venerdì 03 Dicembre 2021

Rincaro della tazzina? Ma anche a Bologna c’è ancora chi dice no ad alzare il prezzo

Davide Bagante, titolare del Caffè dell’Angelo, in via San Mamolo a Bologna, ha già ricevuto dai fornitori l’annuncio dell’aumento del prezzo del caffè, "anche se ancora non hanno specificato di quanto mi costerà in più al chilo". Per quanto possibile, afferma Bagante, "cercherò di trovare il modo di assorbire io il rincaro, senza farlo pesare sul prezzo della tazzina"

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BOLOGNA – Il mondo dell’horeca si divide in due posizioni opposte: chi difende l’euro dell’espresso a spada tratta, chi invece coglie l’occasione del rincaro dei prezzi per fare un discorso sull’innalzamento della qualità in tazza. Dar voce a un settore che ha voglia di evolversi è un modo di fare cultura sulla bevanda, ma la realtà è che sono ancora tanti che sono legati a una tradizione che ormai è sempre più insostenibile sia in termini di costi che per in quelli di valore aggiunto.

Qui sono stati tanti ad argomentare le ragioni per cui è il momento di cambiare: da Sanapo a Lattuada, le testimonianze non mancano. Di seguito vediamo invece chi è di opinione contraria. Da ilrestodelcarlino.it, riportiamo alcuni stralci di gestori e professionisti a Bologna che non vogliono proprio cedere il passo anche a costo di rimetterci.

Bologna che resiste ai rincari (finché può)

I baristi, se vogliono servire ai clienti prodotti di qualità, si trovano costretti – come sta già avvenendo anche a Bologna – a ritoccare i prezzi di caffè, cappuccino e brioche. Si calcola di aumenti nell’ordine del 15-20 per cento. Ma c’è chi non esclude una seconda ondata di rincari, che finirebbe per rendere ancora più indigesto lo scontrino finale.

Ascom: “Così crescerà l’inflazione”

Il problema «è molto, molto serio». Da tempo, afferma Giancarlo Tonelli, direttore di Confcommercio Ascom, «l’aumento del costo delle materie prime ha ripercussioni su tutto il mondo del commercio». E ci sono riflessi «anche nel settore produttivo, in industria e in agricoltura, dove l’aumento del costo delle materie prime è significativo». Se a questo si aggiungono «i forti rincari del costo dell’energia, è inevitabile che vi siano ricadute sui bilanci delle singole attività. Nei bar, per esempio, è molto probabile che ci saranno rincari sul costo del caffè».

Continua l’articolo su ilrestodelcarlino: una situazione che «rischia di influire in maniera negativa sui dati della ripresa prevista per questo periodo di fine anno». Per questo, Ascom chiede «massima attenzione» da parte del legislatore, del Governo e degli enti locali, perché «intervengano a calmierare l’aumento dei costi dovuto all’impennata di materie prime e servizi».

Giancarlo Campolmi, titolare del Gran Bar, in via D’Azeglio cercherà di tenere il prezzo del caffè al banco a 1,20 euro. «Non è mai bello aumentare il prezzo delle colazioni, che per l’80% sono consumate da clienti abituali».

“Non cedo, finché ce la faccio”

Davide Bagante, titolare del Caffè dell’Angelo, in via San Mamolo a Bologna, ha già ricevuto dai fornitori l’annuncio dell’aumento del prezzo del caffè, «anche se ancora non hanno specificato di quanto mi costerà in più al chilo». Per quanto possibile, afferma Bagante, «cercherò di trovare il modo di assorbire io il rincaro, senza farlo pesare sul prezzo della tazzina, che vorrei mantenere a 1,10. Certo, molto dipenderà anche dall’entità dell’aumento». I rincari toccano però anche la pasticceria («le torte mi costano 2 euro in più al chilo») e le classiche brioche, «che ho dovuto portare a 1,20».

 

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