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Matteo Borea, consulente strategico e innovatore nel settore del caffè,
comproprietario della storica torrefazione La Genovese di Albenga (Savona) e autore del blog matteoborea.it, punto di riferimento per imprenditori del chicco, espone la sua opinione su cosa ci aspetta dopo la tempesta dei futures sul caffè. Secondo l’esperto è necessario prepararsi in anticipo a ciò che seguirà la tempesta dei prezzi per sopravvivere. Leggiamo di seguito l’analisi di Matteo Borea.
Il prossimo mercato delle vacche
di Matteo Borea
MILANO – “Molti pensano che la tempesta dei futures sul caffè sia passata. Che i prezzi stellari visti nei mesi scorsi siano stati un’anomalia, e che da qui in avanti ci aspetti un ritorno alla calma. Io no.
Seguo i mercati finanziari e i movimenti dei fondi speculativi ogni giorno. Non perché mi piacciano i grafici, ma perché chi come noi vive di caffè deve capire come si muove il “Golia” della finanza se non vuole finirne stritolato.
E negli ultimi tempi sto vedendo emergere segnali preoccupanti. Non parlo del passato, ma del futuro. Per questo sento il dovere di condividere con voi la mia visione. Lo faccio per i colleghi, i “Davide” che ogni giorno tostano, vendono e portano avanti aziende vere.
E chi legge da tempo la mia newsletter lo sa: già mesi fa scrivevo che non avevamo ancora visto il picco della volatilità. Molti mi dicevano “sei catastrofista”. Poi l’arabica ha toccato i massimi storici.
Il problema non è il picco, è quello che viene dopo
Sì, l’arabica a New York ha sfiorato i 4,30 dollari/libbra lo scorso febbraio, massimo storico
Sì, la robusta a Londra ha toccato i 5.840 dollari/ton, altro record.
Ma il problema non è il massimo raggiunto. È la struttura del mercato che abbiamo oggi.
La curva dei futures è invertita: i contratti vicini costano più di quelli lontani. Questo si chiama backwardation e vuol dire una cosa semplice: c’è carenza di caffè subito.
Le scorte certificate ICE sono scese a 743.000 sacchi, il livello più basso degli ultimi 14 mesi [fonte: “ICE Coffee Inventories Drop to 14.5-Month Low” – Barchart ].
Nel frattempo il Brasile, che da solo fa metà dell’arabica mondiale, ha già raccolto il 94% del nuovo raccolto 2025/26, ma ha venduto solo il 31% al 9 luglio, sotto la media storica
E a luglio le esportazioni brasiliane sono crollate del 27,6% rispetto all’anno prima
[fonti: Cecafé/Reuters]
Vuol dire che il caffè c’è, ma non esce. I grandi produttori trattengono, aspettano prezzi ancora più alti. E intanto il mercato fisico si prosciuga.
Chi legge il mio blog sa che lo scrivevo già in tempi non sospetti: non era “un problema di picco”, ma di struttura.
La speculazione fiuta l’odore del sangue
A questo scenario già teso, aggiungiamo i fondi. Quelli che, come ha detto il chairman di Lavazza intervistato da Bloomberg, sono responsabili “per l’80% dell’impennata dei prezzi”.
E qui viene il paradosso: i fondi non sono ancora entrati del tutto. I dati del COT (Commitments of Traders) al 12 agosto mostrano che i money managers hanno aumentato i net long, ma non sono ancora a livelli estremi. Tradotto: se decidono di spingere davvero, il caffè può vivere la stessa dinamica del bestiame bovino negli USA, il cosiddetto “cattle market” che ha regalato performance stratosferiche agli speculatori. Ora avrete capito il perché del titolo che ho scelto.
Lo ripeto da mesi: quando i fondi corrono, non perdono. Perdono le aziende, quelle vere.
Conseguenze concrete per i torrefattori
Ecco cosa sta succedendo sul campo:
● Cash flow sotto assedio. Con prezzi triplicati e tassi alti, i torrefattori si trovano a corto di liquidità. Bloomberg parla di margin call da miliardi di dollari che hanno bruciato la cassa di molti trader
● Export ridisegnati. Gli USA hanno imposto un dazio del 50% sul caffè brasiliano da agosto. Risultato? I torrefattori americani devono cercare origini alternative a prezzi molto più alti.
● Europa sotto pressione. A fine 2025 scatterà la EUDR (regolamento UE sulla deforestazione). Molti importatori si stanno già coprendo con acquisti straordinari per non rischiare di rimanere fuori mercato.
Chi mi segue da tempo sa che queste mosse le avevo previste: quando dicevo che i futures potevano diventare un incubo non era per spaventare, era per preparare.
Non è il momento di sperare, è il momento di agire
Qui arriva la parte scomoda: chi pensa (e spera) “aspettiamo, i prezzi scenderanno” si illude. Non c’è nessuna garanzia che i prezzi tornino giù velocemente. Anzi: i fondamentali e la speculazione dicono il contrario.
La verità è che il caffè rischia davvero di diventare il prossimo “mercato delle vacche”: un rally prolungato e auto-alimentato che separa chi sopravvive da chi chiude.
Io non sto dicendo che è certo. Sto dicendo che se succede, sarà devastante. E che chi oggi non si prepara, domani rischia di sentire un fastidioso: “te l’avevo detto”.
La mia visione per i “Davide” del caffè
Allora, che fare? Non dico di speculare o di trasformarsi in trader. Dico: copritevi in modo intelligente, rivedete i blend senza tradire il vostro posizionamento, preparate listini flessibili e soprattutto imparate a comunicare e parlate con i vostri clienti. Non abbiate paura di spiegare perché il prezzo sale e quali sono i vostri valori.
Chi legge il mio blog sa che queste non sono strategie “accademiche”: sono le stesse mosse che hanno salvato aziende nei momenti più bui.
Il futuro non sarà facile, ma chi agisce subito può uscirne più forte. E, magari, guardarsi indietro tra un anno e dire: “Sono sopravvissuto perché ho avuto il coraggio di vedere in anticipo quello che altri non volevano vedere.”
Matteo Borea



















