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La Franke (anche) macchine per caffè salva la Mamoli rubinetti di Lacchiarella

Dopo i tagli una buona notizia per la storica azienda di rubinetti

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LACCHIARELLA (Milano) – Dopo i tagli arriva una buona notizia per la Mamoli, la storica azienda di rubinetti e accessori per i bagni. Grazie a una joint venture di Franke Group e Paini Rubinetterie, l’azienda ciarlasca è salva e sarà rilanciata.

Franke – azienda leader mondiale nella fornitura di soluzioni e attrezzature domestiche e professionali per la cucina, il bagno e la preparazione del caffè con sede in Svizzera ad Aarburg – e Paini Rubinetterie – leader italiana nella rubinetteria domestica ed industriale – hanno infatti acquisito Mamoli, la storica azienda milanese. Rispettivamente con un’acquisizione delle quote societarie del 55 per cento da parte di Franke Group e del 45%. da parte di Paini Rubinetterie.

Un accordo che prevede il mantenimento delle attuali risorse umane e volto a salvaguardare e garantire un futuro al know-how produttivo rigorosamente made in Italy di Mamoli Rubinetteria, consentendo l’avvio di un percorso di sviluppo internazionale grazie alla consolidata posizione di Franke e Paini sui mercati di riferimento.

Alexander Zschokke, del Gruppo Franke, commenta: «Con l’acquisizione di Mamoli, oltre ad arricchire il proprio portafoglio di marchi con una firma prestigiosa e storica della rubinetteria italiana, Franke fa un ulteriore importante passo avanti nel consolidare la propria competenza nel settore dei rubinetti per cucina e bagno. Insieme a Paini, intendiamo investire a Lacchiarella».

«Siamo molto orgogliosi di questa partnership industriale con Franke per la produzione di rubinetti in Italia, il nostro obiettivo è rilanciare un marchio storico italiano e riportare Mamoli nella posizione di leader di mercato che le compete», commenta Marco Paini, amministratore delegato di Paini Rubinetterie.

Mamoli Robinetterie è stata fondata nel 1932 da Spartaco Mamoli e, dopo anni di grandi successi, ha dovuto cedere il passo alla grande crisi economica. Una crisi che si è accentuata negli ultimi due anni, culminando con il licenziamento di 46 degli 86 dipendenti. Con questa acquisizione però tutti si augurano che la crisi venga davvero lasciata alle spalle. I presupposti ci sarebbero, come spiegano dalla sede dei due grandi gruppi: «La produzione resterà a Lacchiarella, dove investiremo». Nel frattempo proseguono i percorsi avviati dagli enti preposti e dall’Agenzia per la formazione e il lavoro per riqualificare e reinserire nel mondo produttivo coloro che sono rimasti senza lavoro lo scorso mese al culmine della crisi aziendale.

Massimiliano Saggese