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Il museo delle macchine del caffè – Scopriamo altri dettagli della mostra

Un'esposizione unica che è costata un investimento di cinque milioni, tutta da scoprire

Mumac
Il Museo della macchina per caffè Mumac

MILANO – Il museo pensato e creato dal Gruppo Cimbali, in occasione del centenario della propria attività nel 2012. Mumac offre la prima esposizione permanente dedicata alla storia, alla tecnologia; al design e alla cultura delle macchine per il caffè espresso.

Il Museo: dove, come quando

Il Mumac si trova in Via Neruda, 2 a Binasco nei pressi di Milano. L’apertura al pubblico, oltre a date che vengono annunciate in anticipo; per esempio in occasione del Salone del Mobile, può essere prenotata. Semplicemente scrivendo a ufficiostampa@gruppocimbali.com

Cento anni di storia e di innovazioni

Informazioni estese e approfondite. Dettagli puntuali, correttezza filologica e esattezza storica. Il Mumac è il museo di macchine per caffè espresso tra i più articolati e completi del mondo.

Allestito in un’area riqualificata e restaurata della storica sede del Gruppo Cimbal

Il museo vuole essere un vero e proprio tributo a quel settore così tipicamente made in Italy quale è quello del caffè e delle macchine per caffè espresso. Di cui l’Italia è il principale produttore mondiale.

La storia di queste macchine si dispiega lungo un intero secolo

In cui esse si dimostrano, via via, sempre al passo con i tempi, sia dal punto di vista del progresso tecnologico, che dello sviluppo industriale e dei mutamenti culturali e di costume.

Grandi marchi e pietre miliari

Le macchine per caffè espresso da bar non hanno mai smesso di evolversi. Ancora oggi, continuano a seguire quel progresso tecnologico, industriale e culturale che il Gruppo Cimbali ha voluto celebrare. Proprio nell’anno in cui ricorre, per l’azienda, un grande evento: il centenario della nascita.

Un’occasione perfetta per tirare le fila di un lungo percorso. Uno tanto chiaro e completo da potersi cristallizzare in un’esposizione vera e propria; fatta di macchine che sono vere pietre miliari della storia dell’industria italiana.

Da sempre aperte al confronto diretto con le altre grandi del settore, da Faema — oggi parte del gruppo — a Gaggia, Rancilio, o alle storiche La Pavoni e Victoria Arduino.

Per dare forma a questo itinerario articolato e complesso, il Gruppo Cimbali ha scelto di accogliere al proprio interno una delle più grandi collezioni di macchine per caffè espresso oggi esistenti; offrendogli la visibilità, lo spazio e l’importanza che merita: la Collezione Maltoni.

L’esposizione

Un’esperienza multimediale e multisensoriale. Il Mumac è un museo di grande contemporaneità dal punto di vista dell’esperienza che offre al visitatore curioso.

Pronto a lasciarsi coinvolgere in un vissuto sinestesico fortemente evocativo. Snza rinunciare, tuttavia, al rigore di un itinerario storico, ricco di documenti.

Il percorso espositivo

Si configura come un viaggio attraverso le epoche. Ciascuna sala corrisponde a un intervallo temporale caratterizzato. Prevede grandi pannelli introduttivi relativi al periodo storico.

Inoltre, essa è arricchita da foto, cartelloni pubblicitari dell’epoca e oggetti caratteristici e, naturalmente. Poi ospita le macchine, perfettamente funzionanti e spesso inserite in suggestive ricostruzioni d’ambiente.

Infine, gli schermi touch screen. Presenti all’ingresso di ciascuna sala.

Invitano all’interattività e offrono il giusto approfondimento ai visitatori più attenti al dettaglio documentaristico. Sensibili ai racconti sullo spaccato industriale.

Gli albori

Da tempo il mondo occidentale chiede un’evoluzione. Il caffè alla “turca”. L’unico disponibile nei secoli XIII e XIX. Non accontenta però più il consumatore dell’epoca che ambisce a non sentire più sul palato i fastidiosi residui della miscela.

È il 1901 e Luigi Bezzera brevetta il primo modello di macchina per caffè “a colonna”, realizzato poi da Pavoni

L’epoca del caffè “espresso” — un caffè nero, senza crema e rigorosamente prodotto sul momento — è cominciata.

La sala degli “albori” ritrae un mondo caratterizzato, sul piano estetico, dal vitalistico stile liberty. Scosso dai primi vagiti di un’industria ancora frammentaria e disomogenea per tecnologie, interessi e ambizioni; ma che comincia ad aspirare a qualcosa di diverso.

Un mondo totalmente nuovo, solcato dai grandi transatlantici, capace di pensare in termini di “produzione di massa”. Per dare vita alla prima auto definibile “moderna”.