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Esselunga, l’ultima lezione: adesso cresce del 30% nell’Italia ferma

La creatura di Caprotti spinge i ricavi a 7,3 miliardi e continua a investire - In un'Italia che stenta a far ripartire i consumi, c'è chi aumenta vendite e utili proprio nel settore della grande distribuzione, in quei supermercati cioè dove gli italiani vanno a fare la spesa

Esselunga

di Paolo Stefanato*
Esselunga che ieri ha diffuso i conti del 2015 è la dimostrazione che il volano investimenti-occupazione-vendite può essere virtuoso e che si può vincere persino là dove i francesi, con i loro marchi internazionali Carrefour o Auchan, soffrono.

Il modello Esselunga è una specie di macchina perfetta che ha il suo inventore: Bernardo Caprotti, classe 1925, (FOTO) un alchimista che ha messo insieme prodotti, negozi, trasporti, logistica, organizzazione e ne ha tratto un risultato che continua a stupire.

Nel 2015 il gruppo ha fatturato 7.312 milioni, con un incremento del 4,3% sul 2014, facendo meglio dell’intero mercato di riferimento, che è cresciuto del 2,4%. Il margine lordo è salito a 625 milioni (più 20%) mentre l’utile netto ha registrato un aumento del 37%, a 290 milioni.

Nell’esercizio sono stati effettuati investimenti per 400 milioni, 1,8 miliardi negli ultimi 5 anni: otto i negozi aperti, ricostruiti o ristrutturati l’anno scorso. Anche l’occupazione cresce: i 795 nuovi assunti nel 2015 hanno portato l’organico a 21.930 persone, il 72% a orario pieno e il 92% a tempo indeterminato.

Negli ultimi 5 anni (di crisi) Esselunga ha creato 2.600 posti di lavoro. Per il 2016 è prevista l’apertura di un «superstore» a Roma: un esordio importante per una catena tipicamente settentrionale.Oggi i 152 supermercati di Esselunga sono concentrati in Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Liguria e Lazio.

Ogni apertura è frutto di studi lunghi e approfonditi, a cominciare dal reddito medio dei bacini da servire. Il modello Esselunga è fatto di tanti dettagli che, alla fine, sono quelli che fanno i risultati.

Gli immobili sono di proprietà, e tutti, fin dal 1957, anno della fondazione, sono dotati di parcheggio. I negozi sono gestiti direttamente: niente franchising o altre formule di affiliazione, Esselunga presidia in proprio il suo business, non lo delega a terzi.

Molti prodotti sono fabbricati in casa, soprattutto pasticceria, biscotti, paste fresche. E i numerosi «mestieri» che convivono negli stessi negozi il salumaio, il macellaio, il fornaio vengono insegnati all’interno, in una vera scuola di formazione professionale.

Il rapporto con i fornitori è fondamentale per assicurare alla clientela sempre la migliore qualità. La gamma è vasta, e per ciascun prodotto c’è una scelta che va in profondità. L’offerta alla clientela è frutto di grande attenzione, e non solo merceologica: i negozi sono sempre puliti, ordinati, gli scaffali riforniti, le illuminazioni gradevoli, i pavimenti in marmo.

L’assistenza alla clientela è assoluta, e la gentilezza di persona o telefonica fa parte di quei princìpi aziendali che hanno permesso al gruppo di registrare, nel 2015, il 5% di clienti in più. Forte è la fidelizzazione e i titolari della carta Fidaty sono all’incirca 5 milioni.

Mediobanca svolge periodicamente un’analisi approfondita tra i protagonisti della grande distribuzione organizzata, ed Esselunga esce vincente in ogni grafico. Per esempio: i ricavi al metro quadro sono i più alti del sistema, 16mila euro al metro quadro, quando chi segue ne ha 7mila; segno che misura ed efficienza dei negozi sono giuste.

Il numero dei dipendenti è il più alto: 49 ogni mille metri quadrati, contro i 30 della Coop e i 20 di Carrefour; sembrerebbe una diseconomia: invece più dipendenti (ben organizzati) garantiscono maggiore qualità complessiva.