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Il cioccolato di Gobino per una filiera sostenibile e tracciabile entro il 2021

Attualmente Gobino utilizza cacao proveniente da Venezuela, Ecuador, Messico e Tanzania. Con la scelta del mediatore unico a partire dal dicembre 2019 l’azienda torinese adotta modello di governance etico e volto alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica, attraverso il riconoscimento di un prezzo equo ai contadini, la garanzia dell’acquisto del raccolto, il sostegno alle produzioni che seguono un disciplinare agronomico con condizioni di lavoro dignitose e garantisca l’assenza di lavoro minorile

Guido Gobino controlla una partita di fave di cacao
Guido Gobino controlla una partita di fave di cacao

TORINO – Il cioccolato firmato Guido Gobino punta alla completa sostenibilità: un obiettivo ambizioso ma perfettamente in linea con la tendenza del mercato dettato da una nuova sensibilità da parte dei consumatori, che il maestro torinese vuole portare a termine entro il 2021. Come se il compito non fosse già complesso, si è dato pure una scadenza: vediamo a che punto siamo da askanews.it.

Gobino: un primo bilancio del maitre chocolatier

A capo di un’azienda riconosciuta a livello internazionale per una produzione di altissima fascia, con oltre 50 dipendenti e fatturato 2019 intorno ai 7 milioni, è un impegno che parte dall’approvvigionamento della materia prima: il cacao, che diverrà al 100% tracciabile e trasparente entro il 2021 grazie anche alla scelta di affidarsi a unico mediatore.

Attualmente Gobino utilizza cacao proveniente da Venezuela, Ecuador, Messico e Tanzania. Con la scelta del mediatore unico a partire dal dicembre 2019 l’azienda torinese adotta modello di governance etico e volto alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica, attraverso il riconoscimento di un prezzo equo ai contadini, la garanzia dell’acquisto del raccolto, il sostegno alle produzioni che seguono un disciplinare agronomico con condizioni di lavoro dignitose e garantisca l’assenza di lavoro minorile.

Per quanto riguarda le altre materie prime

Viene sottolineato l’impegno a favore dei prodotti nazionali puntando sulla Nocciola Tonda Gentile delle Langhe, prodotta esclusivamente sulle colline delle Langhe, Roero e Monferrato, sul latte proveniente degli allevamenti della filiera alpina piemontese, sullo zucchero da barbabietola italiano e su mandorle, pistacchi e agrumi canditi della Sicilia.

“Abbiamo identificato la sostenibilità come uno dei parametri fondamentali che concorrono a costruire la qualità dei nostri prodotti – commenta in una nota Guido Gobino – La sostenibilità è l’unica strada percorribile per concepire lo sviluppo futuro. Noi, già da tempo, ci impegniamo per garantire un’attenta e corretta gestione ambientale, sociale ed economica nell’intera filiera di produzione del nostro Cioccolato”.

Per quanto riguarda l’impronta ambientale, il bilancio di sostenibilità dà conto della ricerca portata avanti sui materiali alternativi per il packaging

Che nel 2019 impiegavano prevalentemente carta per l’87% e poi plastica (7%) e alluminio (6%): nel corso degli anni – viene sottolineato – è stato possibile garantire che tutte le confezioni di plastica fossero riciclabili al 100%. Complessivamente nel 2020 l’azienda ha registrato poi una riduzione della plastica di 870 chili (36% in meno) rispetto al 2019 e l’obiettivo al 2025 è avere una quota di sostituzione di materiali alternativi alla plastica del 50%.

Il 100% della carta e cartone vergini impiegati sono certificati Fsc (la certificazione assegnata alle foreste gestite in modo sostenibile), provengono quindi da foreste gestite responsabilmente. Il ricorso alla carta riciclata, oggi ancora marginale, prevede entro il 2025 una quota del 50% di carta riciclata sul totale di acquisti di carta e cartone dell’impresa.

Coerente infine con le scelte complessive l’impegno ad azioni di sensibilizzazione del consumatore a separare l’alluminio – materiale già al 100% riciclabile e insostituibile nel confezionamento del cioccolato – dagli altri materiali per un corretto smaltimento e riciclo. Negli ultimi anni i consumi di energia e di acqua per la produzione sono stati ridotti drasticamente grazie all’uso di pannelli solari e di un impianto di recupero di calore, nonché all’installazione di un sistema per il monitoraggio constante dei consumi energetici.

Dalla rendicontazione emerge anche una netta prevalenza di lavoro femminile – 70% sul totale – senza alcuna differenza di retribuzione per genere a parità di mansione e bassissimo tasso di turnover. L’azienda collabora con l’Università degli Studi di Torino, ospitando tirocini formativi degli studenti del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Ambientali.