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Per Mondelez International entro il 2015 tutti i marchi europei utilizzeranno caffè al 100% da filiere sostenibili

cocoa life Mondelez International
Il logo Mondelez International

MILANO – Per Mondelez International l’industria mondiale del caffè potrebbe trovarsi di fronte a seri problemi di approvvigionamento di qui a 10-15 anni, se non saprà darsi delle basi maggiormente sostenibili.

A sostenerlo è Hubert Weber, presidente della divisione globale caffè di Mondelez International Inc., la nuova compagnia nata dallo spin off, avvenuto il 1° ottobre scorso, dei marchi di dolciumi e caffè di Kraft Foods.

Mondelez si è già impegnata a utilizzare, entro il 2015, per i propri brand europei (tra i quali rientrano marchi del calibro di Jacobs, Carte Noire and Kenco) caffè al 100% da filiere sostenibili.

Già entro il 2013, la compagnia punta a raggiungere il traguardo del 65%.

A ciò si aggiunge l’iniziativa “Coffee Made Happy”, presentata lo scorso mese, per mezzo della quale Mondelez investirà 200 milioni di dollari in attività di empowerment destinate a coinvolgere un milione di produttori di qui al 2020.

Scopo dell’operazione: rendere più competitivi i piccoli produttori attraverso il miglioramento delle pratiche agricole e favorire lo sviluppo di comunità rurali maggiormente sostenibili.

E contribuire in tale modo a rendere la coltivazione del caffè un’attività economicamente allettante anche per le generazioni a venire.

Ciò conferirà nel contempo maggiore trasparenza alla filiera venendo incontro all’interesse del consumatore di sapere di più sull’origine del caffè che acquista nei negozi: dove viene prodotto, da chi e in quale modo viene coltivato.

“Siamo convinti che un caffè prodotto con gioia sia anche una gioia da bere – ha commentato il vice presidente, marketing e sostenibilità says Roland Weening spiegando il significato del claim dell’iniziativa – Coffee Made Happy dimostrerà ai consumatori che il caffè di alta qualità può essere al tempo stesso buono e sostenibile”.

“Vogliamo essere sicuri che i contadini abbiano incentivi adeguati per continuare a produrre caffè. Piuttosto che riconvertirsi alle colture da biocarburante; con le quali è probabilmente più facile guadagnare di più in poco tempo”; ha spiegato Weber in un’intervista concessa la scorsa settimana.

Ma accrescere i redditi non basta – ha aggiunto –. Se i maggiori guadagni non portano anche a investimenti nel miglioramento della produzione.

Per accrescere la produttività possono bastare anche degli step semplicissimi. Come potare regolarmente le piante o utilizzare alberi di copertura. Ma spesso anche queste elementari cure agricole si disattendono – ha constatato ancora Weber.

Mondelez International è sin d’ora il massimo compratore di caffè certificato Rainforest Alliance. E aderisce inoltre al progetto dell’associazione 4C.

Weber ha osservato tuttavia, a tale proposito, come il moltiplicarsi delle certificazioni rischi di creare confusione nel consumatore. Sempre più disorientato; di fronte al numero crescente di label sostenibili che compaiono sulle confezioni.

“Dobbiamo evolverci come industria verso una maggiore standardizzazione; e collaborazione e assicurare efficaci meccanismi di auditing” ha concluso Weber. Auspicando che i criteri propri oggi delle sole produzioni certificate possano domani generalizzarsi; ed estendersi all’intero settore.