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La Reserve roastery messa a confronto con le altre nuove caffetterie milanesi di alto livello

Reserve roastery
L'esterno della Reserve roastery di Piazza Cordusio 3 a Milano 20123

MILANO – Il 2019 è iniziato, lasciandosi alle spalle un 2018 che ha visto approdare in Italia Starbucks, a partire dalla Reserve roastery in Piazza Cordusio 3. Abbiamo esplorato l’evento evidenziandone gli aspetti positivi e negativi; riportando le opinioni dei fiduciosi e dei più critici; osservandone gli interni attraverso gli occhi di fotografi e visitatori. Ora, riprendiamo il racconto della prima roastery del colosso americano nel Paese dell’espresso, con la proposta di un’altra recensione di questo locale suggestivo. Una narrazione molto precisa, ricca di dettagli nelle descrizioni. Un articolo utile soprattutto se inteso come un confronti con gli altri rinomati locali milanesi. Per nutrire l’elenco già numeroso delle nuove aperture che hanno interessato il centro meneghino, sempre più capitale delle caffetterie italiane.

Dall’inaugurazione di Voce in Piazza della Scala, fino a quella del nuovo locale in pieno centro di Iginio Massari, i segnali che qualcosa sta cambiando nella tradizionale visione dell’espresso italiano.

Su acquabuona.it, Corrado Benzio porta per mano il lettore attraverso il menù della Reserve roastery. Commentandone i costi, la qualità e l’atmosfera. Per chi ancora non avesse sperimentato il sogno di Howard Schultz di persona, potrà esser un viaggio alla scoperta della fabbrica del cioccolato ma per il caffè.

IMA
JULIUS MEINL

Reserve roastery: quanto ne vale la pena?

L‘espresso (molto buono) costa 1 e 80, il croissaint 2 euro e 20. Anche questo molto buono e prodotto da Princi, la famosa catena di forni che è socia nell’operazione Starbucks. Parliamo del primo sbarco in Italia della celebre catena di caffetterie americana.

Apre, non a caso a Milano. In quanto unica città che si può dire abbia assunto una reale dimensione internazionale. Ma non sappiamo se il fondatore della casa e il socio italiano pensavano di avere tanto successo, soprattutto a questi prezzi.

In un sabato pre-natalizio abbiamo provato ad entrare, ma c’era coda

Normale nei giorni di shopping, ma ci dicono che è sempre così. Riproviamo domenica mattina intorno alle 10: c’è pieno ma non c’è fila. Ti spiegano subito come funziona: guardi, ordini, paghi e poi ritiri la merce. Personale giovane ed efficiente come in nessun bar o caffetteria milanese.

Da Marchesi 1824 (la pasticceria rilevata dal gruppo Prada) c’è confusione e lunghe file alla cassa (una sola cassa). Idem da Iginio Massari, solo per parlare delle ultime aperture da parte di grandi nomi.

Da Starbucks colpisce un po’ l’aria da Gotham city

Con al centro del grande salone la torrefazione (roastery, come dicono gli americani). Un modo per ricordare che siamo in Italia, il paese del caffè. Anche se coltiva la pianta per ovvi motivi climatici e geografici. Per consumare vi sono tavolini alti e sgabelli. Magari meno di quanti servirebbero nell’ora di punta, ma tant’è.

Dicevamo dell’espresso: perfetto per colore, aroma, gusto

Lo stesso per i lieviti, sicuramente migliori, e di molto, rispetto alla classica pasticceria che in passato sfornava Princi. Insomma, l’impressione è che sia stato fatto uno sforzo enorme per avere successo in Italia.

E’ noto che il patron di Starbucks – catena nata negli anni Ottanta a Seattle, la città Usa che detiene il record di consumo di caffeina – ha atteso almeno 20 anni prima di sbarcare nella patria che lo aveva ispirato. Poi c’è stato il successo planetario, legato anche a sbobbe come il mitico “frappuccino”. Qui in Via Cordusio non è solo un problema di packaging. La qualità è veramente un’altra cosa, anche rispetto alla media milanese, un contesto competitivo dove ogni giorno apre qualcosa.

E a proposito di aperture, due le novità

Una è Voce, aperta in piazza della Scala dalla famiglia Moroni (per intenderci, i fondatori del mitico Aimo e Nadia). Coppia di Collodi che ha raggiunto le due stelle Michelin nel loro ristorante di semiperiferia. Dopo avere aperto un Bistrot ecco quindi Voce: caffetteria, pasticceria, ristorante gourmet e libreria. Peccato che la qualità delle paste, delle torte e dei lieviti sia nella norma. Idem per Marchesi 1824 , che ha assunto ad inizio anno un nuovo pasticcerie.

A Milano è sbarcata anche la Via del Tè

In zona Brera ha aperto la famiglia fiorentina che da mezzo secolo è sinonimo di qualità e cultura del tè in Italia. Dopo due succursali allo storico negozio di Firenze in zona Sant’Ambrogio, c’è stata l’apertura a Torino. E da pochi giorni, a Milano. Ma qui si vende solo tè, non c’è servizio come negli altri locali. Dove si può fare un ottimo spuntino (scones, sandwich, salmone, etc). L’idea c’è ma devono attendere un possibile ampliamento.

Intanto la responsabile del punto vendita ci racconta della sua esperienza da Starbucks, fra curiosità ed esigenza professionale

E anche lei è rimasta convinta della qualità e dell’operazione imprenditoriale. Intanto, per dire, da Savini in Galleria il caffè costa 1 euro e 50. Starbucks lo supera nel prezzo ed è sempre affollato, e non solo di snob milanesi. Il mondo della caffeteria è cambiato, e in casa Starbucks si parla già di aprire 25 locali nella sola Milano.

Una sfida all’espresso all’italiana che finora ha raccolto solo la Lavazza. Con il suo concept store di piazza San Fedele (dietro palazzo Marino). Qui troverete il classico espresso ma anche gli speciality coffee. Assaggiato il caffè philtre, scoperta una grande qualità a prezzi decisamente accattivanti. Tutto molto bello, come direbbe Pizzul, ma l’operazione Starbucks ha contorni più interessanti. (e sicuramente più inquietanti, per un business che era soltanto italiano).