venerdì 24 Maggio 2024
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Vuoi pagare il caffè al bar con il Pos? A Pordenone può costare anche il doppio

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MILANO – Pagare un caffè al bar con il Pos rimane complicato e può risultare addirittura più costoso. Perché alcuni baristi applicano – anche arbitrariamente – supplementi di prezzo che rispondono peraltro alla necessità di coprire le commissioni sui pagamenti. In sostanza, l’esercente applica, a volte, una specie di tassa autogestita, che grava alla fine sul consumatore finale, come riferisce un’inchiesta del Gazzettino, a firma di Marco Agrusti, che descrive la situazione in provincia di Pordenone, di cui riprendiamo i punti salienti.

Nei giorni in cui il governo discute di pagamenti elettronici e di commissioni bancarie, a Pordenone si vive una situazione gelatinosa: è come se la norma, varata dall’allora governo Gentiloni, non fosse mai stata applicata.

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Pesa l’assenza di un sistema sanzionatorio efficace, ma allo stesso modo sono da tenere in considerazione i costi sostenuti dai singoli commercianti ogniqualvolta un cliente striscia la sua carta per un importo basso. Non è il caso della grande distribuzione, che lavora su grandi volumi, ma di piccoli esercizi commerciali, come bar e tabaccherie.

Si parla di commissioni in grado di mandare in fumo il margine sulla singola vendita, ma non attribuibili al portafoglio del cliente.

Casarsa, Zoppola, Pordenone. Tre bar, in un’indagine a campione, che per far fronte ai costi elevati derivanti dall’uso del bancomat per i pagamenti hanno riversato l’extra sui clienti.

«Un caffè? Se paga con i contanti è un euro, se invece sceglie le carte sono 40 centesimi in più», ci si sente dire a Casarsa in stazione. E anche in centro a Pordenone gli esempi del genere non mancano. E il conto sale da poco più di un euro fino a 2 euro e 20 centesimi. A Zoppola, sulla statale, c’è invece un bar che esclude a piacimento alcuni servizi e prodotti dal pagamento tramite bancomat o carte.

La mappa

Negozi d’abbigliamento, ristoranti, grandi magazzini: tutti questi tipi di esercizi commerciali non hanno problemi. Il volume d’affari e l’importo della merce in vetrina sono già alti e pagare con la carta di credito è quasi la norma.

Tutto cambia, però, quando si entra in un caffè e si chiede di pagare con il Pos

È lì che la legge nazionale si è incartata. Un noto locale di piazza XX Settembre, ad esempio, ha deciso di far gravare sul cliente il peso di una norma contestata: si può pagare il caffè con il bancomat, certo, ma costa il doppio.

Così la proprietà rientra della commissione che è costretta a pagare per l’operazione telematica. Il rincaro raggiunge il 100 per cento nel caso di un caffè, ma resta sempre di un euro anche se la spesa raggiunge ad esempio i 10-15 euro.

È una specie di tassa autogestita che viene trasferita sul compratore. Il problema è che le commissioni che colpiscono le singole operazioni svolte con bancomat e carta di credito sono rimaste. Il risultato? I commercianti se rispettano la norma finiscono in alcuni casi per lavorare in pareggio, quando non in perdita.

Marco Agrusti

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