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La scomparsa di Florindo Fregnan fondatore della Elektra

florindo fregnan

È mancato venerdì mattina, a 87 anni, Florindo Fregnan (FOTO) pioniere dell’industria trevigiana, inventore, filantropo e padre di una famiglia che ha portato il marchio Elektra, quello della sua industria di macchine da caffè, ad essere fra i più apprezzati al mondo.

“Le sue Ferrari”, così chiamava i gioielli di design e tecnologia che subito dopo la guerra aveva cominciato a costruire e da allora non si era mai fermato. Una di quelle vite che ti aspetti di leggere in un romanzo di avventura o che sembrano costruite ad arte per
alimentare il mito del Nordest.

Nel 1947 Florindo Fregnan apre con il papà un piccolo laboratorio dove ripara e costruisce macchine da caffè espresso. Dopo quattro anni è già diventata una piccola officina e a metà degli anni cinquanta la si può definire una fabbrica, con operai altamente specializzati e tecnologie che sarebbe stato più ragionevole trovare in un distretto del nord Europa o negli USA, non a Treviso, allora ancora periferica cittadina ad economia semiagricola.

Il motivo della crescita è tutta nella visione evoluta di Florindo, che in una città ancora occupata dalle macerie di guerra, già parla di macchine a bassa manutenzione e design ergonomico. E subito dopo averne parlato, questi concetti prendono forma, perché il Fondatore di Elektra ha la stoffa per diventare un imprenditore.

Nel 1950, a due anni e mezzo dall’inaugurazione del primo micro laboratorio, arriva la prima svolta e sarà una svolta epocale sia per lui che per i bar di tutto il mondo. In quell’anno Florindo Fregnan brevetta e realizza la prima macchina da caffè espresso a gruppo idraulico automatico, utilizzato ancora oggi.

Da allora il numero delle invenzioni e dei brevetti si susseguono a ritmi quasi frenetici. Arrivano in sequenza il regolatore a galleggiante senza guarnizioni, il gruppo a erogazione automatica con elettrovalvola, soluzione adottata tuttora da ogni costruttore del mondo sulle macchine da caffè espresso professionali, il controllo elettronico della regolazione a cinque dosaggi…

Anche una sola di queste soluzioni geniali avrebbe giustificato la nascita di una nuova azienda, ma la personalità vulcanica e curiosa di Fregnan lo spinge sempre un passo avanti ed eccolo quindi a brevettare una macchina per cucinare gli spaghetti espresso, che poi vende con successo ad un imprenditore giapponese.

Non ha tempo per seguire anche quel progetto, perché adesso ha altro per la mente. Il suo obiettivo si chiama passaggio generazionale per i suoi due figli maschi e per la figlia Barbara, che nel frattempo ha fatto studiare. A partire dalla metà degli anni 80, uno dopo l’altro, entrano in azienda Federico, che sarà il nuovo direttore generale, ed Andrea, ingegnere, designer e attuale direttore operativo (Barbara decide poi di dedicarsi alla famiglia).

A loro due Florindo affida l’incarico di lanciare l’azienda nei mercati di tutto il mondo e di costruire macchine ancora più nuove e più belle. Così, mentre molte aziende del Nordest in quel periodo entrano in sofferenza e poi spariscono sotto gli effetti di un passaggio di testimone malgestito, l’Elektra assume una dimensione internazionale.

È in questo periodo che le macchine Elektra fanno la loro comparsa nelle case di tanti attori di Hollywood, diplomatici e VIP in generale, decretando il successo definitivo delle macchine da caffè più belle del mondo. Per i successivi venti anni il fondatore dell’Elektra seguirà con amore la crescita professionale dei due figli. Non lascerà mai l’azienda, dove è stato presente fino all’ultimo giorno, ma sempre più si ricaverà il ruolo di Presidente.

Con la fine degli anni 2000 gli effetti della recessione si fanno sentire anche nella sua azienda, ma su un punto lui è categorico: non si licenzia nessuno! Seguono anni di sacrifici e riassetti senza che nessuno dei suoi dipendenti abbia da risentirne e quando alla
fine di quest’anno il direttore generale Federico Fregnan annuncia la fine ufficiale della crisi, il primo pensiero di tutti va al Presidente, che è seduto insieme a loro alla cena di Natale, come è stato ogni anno negli ultimi settantanni.

Come tutti i grandi uomini dalla personalità complessa, Florindo Fregnan ha nutrito nel corso della sua lunga vita diverse passioni, tra queste le più forti erano quelle per l’arte e le cose belle d’altri tempi di cui era anche un collezionista, e l’attività venatoria, alla quale si dedicava nel tempo libero che sempre più riusciva a ricavarsi.

Nel silenzio e nella discrezione si viene adesso a sapere delle sue attività filantropiche, che operava seguendo le indicazioni della autorità ecclesiastiche. Famiglie indigenti, bambini in difficoltà, missioni cattoliche, erano questi i casi sui quali più amava dedicarsi e con la stessa determinazione proteggeva il suo piccolo grande segreto.

Florindo Fregnan era nato il 19 novembre 1928.

Le esequie avranno luogo martedì 22 alle ore 11, presso la chiesa arcipretale di Roncade (Treviso).