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Il caffè aiuta a sentirsi meno stanchi, ma solo per qualche giorno: cosa dice la scienza

Una delle ricercatrici: “Il nostro studio indica che l’assunzione moderata di caffè può mitigare alcune ripercussioni della riduzione del sonno in pochi giorni, tuttavia, questo non è un sostituto per una buona notte di sonno a lungo termine”

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Alcune risposte sulla caffeina

MILANO – Tutti noi abbiamo preso un caffè non solo per puro piacere, ma soprattutto per sfruttare il suo “effetto sveglia” e riportarci attivi a lavoro. La scienza ha confermato che questa bevanda è davvero un supporto quando bisogna scrollarsi di dosso un po’ di stanchezza, ma uno studio più recente ha aggiunto un’ulteriore scoperta: questa sua azione ha una scadenza nel tempo. Leggiamo i dettagli da notiziescientifiche.it.

Effetto sveglia, sì, ma per quanto?

Lo certifica ora un nuovo studio: il caffè aiuta a contrastare, naturalmente in maniera temporanea, l’effetto della perdita di sonno sulle funzioni cognitive. La conclusione arriva da un nuovo studio, pubblicato su Progress in Neuro-Psychopharmacology and Biological Psychiatry che conferma che la caffeina ha un’azione contrastante per quanto riguarda il calo dell’attenzione delle funzioni cognitive quando c’è un accumulo di sonno perso, ad esempio dopo una settimana particolarmente impegnativa oppure dopo un periodo in cui il sonno non è stato adeguato.

Quello che però scopre questo studio è che il caffè con caffeina ha un effetto temporaneo

I ricercatori hanno svolto lo studio su 26 partecipanti tutti portatori di un particolare genotipo del gene che codifica per il recettore A2A dell’adenosina, un genotipo presente nel 35% dei soggetti delle popolazioni europee. Si tratta di individui geneticamente sensibili alla caffeina, scelti dai ricercatori proprio per evitare di incappare in individui insensibili, anche in parte, alla caffeina.

I partecipanti venivano divisi in due gruppi: chi beveva caffè con caffeina e chi doveva bere caffè decaffeinato

L’esperimento è durato cinque giorni e a tutti i partecipanti venivano limitate le ore di sonno (potevano dormire al massimo per cinque ore a notte). I test per le funzioni cognitive vedevano il funzionamento di varie attività quali il livello di vigilanza, il tempo di reazione, l’accuratezza e la memoria.

Dopo i primi tre o quattro giorni di sonno limitato e durante il quinto e ultimo giorno non venivano osservate differenze, in termini di decadimento delle funzioni cognitive, tra coloro che bevevano caffè con caffeina e coloro che bevevano caffè decaffeinato.
Secondo Denise Lange, una delle autrici dello studio, questi risultati mostrano che, anche se il caffè può effettivamente mitigare gli effetti della mancanza di sonno sulle attività cognitive, questi effetti sussistono solo per pochi giorni e non per un periodo lungo termine.

In sostanza se si continua a non dormire per un numero di ore sufficiente per settimane, continuare a bere caffè per sopperire alla mancanza del sonno comincia a diventare inutile già dopo pochi giorni: “Il nostro studio indica che l’assunzione moderata di caffè può mitigare alcune ripercussioni della riduzione del sonno in pochi giorni, tuttavia, questo non è un sostituto per una buona notte di sonno a lungo termine”.

Approfondimenti su questo argomento al link:

Coffee effectively attenuates impaired attention in ADORA2A C/C-allele carriers during chronic sleep restriction – ScienceDirect (IA) (DOI: 10.1016/j.pnpbp.2020.110232)