lunedì 19 Gennaio 2026

Accordo UE-Mercosur e caffè: una svolta commerciale che interroga e sfida l’intera filiera italiana

Dazi in calo e nuovi equilibri competitivi: che cosa può cambiare per l’industria del caffè tra Europa e Sud America

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MILANO – L’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur apre una nuova fase per il mercato del caffè, con effetti potenzialmente rilevanti per la filiera italiana. Al centro del dibattito ci sono la progressiva eliminazione dei dazi sul caffè lavorato e il possibile ridisegno dei flussi produttivi e logistici in Europa.

La graduale eliminazione dei dazi

L’intesa tra UE e Mercosur prevede la graduale eliminazione dei dazi sul caffè trasformato proveniente dai Paesi sudamericani, in particolare Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Il caffè torrefatto e solubile godranno infatti di una riduzione delle aliquote tariffarie, sino allo zero, in 4 anni. Sul solubile gravano al momento dazi al 9%; sul torrefatto al 7,5%.

Il caffè verde, già oggi, entra nel mercato europeo a dazio zero, mentre per il prodotto lavorato non sono previste quote quantitative o limiti una volta completata la fase transitoria.

L’approvazione dell’accordo da parte del Consiglio UE è avvenuta a gennaio 2026, mentre il voto finale del Parlamento europeo rappresenta un passaggio ancora aperto.

I commenti e le reazioni in Brasile sul fronte del caffè

Chi guarda decisamente con favore all’Accordo è Luis Rua, Segretario al commercio e alle relazioni internazionali del Ministero dell’agricoltura del Brasile. Secondo Rua, alcuni segmenti dell’agribusiness brasiliano potrebbero trarre beneficio immediato dall’Accordo: tra questi il caffè solubile e l’uva.

Soddisfatto anche il Direttore generale del Consiglio degli esportatori di caffè del Brasile (Cecafé) Marco Matos, che ha affermato, in una dichiarazione, che la riduzione progressiva della tassazione sui caffè brasiliani sarà fondamentale nel consentire al paese sud americano di accrescere la propria competitività nel mercato europeo.

La concorrenza in Europa può aumentare

La rimozione dei dazi sul caffè lavorato proveniente dal Mercosur potrebbe aumentare la concorrenza sul mercato europeo. Secondo le valutazioni emerse nel settore, una parte della trasformazione oggi localizzata in Europa potrebbe spostarsi verso Paesi con costi regolatori e del lavoro più contenuti.

Per l’industria italiana del caffè, questo scenario viene letto come una possibile criticità ma anche come uno stimolo a rafforzare segmenti a maggiore valore aggiunto, come le produzioni specializzate, i servizi legati all’HoReCa e il posizionamento su qualità e competenze.

Il Brasile potrebbe dunque diventare un serio concorrente dell’industria italiana nel mercato europeo del caffè, in virtù dell’accordo UE – Mercosur?

È importante osservare innanzitutto che il Brasile esporta mediamente, in tutto il mondo, 3,5 milioni di sacchi di caffè trasformato all’anno. Nei primi 11 mesi del 2025 (non disponiamo ancora dei dati relativi al mese di dicembre, ndr.), l’export brasiliano di caffè trasformato è stato pari a 3.465.156 sacchi (su un totale dell’export di caffè in tutte le forme di 36.868.481 sacchi), di cui 3.411.324 sacchi di caffè solubile e appena 53.832 sacchi di torrefatto.

Il solubile costituisce circa il 10% delle esportazioni brasiliane di caffè verso gli Usa. Non a caso, Washington ha revocato i dazi sull’import brasiliano di caffè verde e trasformato, con la sola eccezione proprio del solubile.

E in Europa? Secondo lo European Coffee Report dell’Ecf, il Brasile è stato, nel 2024, il quarto fornitore di solubile dei paesi dell’UE, con una quota del 12,3% e un volume pari a 7.574 tonnellate.

A titolo di raffronto, il Vietnam – massimo fornitore di solubile dell’UE – ha esportato, nello stesso anno, verso i 27 paesi dell’Unione, oltre 16.200 tonnellate. La graduale riduzione dei dazi porterà verosimilmente a un incremento dell’export di solubile brasiliano verso l’UE. Ma l’import di solubile dell’UE è comunque modesto: appena 61.659 tonnellate (poco più di 1 milione di sacchi), sempre nel 2024.

I torrefattori europei (compresi quelli italiano) delocalizzeranno in Brasile le loro produzioni?

E i torrefattori brasiliani cominceranno a esportare verso l’UE diventando dei seri concorrenti dell’industria locale?

Vanno valutate innanzitutto le problematiche logistiche, di conservazione del prodotto durante il trasporto, nonché il rispetto delle norme igienico-sanitarie. La progressiva eliminazione dei dazi, in ragione dell’accordo UE – Mercosur, potrebbe indubbiamente favorire l’entrata nel mercato europeo del torrefatto brasiliano, soprattutto nel caso di caffè monorigine. Non va però dimenticato che buona parte del torrefatto prodotto dall’industria italiana è costituito da miscele di caffè di diverse origini.

E proprio quest’ultimo aspetto potrebbe rendere tecnicamente arduo riprodurre in Brasile le miscele prodotte in Italia, dal momento che uno stabilimento operante in Brasile può utilizzare, in linea di massima, solo caffè di produzione brasiliana.

L’importazione di caffè verde in Brasile, ai fini della trasformazione e successiva riesportazione, è infatti teoricamente ammessa dalla legge, ma è in realtà difficilmente attuabile, anche perché fortemente osteggiata dalle lobby dei produttori.

E ricreare i profili aromatici delle miscele tipiche italiane con solo caffè del Brasile (per quanto vasta e differenziata sia la produzione di questo paese) non sarebbe un’impresa facile.

La posizione centrale delle torrefazioni italiane

L’Italia occupa una posizione centrale nella trasformazione del caffè in Europa, con un valore complessivo dell’export che supera i due miliardi di euro e una forte specializzazione nelle fasi di torrefazione e confezionamento. Questo ruolo si è consolidato anche grazie a una rete logistica che fa capo a diversi porti nazionali e a una lunga tradizione industriale.
Parallelamente, il mercato globale del caffè attraversa una fase di tensione sul fronte dell’offerta. Le scorte europee risultano in forte riduzione rispetto agli anni precedenti, mentre negli ultimi quattro anni si è accumulato un deficit produttivo significativo a livello mondiale. In questo scenario, le condizioni di accesso ai mercati assumono un peso crescente.

Ecco che cosa può succedere

L’impatto effettivo dell’accordo dipenderà sia dai tempi di ratifica sia dalle strategie adottate dagli operatori. Nel breve periodo, il settore resta in attesa di certezze normative; nel medio termine, la capacità di differenziarsi potrebbe diventare un fattore decisivo per mantenere il ruolo dell’Italia nella cultura e nell’economia del caffè europeo.

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