, raccomando di formare un equipaggio unico perché il caffè espresso italiano ci deve unire e l’unione farà sicuramente la forza. Siamo proprio noi meridionali a dover dimostrare che l’Italia è unica e indivisibile.”

Conclude Antonio Quarta: “Sono altresì convinto che il rito dell’espresso italiano nel mondo ha già un suo riconoscimento di fatto, grazie alla professionalità e al lavoro di tante torrefazioni esportatrici che hanno nel tempo, lavorato con serietà, ma senza dubbio sono convinto che il riconoscimento dell’Unesco sarà un valore aggiunto e sicuramente nella prossima presentazione della candidatura «nessuno remerà contro».”