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RUGGINE DEL CAFFÈ – Il Perù dichiara lo stato di emergenza nazionale

roya

MILANO – Il bilancio dell’emergenza roya in America centrale si conferma pesante. Secondo dati riportati nel report Ico di settembre, l’Hemileia vastatrix ha colpito oltre la metà delle piantagioni di nove paesi centro e sud americani e dei Caraibi. L’incidenza di questa malattia crittogamica va da un minimo del 20% in Giamaica a un massimo del 65% in Repubblica Dominicana e Panama. Ingenti i danni. Secondo una stima riportata dal report, i mancati guadagni nell’arco del periodo 2011-2013 si attesterebbero a 615 milioni di dollari. Dopo un calo produttivo del 18% nel 2012/13 e del 2% nel 2013/14, la situazione dovrebbe cominciare a stabilizzarsi da quest’anno contribuendo a una parziale ripresa produttiva, si legge ancora nel rapporto.
I resoconti sul campo testimoniano di situazioni a volte drammatiche. Notizie diffuse in questi giorni riferiscono, a esempio, della grave situazione nel Salvador, dove molti produttori, dopo aver tentato inutilmente di fronteggiare il flagello, si sono arresi alla roya e hanno deciso di impiantare altre colture, come il pomodoro o il peperone. O, nei casi, peggiori hanno smesso di fare gli agricoltori.
A lanciare l’allarme è Tim Schilling, direttore esecutivo del World Coffee Research: “Rimango sorpreso nel vedere che la sostituzione degli arbusti con varietà resistenti procede a ritmi nettamente più lenti rispetto a quelli auspicabili e necessari” ha dichiarato Schilling la settimana scorsa.
A scoraggiare i produttori sono anche i prezzi elevati delle sementi delle varietà resistenti, che vanno da poco meno del doppio a oltre il triplo di quelli delle sementi normali. Un costo spesso proibitivo per i piccoli e medi produttori. A ciò vanno aggiunti i tempi lunghi necessari perché le nuove piante diventino produttive. E gli ulteriori periodi di adattamento richiesti affinché le cultivar resistenti raggiungano standard qualitativi paragonabili a quelli delle varietà preesistenti.
Oltre che costose, le sementi sono, a volte, anche difficili da reperire, riferiscono inoltre i media locali.
Realtà pubbliche e private di tutto il mondo si sono mobilitate da tempo per far fronte all”emergenza, gravissima anche sul piano sociale, vista l’importanza che il caffè riveste nell’economia rurale di questi paesi.
A fine settembre, l’Agenzia per lo sviluppo internazionale del governo americano (Usaid) ha annunciato un ulteriore stanziamento di 10 milioni di dollari a favore del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, per sostenere le popolazioni colpite dalla siccità e dalla roya in Guatemala, Honduras ed El Salvador.
La situazione si sta facendo sempre più critica anche in Perù, dove 11 regioni produttrici di caffè hanno dichiarato in questi giorni lo stato di Emergenza nazionale, per la durata di 60 giorni. Tale misura consentirà di accelerare la messa in atto delle strategie atte a contrastare l’epidemia mediante opportuni trattamenti e tecniche agronomiche. Un provvedimento analogo era stato adottato anche l’anno scorso. Rispetto ad allora, quest’anno la malattia appare maggiormente diffusa nelle regioni meridionali.