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Pasticceri e cioccolatieri chiedono aiuto al Governo per salvare la Pasqua

Il presidentedi Confartigianato Piemonte, Giorgio Felici ha chiesto interventi di supporto alla categoria "con un piano straordinario di liquidità che ci garantisce il posto di lavoro ai nostri collaboratori per ripartire più forti e motivati di prima, quando l'emergenza sanitaria sarà conclusa " .

cioccolato uovo di Pasqua
Uovo di Pasqua in cioccolato

MILANO – Una Pasqua anomala quella del 2020, dove le persone non sono libere di andare dal proprio pasticcere di fiducia per acquistare Uova di cioccolato e Colombe. E, soprattutto, che colpisce duramente gli artigiani dei dolci che vedranno ridotti i loro incassi in maniera impressionante. Si parla di quasi 40 milioni di fatturato. Confartigianato non può stare fermo ad assistere a questo “massacro” economico e ha fatto una richiesta precisa al Governo. Leggiamo l’appello dei pasticceri dall’articolo di Mariachiara Giacosa, su repubblica.it.

Pasticceri uniti per salvare la loro Pasqua

Senza la possibilità di vendere colombe e uova di cioccolato, e discriminati rispetto ai negozi di altri generi alimentari che possono continuare l’attività, pasticceri e cioccolatieri chiedono il “salva Pasqua”. Un intervento, che può essere solo del governo, per consentire agli artigiani del dolce di non perdere quasi 40 milioni di fatturato: 34 milioni di mancate vendite a cui se ne aggiungono 7 di perdite per il materiale già acquistato e destinato al deperimento.

L’appello alla riapertura arriva da Confartigianato che chiede all’esecutivo di rivedere ” l’interpretazione del decreto dell’11 marzo 2020 in base alla quale le imprese artigiane di pasticceria, obbligate alla chiusura, non possono vendere i loro prodotti nemmeno attraverso la modalità di asporto che è consentita invece ad altre attività”.

Come ad esempio i forni del pane. Pasticcerie e gelaterie sono infatti chiuse al pubblico e possono unicamente consegnare a domicilio, con corrieri o direttamente. Rispettando tutte le norme di sicurezza. Per Confartigianato, che rappresenta 1600 imprese alimentari artigiane, si tratta di ” un’assurda discriminazione rispetto ai negozi e alla grande distribuzione. Ai quali è invece permessa la commercializzazione di prodotti dolciari”.

Il caso. In difficoltà anche i grandi marchi del dolce pasquale

Insomma il lockdown per contrastare il coronavirus rischia di pesare particolarmente su un settore che in queste settimane si gioca quasi metà del fatturato annuo. ” Siamo i primi a rispettare le regole, ma non accettiamo una palese e assurda penalizzazione delle nostre produzioni che colpisce le nostre aziende e nega la libertà di scelta ai consumatori ” sottolinea Alessandro Del Trotti, referente dei produttori dolciari di Confartigianato Piemonte.

Ed è il presidente Giorgio Felici, a chiedere interventi di supporto alla categoria “con un piano straordinario di liquidità che ci garantisce il posto di lavoro ai nostri collaboratori per ripartire più forti e motivati di prima, quando l’emergenza sanitaria sarà conclusa ” . Anche da Cna arriva la richiesta di ” particolare attenzione per gli artigiani del gusto. Sappiamo che è difficile in questo momento riaprire le nostre pasticcerie – spiega Alessio Stefanoni – ma chiediamo al governo un attenzione mirata a questo settore”.