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Fallimento Emilpack: prima asta deserta. Ma si rifarà il 19 aprile e in vista c’è un acquirente

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Alcuni dei prodotti che escono dallo stabilimento Emilpack di Sasso Marconi in provincia di Bologna

MILANO – Il 28 febbraio era il tanto atteso giorno decisivo per l’Emilpack di Sasso Marconi (Bologna) dopo la dichiarazione di fallimento della società, che apparteneva al Gruppo Cogeco di Trieste, lo scorso 27 ottobre. L’ultimo giorno di febbraio era quello dell’asta giudiziaria per l’aggiudicazione della fabbrica, macchinari e immobili. Ma l’asta è andata deserta. Perché, nonostante le pur annunciate dichiarazioni d’interesse, nessuno si è presentato all’ufficio aste giudiziarie del tribunale di Bologna.

Eppure, da voci bene informate, gli interessati, le aziende che si erano fatte avanti, sarebbero state sei o sette.

Evidentemente però, alla fine nessun imprenditore ha ritenuto economicamente sostenibile la proposta della prima asta.

Rinviando tutto alla prossima tornata d’asta che è ora in programma giovedì 19 aprile. E in vista della quale c’è un imprenditore interessato che sta scaldando i motori.

Ricordiamo che la Emilpack, una delle aziende storiche e più note sul fronte delle produzione di capsule e cialde conto terzi, era stata dichiarata fallita dal Tribunale di Bologna lo scorso 27 ottobre. Adesso il fallimento della prima tornata d’asta e il rilancio per una seconda opportunità.

Questa la situazione che, per parte sindacale è seguita da Luigi Maiello della Flai-Cgil in rappresentanza dei 34 lavoratori mentre la curatrice fallimentare è la dottoressa Antonella Fratalocchi di Bologna.

Di sicuro adesso c’è che, grazie alla seconda tornata d’asta e in presenza di commesse, la fabbrica di Sasso Marconi continua a lavorare.

Tutto però resta legato a come andrà la seconda asta, a prezzi ribassati di macchinari e immobili. Sindacato e lavoratori attendono che si concretizzi l’interesse annunciato. In questo caso i lavoratori potrebbero scendere a 19 sulla base di un verbale d’accordo già sottoscritto. L’esodo interesserebbe i lavoratori in funziona dell’anzianità di lavoro.

Intanto l’Emilpack resta tutt’ora sul ricco mercato delle caspule dato che la produzione non è mai stata interrotta, nonostante l’esercizio provvisorio.

Da Sasso Marconi propongono sempre un’ampia gamma di servizi su scala industriale. Dalla tostatura alla produzione e confezionamento di caffè in cialde e capsule. Dalla fornitura di caffè e orzo biologici, alla produzione e confezionamento di caffè decaffeinato in bustine e capsule.

Ma l’ultima parte della storia dell’Emilpack, sino all’epilogo del 28 febbraio, è stato in salita. Si perché il fatturato 2016 era stato di 3.568.188 in calo rispetto ai 5.467.993 del 2015. Sta scritto nel bilancio depositato il 14 luglio 2017 a firma dell’amministratore unico Boris Peric. Lo stesso documento indica una perdita d’esercizio per il 2016 di 972.275 euro.

Prima della dichiarazione di fallimento l’Emilpack faceva capo alla finanziaria KB 1909 Spa con sede a Gorizia. La finanziaria a sua volta deteneva indirettamente la maggioranza del capitale sociale dell’azienda emiliana attraverso la Cogeco S.r.l. di Trieste che la rilevò qualche anno fa dalla proprietà precedente. All’epoca la Cogeco si occupava di commercializzazione di caffè verde.

La Emilpack ha la sede in via dell’Artigiano 9 a Sasso Marconi, sulle colline attorno a Bologna. Dopo la dichiarazione di failure, lo scorso 27 ottobre, l’azienda è entrata nelle premure della curatrice fallimentare, la commercialista Antonella Fratalocchi di Bologna.

Il futuro dell’azienda

Non dimentichiamo gli addetti che, in casi come questo, sono quelli che pagano il prezzo più alto e che adesso rischiano di restare senza lavoro. Se l’asta non andasse a buon fine.

La Emilpack ha avuto fino a 52 addetti ai tempi d’oro, scesi a 38 al 31 dicembre del 2016 con 4 impiegati. Ora i dipendenti sono 33, 29 operai e 4 impiegati.

Adesso sulla forza lavoro pesa la situazione. Perché anche in caso di accordo potrebbe scattare il licenziamento collettivo per sfoltire i ranghi. C’è già un accordo in questo senso. Lascerebbero i lavoratori in funzione dell’anziantià di servizio in funzione delle nuove esigente tecnico organizzative. Sempre secondo l’accordo raggiunto con il verbale d’accordo ci sarebbe lavoro per 19 persone.