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A Milano arriva Coffice il nuovo trend

Nasce coffice, metà caffè, metà ufficio, dove per i clienti tutto è gratuito, tranne il tempo che si passa seduti: un’ora, un giorno, fino a prevedere pacchetti da uno o due mesi.

coffice

MILANO – Il caffè è ormai diventato per molti solo una scusa che consente di occupare, al coperto, sedia con tavolino e approfittare del wi-fi gratuito. Ma i baristi sono corsi ai ripari inventandosi il coffice, metà caffè, metà ufficio, dove per i clienti tutto è gratuito.

Nei coffice è possibile utilizzare Internet, corrente e persino bere soft drink; ciò che si paga è il tempo che si passa seduti: un’ora, un giorno, fino a prevedere pacchetti da uno o due mesi. Tra gli extra, molti offrono anche sale riunioni, tablet, stampanti e scanner.

Dalla Francia alla Nuova Zelanda, il bar-ufficio-pay-per-time punta ai liberi professionisti. Sono loro i cofficers, lavoratori in remoto, nomadi digitali, quelli a cui basta un laptop connesso per lavorare ovunque. Troppo precari per permettersi un ufficio, ma stanchi di lavorare a casa soli, con le pantofole ai piedi e le mille distrazioni a portata di mano.

E sono tantissimi. Lo ha intuito Ivan Meetin, moscovita di 30 anni che ha esportato il coffice in mezza Europa con il brand Zieferblat. Che in russo significa quadrante, a indicare il tempo che passa. A Londra, un’ora si paga intorno ai 7 euro, a Milano 4 euro. All inclusive: tè, cappuccino, ma anche un buffet dolce e salato, completo di frutta fresca.

Tommaso Puccioni, 34 anni, fondatore di una start up ad alto tasso di innovazione e creatività, ama lavorare nei coffice milanesi, ma evita quelli frequentati da studenti. “Lì sei continuamente distratto” dice a West.

Intendiamoci, il feeling tra un certo tipo di mestieri e il bar non è certo una novità di oggi. J.K. Rowling ha scritto il suo primo Harry Potter in una teieria di Edimburgo, la Elephant House.

Hemingway tirava fuori il taccuino a un tavolo del Dingo di Parigi, amato anche da Scott Fitzgerald. Kerouac era un habitué del bar Vesuvio, a San Francisco. Mentre Dostoevskij era di casa al Caffè letterario di San Pietroburgo e Tolkien al The Eagle and Child di Oxford.

Chissà se sarebbero riusciti a scrivere capolavori anche in un coffice, con l’ansia del tempo che scorre e il prezzo che sale.

Le regole del buon cofficer

1) Non occupare tutto lo spazio sul tavolo;

2) limitare la quantità di banda che si usa e disconnettere il wifi se non lo si utilizza, per consentire a tutti di avere una connessione veloce;

3) condividere le prese elettriche perché tutti abbiano energia sufficiente;

4) usare le cuffiette per ascoltare la musica o guardare i video;

5) evitare le video-chiamate;

6) pulire la propria postazione quando si è finito;

7) rimettere a posto le cose in comune che si sono usate, ad esempio i tablet.