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I giovani de Il Manovale dalla Puglia sbarcano oltre oceano negli Usa e Europa

"In tutto il mondo da anni è sviluppata la cosiddetta terza ondata del caffè - spiegano - La prima era quella del caffè solubile, semplicemente quello da preparare per il risveglio. La seconda, di pari passo con l'apertura delle catene commerciali, ha trasformato il caffè in un momento di condivisione. La terza, quella più recente, vede maggiore attenzione, dalla scelta della pianta, alla tostatura, alla preparazione. Un approccio autenticamente artigianale applicato al caffè che volevamo portare anche in Puglia"

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Gianluca Lavacca, roaster de "Il Manovale"

MILANO – Su queste pagine sono già comparsi, distinguendosi per passione e ricerca della qualità: sono il team pugliese de Il Manovale, tutto formato da giovani che hanno creduto nella cura per la materia prima e la sua trasformazione. Un impegno che non è passato inosservato e che ora dà i suoi primi frutti, con l’affermazione di questa realtà del made in Italy nel resto del mondo. Leggiamo la storia dal sito msn.com.

Il Manovale procede spedito oltre i confini nazionali

Sono partiti dalla loro esperienza nel mondo della torrefazione industriale, pensata per la media e grande distribuzione. Hanno studiato, imparato e scommesso su un modo diverso di concepire il caffè. Perché anche un settore fortemente tradizionale può diventare innovativo e caratterizzato da grande ricerca. Nasce da qui l’avventura de Il Manovale, una micro torrefazione artigianale fondata da un gruppo di under 40 nel 2019 a Turi.

“In tutto il mondo da anni è sviluppata la cosiddetta terza ondata del caffè – spiegano – La prima era quella del caffè solubile, semplicemente quello da preparare per il risveglio. La seconda, di pari passo con l’apertura delle catene commerciali, ha trasformato il caffè in un momento di condivisione. La terza, quella più recente, vede maggiore attenzione, dalla scelta della pianta, alla tostatura, alla preparazione. Un approccio autenticamente artigianale applicato al caffè che volevamo portare anche in Puglia”.

Anni di lavoro in un’importante azienda nel Barese hanno consentito di conoscere il campo e le specialità possibili al di fuori del mondo del caffè tradizionale. E quando si è presentata l’occasione lavorativa hanno deciso di puntare su loro stessi e sulla nuova idea. Minori quantità rispetto a quello industriale permettono di investire in maggiore qualità, ripartendo dalle pratiche che si applicavano nelle antiche caffetterie di quartiere. È una cultura differente rispetto a quella consueta, tanto che i maggiori clienti de Il Manovale sono fuori Italia (oltre a 20 caffetterie sparse per Bari e provincia), tra Germania, Grecia, Svezia e un progetto con gli Stati Uniti rallentato solo dall’emergenza covid-19, dopo un primo anno con 35mila chili di caffè tostato.

“Sin dai primi giorni di lockdown era evidente che bar e ristoranti sarebbero stati gli ultimi esercizi commerciali ai quali sarebbe stato concesso aprire” racconta Gianluca Lavacca, torrefattore e formatore de Il Manovale “ma per fortuna alla riapertura, le persone hanno avuto subito voglia di gesti che rientrassero nella normalità, come bere un espresso al bar, e dunque i consumi stanno crescendo gradualmente”.

Il punto di partenza è la ricerca di caffè coltivato in piccole fattorie

In Brasile, Costa Rica, Guatemala, Etiopia, Ruanda o Indonesia che rispetti i criteri di qualità che si sono auto imposti. Poi tocca alla tostatura vera e propria in forni specifici (appunto, tostatrici), lenta e curata; in un’unione tra ricerca meticolosa della materia prima e cottura più adatta che rende il torrefattore simile a un cuoco.

Oltre a un’azienda produttrice, proprio per diffondere maggiormente la cultura artigianale, Il Manovale è anche un avamposto in Puglia della Sca-specialty coffee association: si svolgono corsi di caffetteria riconosciuti e validi in tutti il mondo ed è sede per un circuito di gare del settore in cui ogni anno si sfidano i migliori professionisti italiani alla conquista del titolo nazionale.