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Il sindaco Sala contro lo smartworking: pericoloso se diventa un’abitudine

"È evidente che una parte della città è ferma perché qualcun altro non lavora in presenza. Capisco che c’è una necessità di smart working, però, di nuovo, non consideriamola normalità. Se dovessimo considerarlo normalità dovremmo ripensare interamente la città e ripensare la città richiede tempo”, ha detto martedì a Sky Tg24 il primo cittadino

beppe sala milano
Il Sindaco Sala

MILANO – Lo smartworking è diventata una modalità di lavoro che ha sostituito l’ingresso quotidiano negli uffici: un’alternativa valida per evitare l’aumento dei contagi, che però ha degli effetti collaterali sull’economia che rischiano di diventare irreversibili. Tra i personaggi pubblici che più si sono scagliati contro il lavoro da remoto, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che torna sull’argomento più deciso che mai. Leggiamo la notizia da milanotoday.it.

Sala sul lavoro agile: soluzione per l’emergenza coronavirus sì. Abitudine no, assolutamente

Il sindaco di Milano, Beppe Sala, torna a parlare dello smart working e non cambia la sua scuola di pensiero. Anzi. “È evidente che una parte della città è ferma perché qualcun altro non lavora in presenza. Capisco che c’è una necessità di smart working, però, di nuovo, non consideriamola normalità. Se dovessimo considerarlo normalità dovremmo ripensare interamente la città e ripensare la città richiede tempo”, ha detto martedì a Sky Tg24 il primo cittadino.

“Ora molto spesso mi dicono – ha proseguito -, «ma tu difendi bar e ristoranti». Certo che li difendo, ma non penso solo a quello. Penso ai taxi o a tutto il mondo dello spettacolo, tra l’altro tutta gente che normalmente non ha un contratto a tempo determinato, vive se lavora. Che fanno questi se la città è vuota?”, ha concluso.

Quello di martedì è solo l’ultimo atto. A metà giugno lo stesso sindaco aveva lanciato il suo personalissimo allarme: “Sono molto contento che questo lockdown ci abbia insegnato lo smart working e ne ho fatto ampio uso in comune, ma ora è il momento di tornare a lavorare”, aveva detto in una delle sue – allora – solite dirette Facebook, scatenando l’ira di chi in quelle parole aveva visto una sottovalutazione del lavoro svolto da casa.

“L’effetto grotta per cui siamo a casa e prendiamo lo stipendio ha i suoi pericoli, ovviamente”, aveva proseguito Sala. Semplificare è rischiosissimo, e io non lo voglio fare. Sminuire il potenziale problema è altrettanto rischioso. Però riflettiamoci: a mio giudizio è il momento di tornare a lavorare”, aveva ribadito.

E cinque giorni dopo era arrivata un’altra puntata.

“Io dico a tutti «tornate al lavoro e presidiate la vostra scrivania»”, aveva “urlato” il primo cittadino ipotizzando potenziali licenziamenti proprio a causa del lavoro agile. “Il futuro dirà se ho ragione o se sono una Cassandra, ma, conoscendo questo mondo, temo che, dopo le vacanze, ci siano dei piani di efficientamento per dirla elegantemente, in maniera meno elegante dei licenziamenti abbastanza consistenti. Adesso che c’è una finestra sanitaria sufficientemente sotto controllo, questo lo dicono i virologi, è meglio tornare al posto di lavoro. Chi è stato a casa ha lavorato – aveva proseguito Sala, quasi a voler chiarire la frase della settimana prima -, ma se tutti stanno a casa c’è tutto un mondo intorno, ristoranti, bar tassisti, che rischia di non lavorare. Questo è il primo aspetto, però ce n’è un altro che mi preoccupa di più”.

“E cioè conoscendo le aziende, queste stanno facendo il ragionamento: ma veramente serve tutta questa gente o si può ridurre? Ora siccome i fatturati andranno giù perché la domanda di beni di consumo durevoli è già in discesa – aveva concluso -, ecco secondo me stanno già ipotizzando di tagliare il personale”.