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Addio ai voucher, arriva il lavoro breve e intermittente liberalizzato

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ROMA – Addio definitivo ai voucher. Ieri il Senato ha infatti approvato in via definitiva il decreto legge che elimina i buoni lavoro, nel testo senza modifiche licenziato dalla Camera (con 140 voti a favore e 49 contrari).

Essendo l’intervento legislativo perfettamente corrispondente a quanto richiesto nel referendum (anche sul fronte del ristabilimento della responsabilità solidale negli appalti), lo stesso dovrebbe essere quindi disinnescato.

Questo, quanto affermato dalla stessa leader della Cgil, Susanna Camusso, dal presidio al Pantheon dopo l’ok alla legge sui voucher. Ovviamente, ha aggiunto il segretario generale, “l’ultima parola – spetterà – alla Corte di Cassazione”.

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Rimane ora il “vuoto” da colmare dopo l’abrogazione delle norme del Jobs Act e a tal fine le proposte sono diverse.

Proprio ieri, a margine dell’approvazione della legge che ha depennato dall’ordinamento i buoni lavoro, in un veloce “punto stampa”, è stato presentato il disegno di legge di regolazione del lavoro breve, che vede come primo firmatario il presidente della Commissione lavoro del Senato, Maurizio Sacconi.

Il testo, elaborato insieme a Berger (Svp) e Serafini (FI), offre “una proposta sostitutiva dei buoni prepagati in modo da favorire una agevole regolarizzazione di tutti gli spezzoni lavorativi” ha affermato lo stesso ex ministro, definendo “con certezza il lavoro breve e – sottoponendolo – a modalità di gestione semplici e convenienti”.

I punti chiave del Ddl Sacconi: lavoro breve e intermittente

Il ddl “trasversale” recante “Disposizioni in materia di lavoro breve, di lavoro intermittente e di responsabilità solidale tra committente e appaltatore”, mira a colmare il vuoto lasciato dall’abrogazione dei voucher con una “strumentazione analogamente semplice e conveniente ai fini della regolarizzazione degli spezzoni lavorativi altrimenti condannati alla sommersione”

Due i pilastri su cui sia fonda la regolarizzazione delle prestazioni occasionali: il lavoro breve e quello intermittente ‘liberalizzato’.

Lavoro breve: adempimenti e costi

Il primo è definito da una disciplina speciale che prevede l’iscrizione e comunicazione telematica un’ora prima sulla piattaforma Inps, l’assenza di qualificazione specifica della prestazione e il contestuale accreditamento in misura ridotta dei contributi, oltre al pagamento “diretto e tracciabile” del compenso.

Rientrano nel lavoro breve tutte le prestazioni per un singolo committente che danno luogo a compensi non superiori a 900 euro annui. Se il lavoratore beneficia di altri sussidi non può comunque superare la soglia di 2mila euro, altrimenti scatta il rapporto di lavoro strutturato con i conseguenti oneri.

I contributi previdenziali e lavorativi verrebbero versati contestualmente alla comunicazione dei dati del lavoratore, del luogo, giorno e ora della prestazione. Il valore orario della stessa è fissato in 10 euro, mentre i contributi a Inps e Inail rispettivamente nel 13% e 7% (che scende al 4% per il nucleo familiare).

Lavoro intermittente liberalizzato

Quanto al lavoro intermittente, più conveniente per i lavori saltuari ma ricorrenti con i medesimi prestatori, il ddl mira a semplificare, sottraendo i relativi contratti ai vincoli della contrattazione collettiva e ad eliminare quelli relativi alle fasce di età dei prestatori e dei settori indicati dal r.d. del 1923.

Le altre proposte: il rapporto subordinato occasionale e i buoni famiglia

Il ddl Sacconi sarà posto come base di discussione. Ma le ipotesi al vaglio per sostituire i voucher sono diverse.

Per quel che concerne il lavoro occasionale per le famiglie anche la Cgil ha una soluzione pronta e la stessa si troverebbe nella Carta dei diritti universali presentata alla Camera (che sta per essere discussa dalla Commissione lavoro) la quale prevede “un rapporto subordinato occasionale”, con cui gestire le necessità delle famiglie.

Altra proposta di legge presentata nei giorni scorsi da Ap, è quella recante “Ampliamento delle possibilità di utilizzo del lavoro intermittente, introduzione degli istituti del lavoro a orario ridotto e del lavoro occasionale”.

La pdl si poggia su tre capisaldi: – l’introduzione dei buoni famiglia orari da 12 euro, esenti da Irpef (ma con Inail al 7% e Inps al 12%), da usare per i lavori occasionali presso le famiglie e le associazioni di volontariato, con tetto massimo di 7.500 euro; – il lavoro intermittente a chiamata, con contratti a termine o a tempo indeterminato destinati ai lavori discontinui in tutti i settori economici e senza limiti di età e tetto di utilizzo massimo di 400 giornate lavorative in tre anni; – infine, i mini-contratti, ossia contratti di lavoro a orario ridotto in tempi predeterminati, per un tetto massimo di 70 giorni annui (o di 500 ore lavorative), con un reddito limite di 7.500 euro e un costo orario di 12 euro.

Anche tale prestazione, come i buoni famiglia, sarebbe esente da Irpef, mentre il datore di lavoro dovrebbe versare il 7% all’Inail e il 13% all’Inps.

Marina Crisafi