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TRIESTESPRESSO EXPO – IL CONVEGNO D’APERTURA

Dall’Expo un viaggio attraverso i Paesi produttori. L’Indonesia punta al sorpasso sull’Etiopia per diventare il secondo consumatore mondiale di caffè tra i Paesi produttori e alle spalle del solo Brasile. Il dettagliato quadro del Presidente Fabian tra passato e presente della filiera triestina. Con una proposta suggestiva: quella di svolgere la prossima Conferenza mondiale a Milano nell’ambito di Expo 2015

TRIESTE – Dai rilievi del Minas Gerais in Brasile alle alture dei Ghati (in inglese Western Ghats) sono una catena montuosa ad ovest nella penisola indiana); dai picchi innevati  dei massicci africani alle isole dell’Indonesia. Il convegno inaugurale di Triestespresso Expo ha fatto viaggiare il pubblico di addetti ai lavori. Quello accorso al padiglione H della fiera di Montebello; attraverso i molteplici microcosmi del mondo del caffè.

Un percorso tra mito e storia, tradizione e innovazione,;eccellenze e problemi dei mille universi che compongono la variegata realtà dei paesi produttori.

Tappa iniziale: naturalmente, Trieste.

SENZANI
FRANKE

Al presidente Massimiliano Fabian, il compito di fare gli onori di casa. E di fornire un breve excursus nel passato e nel presente della filiera triestina.

Un’occasione per evocare la storia delle grandi dynasty locali del caffè. Con i loro valori e loro saperi. Un patrimonio di umanità, di competenze e di rapporti (“la Trieste del caffè è anche un ambiente di amici”); che si rinsaldano quotidianamente tra le persone e con il territorio.

Come pure per ricordare la storica Associazione degli interessati nel commercio del caffè. Che è la terza più antica d’Europa dopo Amburgo e Amsterdam. Ed è la diretta progenitrice dell’attuale Assocaf. Che già nel suo statuto originario del 1891 esprimeva una forte vocazione internazionale.Riflesso del cosmopolitismo della Trieste austroungarica.

Il presente?

Quello di un distretto del caffè con un fatturato aggregato di circa mezzo miliardo di euro. Circa la metà del fatturato del comparto industriale giuliano. E di un porto che ha sdoganato oltre 2,1 milioni di sacchi nel 2011. Cui vanno aggiunti 1,7 milioni in transito e circa 800mila sacchi in giacenza nei magazzini dello scalo adriatico.

Trieste Coffee Cluster

l’Agenzia per lo Sviluppo del Distretto del Caffè – è nata nel 2008 con l’intento di fare sistema in questo peculiare tessuto produttivo. Che da lavoro a oltre 900 addetti.

“Il sistema normativo ci impone una gabbia territoriale” ha spiegato il presidente dott. Furio Suggi Liverani. Ma mission e vocazione proiettano Ttc in una dimensione sempre più globale.

Le nuove iniziative del piano triennale sono state esposte la scorsa primavera; nello scenario suggestivo del Magazzino 26 del Porto Vecchio; nell’ambito dell’evento Trieste Capitale dell’Espresso. Che ha riunito attorno a un tavolo politici e imprenditori per discutere di progetti condivisi. Volti a valorizzare l’immagine della città sotto il profilo imprenditoriale; turistico e occupazionale. E ad accrescerne l’esposizione e la visibilità internazionale.

Tcc ha dato un importante contributo anche a Trieste Next, il primo Salone europeo dell’Innovazione e della Ricerca Scientifica. Che si è svolto a fine settembre, dove una delle quattro macroaree era intitolata “Tutto sul caffè”. E sempre, nell’ambito di questa manifestazione, ha co-organizzato l’evento “Food & Nutrition: Technology Dating“.

Si guarda inoltre sin d’ora alle possibili sinergie. Che potrebbero scaturire nell’ambito della candidatura di Venezia. Quale capitale della Cultura Europea per il 2019.

Un ulteriore capitolo importante e quello della cooperazione internazionale. Con in primo piano il progetto Icte – Indian Cup Tasting for Espresso. Promosso da Tcc e finanziato in buona parte dalla Regione Friuli-Venezia Giulia.

Il suo obiettivo?

Creare un modello di trasferimento di know how relativo alla filiera della caffè. In particolare attraverso la formazione sulle metodologie di assaggio delle miscele per espresso. Principalmente attraverso visting study e e-learning. Per sviluppare figure professionali direttamente nei Paesi produttori.

Il progetto è stato varato nei mesi scorsi e avrà una durata di 18 mesi.

Promuovere il valore

Attraverso la qualità, la salubrità, la sostenibilità.

Decommodittizzare il prodotto caffè

Attraverso programmi specifici rivolti in particolare ai piccoli produttori, con l’Ico a fornire assistenza e know-how.

Sono le due direttrici cardine del Programma 2012-15 del piano delComitato promozione e sviluppo del mercato. Che è stato approvato il mese scorso dal Consiglio internazionale del caffè nel corso della sua 109a sessione.

Anna Illy

Il compito di illustrarlo è spettato a Anna Illy, in qualità di assistente e rappresentante del presidente del Comitato Andrea Illy.

Muovendo da un approccio olistico, il programma segna un deciso shift. Dalla promozione dei consumi alla promozione dei valori. E della differenziazione attraverso la creazione di una rete multistakeholder di partner del settore privato.

Healthcare Professions

È prevista la prosecuzione dei programmi di divulgazione già iniziati. Come l’ Healthcare Professions – Coffee Education Programme (HCP-CEP) . E il varo di ulteriori iniziative analoghe.

Verranno inoltre predisposti dei manuali sulle migliori pratiche agricole. Con l’intento di migliorare la qualità; nonché la sostenibilità economica; sociale e ambientale dei produttori. E da diffondere, in particolare, in occasione dei più importanti appuntamenti di settore.

Tutte le azioni proposte si affiancheranno sinergicamente a quelle dei progetti già approvati dall’Ico.

Claim olistico

Il piano prevede infine l’elaborazione di un claim olistico. Ispirato ai valori positivi del caffè (piacere, salute, sostenibilità e varietà). Che i partner saranno invitati a utilizzare in tutte le loro comunicazioni.

Il comitato sarà presente ai massimi eventi specializzati, comprese le convention annuali Scae e Nca; i festeggiamenti per il cinquantenario dell’Ico; l’edizione 2014 di Triestespresso Expo 2014 e il “Coffee Cluster” di Expo 2015.

Conferenza Mondiale del caffè a Milano

Per quest’ultimo appuntamento, un’ipotesi suggestiva: quella di svolgere la prossima Conferenza mondiale del caffè proprio nell’ambito della grande esposizione milanese.

Con un consumo interno attestato attorno ai 3,3 milioni di sacchi nelle due annate trascorse, l’Indonesia si accinge a scavalcare l’Etiopia.

E diventare il secondo consumatore mondiale di caffè nel gruppo dei paesi produttori, alle spalle del solo Brasile.

Dati significativi per un paese dove il tè è la bevanda nazionale. Anche se non va dimenticato che abbiamo a che fare con una nazione di quasi 240 milioni di abitanti.

Come ha spiegato l’incaricato d’affari dell’Ambasciata d’Indonesia a Roma Priyo Iswanto, queste cifre riflettono i gusti di una nuova middle class emergente. Si tratta di circa 7 milioni di persone entrano ogni anno in Indonesia a far parte del ceto medio. Fascia di popolazione molto sensibile al lifestyle occidentale.

Alla domanda interna in crescita ha fatto riscontro, negli ultimi due anni, un calo della produzione. Dai picchi storici del 2009/10, cui ha contribuito l’andamento climatico sfavorevole.

Un trend che si punta a invertire negli anni a venire. Proseguendo nelle politiche di valorizzazione delle variegate realtà economiche e produttive; coesistenti nell’ambito del comparto indonesiano.

Gli interventi prevedono, in particolare, l’espansione delle superfici coltivate; il rinnovo; la riabilitazione o la riqualificazione delle piantagioni; la diffusione di materiale genetico selezionato (fondamentale l’opera svolta dall’Iccri – Indonesian Coffee and Cocoa Research Institute di Jember, Java); la promozione dell’associazionismo.

Guatemala

Un paese nel quale le dinamiche associative hanno trovato un terreno fertile è invece il Guatemala. Dove la coltura del caffè, pur estendendosi su appena il 2,5% della superficie nazionale; riveste tuttora un ruolo chiave nell’economia agricola del paese.

Su un totale di 90mila, i piccoli produttori sono circa 50mila; di cui 35mila fanno capo al movimento cooperativistico.

Sei le regioni di produzione, che abbracciano i territori di 204 dei 333 comuni guatemaltechi.

Una realtà importante dell’universo caffeicolo latino americano. Il Guatemala ha prodotto l’anno scorso circa 3,75 milioni di sacchi. Per presentare la situazione si è scomodato lo stesso ambasciatore del Guatemala in Italia Alfredo Trinidad Velásquez; coadiuvato, sugli aspetti più specifici, da Italo Antoniotti; rappresentate dei piccoli produttori nel board di Anacafé.

Assente giustificato, per gravi motivi familiari, il presidente dell’associazione Ricardo Villanueva. Che ha comunque tenuto a far pervenire il suo saluto al convegno triestino.

Le certificazioni

Antoniotti ha rivendicato il ruolo pionieristico del suo paese nelle campo delle certificazioni; con lo sbarco della piattaforma Fairtrade già nel lontano 1974. Sono arrivate in seguito tutte le label più note; comprese Rainforest, Utz e, più di recente, da 4C..

Nella presentazione delle eccellenze guatemalteche non poteva mancare una parentesi dedicata alla regione di Huehuetenango (noto presidio Slow Food). E al noto concorso Cup of Excellence, attivo qui dal 2011.

Sottolineato infine il ruolo svolto da associazioni e federazioni dei produttori nel marketing di prodotto sui mercati internazionali. E il supporto tecnico fornito nella lotta contro le avversità agricole. In particolare la recente recrudescenza della ruggine del caffè.

Quanto esporta il Guatemala verso l’Italia?

Relativamente poco (164mila sacchi nel 2011). E anche per questo Triestespresso Expo 2012 ha costituito un’importante opportunità commerciale.

L’India

L’Italia si riconferma, in compenso, il principale mercato dell’India. Che con oltre 1 milione di sacchi esportati è stata, nel 2011; il terzo fornitore del nostro paese, dopo Brasile e Vietnam.

Poi Yenugula Raghuramulu – Joint Director Research presso il Coffee Board of India, l’ente paragovernativo che coordina le attività di settore. Ha ricordato che la storia del caffè indiano affonda le sue secolari radici nel mito di Baba Budan. Era il mistico vissuto nel XVII secolo. Cui si deve, secondo la leggenda, l’introduzione dei primi semi di coffee arabica nel subcontinente.

Il comparto del caffè indiano dà lavoro oggi a oltre mezzo milione di persone, con una prevalenza nettissima della piccola proprietà.

Ma il secondo paese asiatico si sta affermando sempre più anche come mercato consumatore.

Dopo un periodo di sostanziale stagnazione nella seconda metà degli anni novanta, la domanda interna ha avuto forte impulso. Con l’inizio del nuovo millennio passando dalle 60mila tonnellate del 2000 alle 115mila attuali. Con una crescente diffusione della bevanda anche al di fuori delle aree tradizionali del sud.

Il Brasile

Molto nutrita e dinamica la rappresentanza della Bsca, Brazil Specialty Coffee Association. Che ha partecipato in forze alla kermesse triestina.

Il direttore esecutivo Vanusia Nogueira ha presentato le attività dell’associazione. E si soffermata quindi su alcuni interessanti trend del mercato brasiliano. Ad esempio, quello dei micro-lotti di caffè venduti in esclusiva a singole caffetterie. I cui consumi medi pro capite si avvicinano ormai a quelli dell’Italia.

Dal Minas Gerais

Ivan Barbosa Netto ha tracciato un profilo del Minas Gerais, massimo stato produttore brasiliano, un’area in impetuoso sviluppo. Che offre straordinarie opportunità di investimento in tutti i settori.

Dai grandi numeri dell’agribusiness brasiliano alle peculiarità uniche del territorio salvadoregno; dove il 95% della produzione avviene con coltura ombreggiata. Nel rispetto di uno straordinario ambiente naturale.

El Salvador

Benjamin Reinaldo Monge Ramos, del Consejo Salvadoreño del Café, ha tracciato un interessante identikit di settore. Sottolineando gli importanti progressi compiuti in tempi recenti nell’integrazione della filiera. E nella valorizzazione commerciale del prodotto.

El Salvador sarà anche alla ribalta della prossima convention Scaa, in programma a Boston il prossimo aprile, alla quale parteciperà come nazione in primo piano.

Tanzania

Dedicate all’Africa le ultime due presentazioni. Adolph Kumburu, direttore generale del Tanzania Coffee Board, ha delineato visione e missione del Tcb.

In Tanzania, il caffè è attualmente la terza cash crop dopo tabacco e cotone. L’Italia è il secondo mercato di esportazione dopo il Giappone.

Burundi

Interessante, in conclusione, la testimonianza di Jean Faustin Niyibizi, direttore finanziario e amministrativo dell’Arfic, l’organismo regolatore delBurundi.

Nel piccolo stato africano, il caffè è la principale voce dell’export e dà lavoro a 600mila famiglie.

Cup of Excellence

Le attività dell’Arfic sono rivolte principalmente alla modernizzazione e alla liberalizzazione del settore, all’assistenza tecnica e al miglioramento qualitativo. Da quest’anno, anche il Burundi ospita il concorso Cup of Excellence, promosso dall’Ace (Alliance for Coffee Excellence).

La funzione della scienza pura

La chiusura è spettata a Tonya Blowers di Twas (Third World Academy of Sciences, l’Accademia delle scienze per i paesi in via di sviluppo). Un’istituzione scientifica internazionale operante da quasi trent’anni con sede a Trieste.

Al centro del suo intervento un importante progetto per la creazione di competenze nel campo della ricerca sul caffè nei paesi produttori. Che punta, tra le altre cose, a promuovere la collaborazione sud-sud. Finanziando la formazione di laureati e dottori di ricerca.