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Nespresso comprerà in Brasile il 45% del caffè verde per le capsule

Inaugurata lunedì a San Paolo la prima boutique in America latina Ma l’Italia ignora la cialda e continua con la capsula da 4,5 grammi

boutique Il logo Nespressob Ethical Coffee Company
Il logo Nespresso

SAN PAOLO (Brasile) – Nespresso comprerà in Brasile il 45% del caffè verde utilizzato per le sue cialde autoprotette di nuova generazione, quella che non si sa perché in Italia è sconosciuta.

Lo ha dichiarato il direttore generale Gerhard Berssenbrügge, parlando ai giornalisti in occasione dell’inaugurazione della prima boutique in America Latina: un locale di 450 metri quadrati che sorge in una delle zone più esclusive di San Paolo.

“Il caffè brasiliano presenta caratteristiche particolarmente adatte alla nostra produzione” ha dichiarato Berssenbrügge sottolineando come Nespresso abbia stipulato dei legami di approvvigionamento diretto pagando ai produttori dei prezzi superiori a quelli dello stesso commercio equo solidale.

Considerando gli standard di vita locali, i prezzi della boutique Nespresso della capitale paulista non sono certo popolari, ma sono alla portata del ceto medio.

Un espresso costa 4,50 reais (1,58 € /2,08 dollari) e per un cappuccino bisogna sborsare quasi il doppio. Le macchine da caffè vanno dagli 298,57 a 625,14 € (da 850 a 1.780 reais).

Da San Paolo, Berssenbrügge si è spostato a Buenos Aires dove ha aperto i battenti il primo locale della multinazionale svizzera in Argentina, uno dei Paesi del tea-mate, ma anche del caffè espresso italiano grazie a milioni di immigrati dal nostro Paese.

Intanto, mentre in tutto il mondo dilaga, adesso anche in America Latina, la cialdona autoprotetta, proposta nei ristoranti di lusso in eleganti scatole di legno, identiche a quelle dei sigari, e con i suoi sette colori differenti che indicano a prima vista il caffè contenuto, in Italia prosegue a colpi di giganteschi cartelloni la pubblicità alle preistoriche capsule in alluminio (che molti contestavano per il pezzetto metallico che si diceva potesse finire nella tazzina: ma la faccenda è stata azzerata dalle verifiche indipendenti) con il faccione di George Clooney.

E nelle due boutique italiane la cialda, che è tutt’altra cosa rispetto alla capsula, c’è soltanto per chi la chiede e per chi ha macchine comprate soltanto all’estero.

Domanda già posta alle signore di Nespresso ma rimasta sempre senza risposta: “Come mai la più consistente cialda, finalmente in regola con la norma dei 7,5 grammi di caffè per un espresso italiano e sconosciuta proprio in Italia?”.

Se nella fabbrica svizzera, dove è accentrata tutta la produzione mondiale, c’è ancora del macchinario da ammortizzare per il fisco elvetico, perché le capsule insistono soltanto sull’Italia?