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Algida: il centro ricerche di Caivano chiude e va a Londra

Gioielli industriali in fuga: 39 lavoratori, tra laureati e tecnici, tutti licenziati

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NAPOLI – Eccellenze campane addio: centri di ricerca che prendono la strada di un’Inghilterra ormai fuori dall’Ue, lasciando in terra partenopea una triste “eredità” di laureati senza più soldi né posto di lavoro.

Accade nella grande fabbrica di gelati, all’Algida di Caivano, culla del mitico “Cornetto”, inventato 58 anni fa proprio a Napoli, nonché laboratorio degli altrettanto mitici “Magnum” e “Cucciolone”.

Qui, il 6 ottobre scorso, la Unilever, multinazionale anglo-olandese proprietaria dell’impianto, ha annunciato ai sindacati la chiusura del centro ricerca e sviluppo, vale a dire del cervello della produzione, del luogo in cui si inventano i gelati e le loro confezioni.

CARTE DOZIO
FRANKE

In questo centro, dagli anni Ottanta, si sviluppa il cornetto nelle sue varie versioni, dopo che la Unilever, nel 1976, ne acquistò il brevetto dal gelataio napoletano Spica. Ora però questo patrimonio di conoscenze tutto made in Naples sta per sparire.

Dovrà essere trasferito nella cittadina inglese di Colworth, dove c’è un impianto della multinazionale. I 39 tra chimici, biologi, nutrizionisti, designer e pubblicitari che lavorano nel centro ricerca dello stabilimento di Caivano dovranno essere tutti licenziati.

Già, il personale del reparto strategico dovrà essere spazzato via, dirigenti, tecnici specializzati, operai. E nella procedura di mobilità, cioè di licenziamento collettivo, l’azienda non dà spazio alle speranze. Spiega che per motivi organizzativi bisogna concentrare l’attività di ricerca e sviluppo dell’ice cream nell’impianto di Colworth anche perché la fabbrica di Caivano “non è vicina – è la spiegazione contenuta nel documento – alle unità marketing di Rotterdam e di Londra”.

“Il potenziamento e consolidamento” della sede britannica è quindi il motivo per cui deve chiudere quella napoletana, da sempre la più importante e ricca di conoscenze del comparto gelati di Unilever, l’unica di questo tipo in tutta Italia.

Ma non è finita. L’azienda ha anche annunciato che la fabbrica di Caivano, che conta circa 800 dipendenti e che con il suo indotto conta fino a oltre 1000 addetti, entro l’anno in corso dovrà sospendere le produzioni per un mese e mezzo.

Il prossimo stop è previsto dal 24 ottobre al 5 novembre. Il secondo dal 28 novembre al 31 dicembre. I dipendenti saranno posti in ferie e permessi forzati. Ciò capita dopo un altro blocco delle produzioni imposto dal 28 settembre al primo ottobre a causa di quantitativi di prodotto rimasto invenduto durante l’estate.

Questa crisi nel mondo Algida italiano segue di un anno esatto quella esplosa sempre nella fabbrica di Caivano nel settembre dello scorso anno. In quell’occasione la Unilever ha aperto una procedura di licenziamento per 150 dipendenti. Procedura poi revocata con un accordo sindacale attraverso cui per far fronte agli esuberi sono stati introdotti i contratti di solidarietà.

Ora però ci risiamo. E stavolta le organizzazioni dei lavoratori dovranno fronteggiare una decisione forse più grave, una scelta che segnerà l’arretramento del tessuto produttivo napoletano sul fronte strategico della ricerca.

Intanto ieri pomeriggio è stato dato il via al primo confronto tra sindacati e azienda su questa delicata vertenza, in fabbrica. Tecnicamente è stato un esame congiunto. Ce ne potranno essere altri fino al 20 novembre. Se non sarà raggiunto un accordo si proseguirà per altri 30 giorni all’Ormel, l’ufficio regionale del Lavoro.

“Lo scippo dell’Algida”

C’è dunque tempo fino al 19 dicembre per scongiurare questo che dalle nostre parti negli ambienti di settore già definiscono “lo scippo dell’Algida”. Nel centro di ricerca e sviluppo della fabbrica di Caivano tecnici laureati sviluppano e testano i prodotti e le confezioni mentre nell’impianto pilota si effettuano test di piccola scala e la preparazione delle confezioni.