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Zona gialla senza caffè al bancone: a Roma, incassi ridotti sino al 70%

«Se calcoliamo quanti caffè si bevevano a Roma, oggi siamo a nemmeno la metà, con punte al 70% di perdita del fatturato nel centro storico», ricorda il presidente della Fipe Confcommercio Sergio Paolantoni

Coronavirus roma zona gialla
A Roma i bar soffrono la regola del caffè al bancone

ROMA – Con le regole da zona gialla, i bar hanno potuto riaprire ma a condizioni molto limitate: tra queste, oltre alla questione del coprifuoco fissato troppo presto, c’è anche quella del caffè al bancone vietato. Un’abitudine che non fa sentire la sua mancanza solo in termini sentimentali, ma anche dal punto di vista economico: gli incassi ne risentono parecchio, sino al 70% in meno quando si parla del centro di Roma. Ecco cosa sta succedendo per esempio nella Capitale, dall’articolo su roma.corriere.it.

Zona gialla senza caffè al bancone: i contro di questa misura

Nella città in cui prima della pandemia si prendevano un milione e 200 mila di caffè al giorno (con ricavi annui per un miliardo e 200 milioni), l’impossibilità di bere al bancone la tazzina ha letteralmente distrutto i consumi: i ricavi dei bar sono calati del 35%, con punte che in alcune zone arrivano al 60% e al 70%.

Ne sa qualcosa il titolare di un bar storico come «Sant’Eustachio», Raimondo Ricci: «Lo dice la parola stessa, l’ “espresso”, inventato qui da noi nel 1905, è qualcosa che va gustato con grande rapidità, quindi al bancone. Questa regola ci sta limitando moltissimo: il prodotto costa un euro, se non se ne fanno centinaia al giorno non vi è alcun guadagno. E anche la tazzina di cartone o di plastica costa, quindi l’incasso si riduce ulteriormente». Per di più si perde tempo con l’attesa all’esterno e per questo i romani, secondo i titolari dei seimila bar cittadini, stanno rinunciando alla più classica delle abitudini, con gravi conseguenze economiche per i bar.

Ne sa qualcosa Luciano Piastra di «Lillo» in via dei Genovesi, che all’esterno può sì e no appoggiare una sedia (nessun tavolo): «Nella mia strada ci sono altri cinque bar – dice -, se non posso usare il bancone che faccio? Le mie perdite oggi sono al 70%. E i clienti quando servo il caffè mi chiedono: “Ancora il cartone?”». La velocità è l’essenza del servizio anche per Fabio Goffredo del «Caffè del Quirinale», in via XXIV Maggio: «Sono prodotti “mordi e fuggi”, tanto è vero che molti clienti consumano il cornetto uscendo. Mi chiedo perché non ritornare alla precedente zona gialla quando era possibile prendere il caffè velocemente, con le dovute distanze e contingentando gli ingressi. È una normativa che penalizza molto il bar italiano».

E su questo tutti d’accordo: si è stati un po’ succubi dell’Europa

Natalia Fiocchetto, titolare della «Tazza d’oro», spiega che «la caratteristica dell’espresso italiano è quella del servizio in piedi rispetto agli altri Paesi europei, soprattutto rispetto all’Inghilterra per la quale è stato fatto questo piano. Da loro c’è sempre il servizio e un caffè costa minimo 4 sterline.

Da noi è impossibile: da seduti cambia il concetto della bevanda, mentre il caffè non deve aumentare, deve continuare a costare un euro: siamo un’eccellenza nel prodotto e se io non ho chiuso è solo per i miei dipendenti». «Se calcoliamo quanti caffè si bevevano a Roma, oggi siamo a nemmeno la metà, con punte al 70% di perdita del fatturato nel centro storico», ricorda il presidente della Fipe Confcommercio Sergio Paolantoni. E Claudio Pica della Fiepet Confesercenti conclude: «Il consumo è più che alla metà, in 10 minuti si fanno 8 caffè invece di 40, speriamo in qualche apertura».