giovedì 29 Febbraio 2024
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Thimus, come la tecnologia Eeg racconta il funzionamento del cervello quando assaggia il caffè

Racconta il ceo: "L’applicazione del metodo neurofisiologico al consumo di caffè ci permette di scoprire tante cose: quanto conti nell’esperienza l’aspetto olfattivo (il profumo!), quello gustativo diretto e anche l’aftertaste. Leggere i dati di vari gruppi di popolazione testati ci permette anche di capire se fattori di appartenenza culturale o generazionale inducano una certa risposta al caffè: le memorie condivise e l’esperienza contano molto"

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Demus Lab - Analisi, R&S, consulenza e formazione sul caffè

BRESCIA – A Brescia è nata una realtà innovativa che guarda e fa guardare al futuro su un piano internazionale: Thimus, si serve della neuroscienza culturale e dei suoi strumenti, per descrivere ciò che determina le abitudini di consumo, incrociando i processi neurologici con i fattori sociali, culturali e epigenetici. Insomma: scientificamente, che cosa guida le esperienze gustative dell’essere umano? Un quesito davvero complesso, che questa azienda si pone l’obiettivo di risolvere. Ne abbiamo parlato direttamente con Mario Ubiali, ceo e co-founder.

Thimus si basa su una tecnologia tutta da scoprire (e comprendere). In modo semplice, cosa sono le tecnologie EEG e del trattamento del segnale neurofisiologico, che hanno un nome che un po’ spaventa?

“Le tecnologie basate su EEG sono quelle che permettono di utilizzare dispositivi elettronici portatili per registrare l’attività cerebrale nella vita reale. Si tratta essenzialmente di captare, registrare e digitalizzare l’attività elettrica del cervello: un segnale che di per se non è chiaramente leggibile direttamente, ma che costituisce la base da cui partire per comprendere che “cosa passa per la testa” degli esseri umani.

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Un esempio di come avviene la raccolta dati

Thimus ha sviluppato negli anni la capacità, basata su studi neuroscientifici noti e sulla propria esperienza diretta, di interpretare quel segnale, traducendolo in qualcosa di comprensibile da tutti: i cosiddetti “stati mentali”. Con questa espressione si indicano stati quali lo sforzo cognitivo, il coinvolgimento emotivo, il relax, la concentrazione e persino il nostro istinto di essere attratti o repulsi da un prodotto o un’esperienza.”

Cosa ci consentono di scoprire rispetto alle bevande come il caffè?

“L’applicazione del metodo neurofisiologico al consumo di caffè ci permette di scoprire tante cose: quanto conti nell’esperienza l’aspetto olfattivo (il profumo!), quello gustativo diretto e anche l’aftertaste. Leggere i dati di vari gruppi di popolazione testati ci permette anche di capire se fattori di appartenenza culturale o generazionale inducano una certa risposta al caffè: le memorie condivise e l’esperienza contano molto. Per questo, quando utilizziamo l’EEG siamo spesso interessati alla famigliarità con il prodotto che il cervello dimostra durante la degustazione.

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La prova in fiera a HostMilano

Nel mondo del caffè oggi si parla molto di specialty e di nuove tecniche di estrazione da introdurre ad esempio nel mercato italiano. La neuro scienza applicata consente di valutare quanto la scarsa famigliarità con alcuni metodi di estrazione (pensiamo al filter) possano essere un ostacolo implicito, non consapevole, nell’accettazione del pubblico di riferimento.”

Cosa contengono i protocolli di design ottenuti da questa strumentazione?

“I protocolli che si applicano negli studi neurofisiologici sono spesso largamente basati sui protocolli utilizzati nell’analisi sensoriale classica. Certamente, la procedura prevede che per tutta la durata dell’esperienza le persone indossino un EEG, ma per il resto il loro approccio al prodotto segue le fasi di analisi visiva, olfattiva ed infine gustativa.”

Quali risultati si possono raccogliere grazie a Thimus?

“Come si diceva in fase introduttiva, i risultati primari consistono in una serie di indici relativi a mental state molto utili: quale livello di ingaggio emotivo ha caratterizzato l’esperienza? Quanto sforzo mentale hanno fatto le persone? Erano rilassate o sempre molto concentrate? Il prodotto di fondo è piaciuto o ha suscitato sospettosita’ o addirittura disgusto?

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La strumentazione per ottenere i dati durante il consumo

In aggiunta a questa analisi generale della qualità implicita dell’esperienza, si aggiunge un enorme vantaggio dell’uso della neuro scienza: la sua risoluzione temporale. Durante infatti le esperienze di assaggio, il dato neurofisiologico viene registrato in continuo, permettendo di avere una visione dinamica di come tutti i mental state sono evoluti nel corso del tempo, secondo per secondo, in tutte le fasi.”

C’è una prima fase di studio quantitativo e poi una qualitativa: quali fattori si indagano in una e nell’altra?

“Essenzialmente, i fattori indagati sono gli stessi, perché lo scopo delle due fasi è sempre quello di meglio comprendere l’esperienza umana con il caffè. I due approcci sono due strade che convergono su questo obiettivo, mappando come le persone rispondano ad un’esperienza sia in modo esplicito e dichiarato, che implicito e pre-conscio.”

Quali sono le possibili applicazioni finali dei dati raccolti da Thimus in termini più strettamente di business?

“In ambito business, il mondo del food and beverage sta utilizzando ampiamente l’approccio Thimus per supportare le fasi precoci di creazione di prodotto, ricette e alcune volte anche di ideazione.”

In che modo questa tecnologia aiuta a preservare il Pianeta?

“Le implicazioni sono molte, ma crediamo che l’impatto maggiore che possiamo avere consiste nel supportare coloro che davvero vogliono fare prodotti destinati agli umani e alle loro emozioni ed aspettative. Questo porterà ad una riduzione dello spreco alimentare (perché i prodotti saranno davvero consumati e graditi, non sprecati), ma soprattutto aiuterà le aziende che stanno mettendo in campo nuovi prodotti sostenibili a farlo con il massimo successo di mercato, assicurando una transizione ecologica importante nel comparto alimentare.”

Come appare il cervello, quando gli piace un caffè? E quando non gli piace?

“Il cervello manifesta gradimento con un livello di engagement alto, associato ad una frontal asymmetry alta, che indica un istintivo gradimento per il prodotto. Viceversa, quando il prodotto piace meno, si osserva normalmente una asymmetry bassa associata ad un carico cognitivo alto, che indica perplessità e sospetto.”

Il cervello può “mentire” sulle sue percezioni?

No, il cervello per definizione “non mente”, anche se questa espressione può trarre in inganno.

Infatti, nel cervello hanno sede tutti i processi di elaborazione degli stimoli sensoriali e tutte le altre funzioni implicite ed esplicite che ben conosciamo. Dunque si potrebbe dire, con una piccola battuta filosofica, che il cervello non mente mai su quello che è in grado di comprendere ed elaborare… ma quanto può essere condizionato o ingannato dalla complessità dei sensi? Per questo il nostro approccio multidisciplinare include tanto la neurofisiologia che le survey, le valutazioni e le interviste classiche. È un piccolo sforzo di indagine complessa su temi che meritano molta cura.”

Chi si dovrebbe rivolgere a Thimus e come vi può contattare

“Chiunque voglia capire meglio come gli umani interagiscono con cibo e bevande dovrebbe provare almeno una volta a “visitare” il cervello dietro le quinte dell’esperienza gustativa. Può aiutare in molti ambiti business e di ricerca. Ci si trova facilmente sul sito aziendale.”

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