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Caffè, cioccolato e tè danno la spinta vincente all’export del made in Italy che è al top

New York espresso chicchi torrefatto export
Espresso e torrefatto, simboli dell'export italiano nel mondo

MILANO – L’ agroalimentare “made in Italy” nel mondo vale 41 miliardi di euro all’anno e cresce del +1,4%. Ma per sapere dove va e da dove parte l’export, quali sono i maggiori mercati di sbocco e i prodotti più apprezzati arriva la mappa: “L’agroalimentare italiano nel mondo”. Realizzata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Coldiretti Lombardia. Con Promos Italia sui settori dell’agricoltura, della pesca, dell’allevamento; dell’industria alimentare e delle bevande. Esclusi silvicoltura e tabacco.

La mappa, disponibile in italiano e inglese, è scaricabile su internet. Una mappa che arriva nei giorni di “Milano food city”. La settimana dedicata al cibo e alla cultura della sana alimentazione, dal 3 al 9 maggio.

Agroalimentare italiano nel mondo: Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito i maggiori mercati per l’export

Prima dunque la Germania (+1,6%) seguita da Francia (+4,3%), Stati Uniti (+4%) e Regno Unito (+1,6%). Tra le prime 20 in crescita anche Polonia (+6,3%), Svezia e Australia (+3,8%). Aumenti più contenuti invece per Giappone e Russia. Infine, rallenta la Cina. E se la Germania e la Francia sono i primi acquirenti per  quasi tutti i prodotti, gli Stati Uniti eccellono per vini (+4%). Così come per le acque minerali (+7,4%) e oli. Mentre la Spagna per pesce fresco, le Filippine (+36,4%) e la Grecia (+7,1%) per alimenti per animali; il Regno Unito per animali vivi e loro prodotti (+33,1%).

Il Regno Unito al secondo posto per frutta e ortaggi lavorati e conservati e per gelati; l’Austria al terzo per cereali e riso. In forte crescita per vini la Polonia (+23,3%) e l’Australia (+18,5%). Ma anche la Francia (+10,1%). E l’Indonesia per alimenti per animali (+100,7%), la Cina per cioccolato, caffè e spezie (+21,7%). Poi il Canada per formaggi (+27,2%) e la Russia per la pasta (+43,5%). E ancora la Spagna per frutta (+22,5%) e granaglie (+13,6%); la Croazia per oli (+35,2%), la Slovenia e il Vietnam per
carni (+17% circa); l’Ungheria per pesci lavorati e conservati (+44,1%). Infine, il Portogallo per i prodotti di acquacultura (+209%).

Le elaborazioni della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi

Insieme a Coldiretti Lombardia e Promos Italia su dati Istat, anni 2018 e 2017.

Quali sono i prodotti “made in Italy” più esportati? Caffè, cioccolato e tè; spezie e piatti pronti con 7 miliardi di euro (+3,6%). Seguiti poi dai vini con 6,2 miliardi (+3,3%); vengono poi pane, pasta e farinacei. Con 3,9 miliardi di euro (+2,5%) ma anche 3,5 miliardi (+4,2%). Superano i 3 miliardi di euro anche frutta (+2,4%), prodotti lattiero-caseari (+3,2%); carni e prodotti non lavorati da colture permanenti (tra cui uva, agrumi).

Gli aumenti più consistenti si registrano per pane e prodotti di pasticceria

Con 1,2 miliardi (+72%), prodotti per animali (+10,5%) e gelati (+7,4%). I maggiori esportatori italiani? Cuneo e Verona con 3 miliardi di euro. Al terzo posto sale Milano con 1,6 miliardi, +4,4%. Vengono poi Parma 4°; Bolzano 5°, Salerno 6° e Modena 7°.

Tra le prime venti posizioni la maggiore crescita a Cuneo (+11%), Ravenna (+8,1%) e Treviso (+6,2%). Lombardia con 6,4 miliardi di export rappresenta circa un sesto del totale italiano. Oltre a Milano, 3° in Italia, tra le prime 20 ci sono anche Bergamo 12°. Con 880 milioni circa (+5,9%) e Mantova 19° con 661 milioni.

A crescere di più sono però Lodi (+7,1%) e Como (+6,2%)

Como leader italiana in pesci, crostacei lavorati e conservati (con 155 milioni, +8,9%); Brescia 8° e Milano 17°, Lodi prima per prodotti lattierocaseari. Dove rappresenta un decimo del totale nazionale, +9,4% con Mantova 5°; Cremona 6°, Brescia 8°,
Bergamo 9° e Milano 14°. Pavia eccelle invece per granaglie, amidi e prodotti amidacei. (17% nazionale, +4,3%). Infine, Milano è prima per prodotti da forno e terza per cioccolata, caffè e spezie.