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SALUTE – 5 milioni di italiani a rischio gotta, le regole d’oro

Ed ora è disponibile nuovo farmaco contro gli attacchi

Ma il caffè è da sempre con il tè tra gli alimenti protettivi

MILANO – Le prime regole antigotta sono, come capita spesso, di tipo alimentare. Tra gli alimenti protettivi e quindi «consigliati» i reumatologi mettono latte, formaggi freschi e poco grassi, frutta (in particolare ciliegie), cibi ricchi di vitamina C e caffè in quantità moderata e Pane, pasta e riso, verdure e legumi, tè sono invece nella lista degli alimenti «consentiti».

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Seguono gli alimenti «da ridurre» (pesce magro, carni rosse e bianche, formaggi grassi, vino, frutta zuccherata e dolci) e quelli «da evitare»: molluschi, frutti di mare, pesci grassi o salati, selvaggina, brodo di carne, salumi e carne insaccata, salse piccanti, bevande gassate zuccherate, birra e superalcolici, mentre «un bicchiere di vino ai pasti può essere consentito», rassicura Minisola.

«Lo scopo della Consensus italiana, alla quale hanno partecipato ltre a reumatologi anche esperti di altre discipline, dalla medicina interna alla nefrologia, alla medicina generale – precisa il direttore della Divisione di reumatologia dell’ospedale San Camillo di Roma – è raccogliere le evidenze scientifiche emerse negli ultimi anni sulla gestione dei malati e adattare le raccomandazioni Eular alla realtá italiana».

In sintesi, la Sir ribadisce innanzitutto «l’importanza di una diagnosi precoce», visto che «spesso i sintomi della gotta vengono confusi e non riconosciuti», e «di una terapia appropriata alla quale affiancare una corretta educazione del paziente».

Gli studi più recenti hanno inoltre evidenziato i benefici della riduzione del peso e dell’attivitá fisica per i pazienti gottosi o iperuricemici. Mentre

per quanto riguarda la terapia farmacologica, conclude Minisola, «oltre al tradizionale allopurinolo abbiamo ora a disposizione un altro farmaco, il febuxostat, che consente di trattare gli episodi di artrite acuta anche nei pazienti resistenti all’allopurinolo».