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Le riaperture dei locali, l’ipotesi: coprifuoco alle 24, e spazi aperti

Le regioni accelerano e il governo Draghi valuta. Giovedì l'incontro: tutto dipenderà dall'andamento dei contagi e della campagna vaccinale. Speranza: "D'accordo sul riaprire alcune attività all'aperto"

riaperture d'andrea bar milano
L'esperienza delle chiusure dei bar in un film

MILANO – Tutti col fiato sospeso in attesa che si decida finalmente di procedere con delle riaperture dei locali seppur graduali e in sicurezza. In primis sicuramente i gestori, che dalle piazze in protesta gridano il loro disagio al Governo ormai da tempo. In programma uno spiraglio di luce con delle nuove misure all’orizzonte. Vediamo quali sono le possibili modalità per ripartire da adkronos.com.

Riaperture dei ristoranti anche la sera e coprifuoco a mezzanotte

Sono le ipotesi che circolano in vista dell’incontro di giovedì tra governo e regioni nel corso del quale si valuterà l’eventualità di un allentamento di misure, divieti e restrizioni anti Covid in Italia se l’andamento dei contagi e della campagna vaccinale lo consentiranno. Le Regioni accelerano, l’esecutivo valuta. Ma lo scontro tra ‘aperturisti’ e ‘rigoristi’ di governo si staglia già all’orizzonte. Le Regioni lavorano a un documento sulle aperture, stando alle voci che trapelano mentre la riunione dei tecnici chiamati a stilarlo è in corso, e chiederanno le riaperture dei ristoranti anche la sera, privilegiando gli spazi all’aperto.

Una richiesta che prende piede anche nel governo

Dove qualcuno -spiegano fonti dell’esecutivo all’Adnkronos- valuta l’ipotesi di spostare più avanti le lancette del coprifuoco, dalle 22 a mezzanotte, una richiesta che potrebbe essere avanzata già la settimana prossima. E che farebbe il paio, si ragiona nel governo, con la richiesta che sarebbe stata avanzata dal premier Mario Draghi al Cts, ovvero mettere nero su bianco dei protocolli che non siano anti-economici, con un occhio attento ai settori più in sofferenza. E non c’è dubbio che quello dei ristoranti lo sia.

Per Draghi però c’è una condizione per le riaperture che viene prima di tutte le altre: la tutela della salute

Dunque riaprire solo se la curva epidemiologica e la campagna vaccinale lo consentiranno, dopo aver ‘scudato’ anziani e fragili. Perciò tutto è ancora da vedere, “alla luce dei contagi e del quadro, per giunta col l’altolà al vaccino J&J – ragiona un ministro ‘rigorista’ – è lunare ora pensare di tornare a vivere di sera”. Ma una parte dell’esecutivo e delle Regioni sembra voler accelerare.

“A maggio bisogna riaprire – dice un ministro della ‘fazione’ opposta – e i ristoranti a pranzo non bastano a rimettere in piedi un comparto in ginocchio”. Le regioni sembrano pensarla allo stesso modo, lo scriveranno nero su bianco nelle linee guida da sottoporre all’esecutivo.

“Obiettivo del documento che presenteremo al governo giovedì – dice all’Adnkronos il neo presidente della conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia- è garantire la massima sicurezza quando ci saranno le riaperture”. Già, ma quando? E’ presto per dirlo. Anche se il ministro Giancarlo Giorgetti si mostra fiducioso: “La decisione sulle riaperture sarà presa probabilmente la prossima settimana dal Consiglio dei ministri”, dice a margine dell’incontro con il Fipe.

Speranza: “Sì alle riaperture di alcune attività all’aperto”

“Premesso che tutto dipenderà dai dati, l’ipotesi di lavorare in modo particolare” sulle riaperture per attività “all’aperto è un’ipotesi che personalmente mi convince molto. Poi dovremo chiaramente confrontarci con i nostri scienziati e con i nostri tecnici in sede di governo, ma tutti i dati che ho visto indicano che all’aperto c’è sicuramente una minore possibilità di contagio”, ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza, nel suo intervento a Porta Porta, in onda questa sera su Raiuno. “Credo quindi – ha aggiunto Speranza – che la stagione della primavera inoltrata potrà aiutarci a recuperare alcune attività all’aperto”.

“Abbiamo bisogno di essere prudenti perché fare un passo un po’ più lungo può farci tornare indietro -ha rimarcato il ministro-. La volontà di tutto il governo però va nella direzione di verificare settimana per settimana i dati del contagio e costruire una modalità che ci consenta di far ripartire una serie di attività ma senza correre rischi e di ripartire in sicurezza”. Alla domanda se ci si possa aspettare le riaperture nel mese di aprile, Speranza ha risposto: “Questo ce lo diranno i dati. Il decreto vigente dura fino al 30 aprile, credo sia sicuramente lecito aspettarsele per maggio”.

Gelmini: “Riaprire in sicurezza, ma no a liberi tutti”

“Vogliamo riaprire, ma in sicurezza. No ad un liberi tutti. I dati di oggi sono abbastanza positivi, soprattutto la riduzione dei posti letto in terapia intensiva. Più si vaccina e più si apre”. Così il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini, ospite al Tg2Post, su RaiDue. “Il virus non guarda i confini, l’approccio per riaprire deve essere nazionale, per questo il cronoprogramma è in sinergia tra Governo e Regioni”.

“Non esiste il partito del riaprire e quello del chiudere – ha aggiunto – tutti vogliamo ripartire. Il Paese è esasperato e lo sappiamo, servono risorse. Per questo domani verrà varato un piano per uno scostamento di bilancio poderoso, una cifra importante a supporto delle categorie più colpite. Bar, ristoranti, palestre e tutte quelle che hanno subito di più”.

“Aprile è stato il mese della riapertura delle scuole, maggio deve essere il mese della ripartenza delle attività economiche. Il passaporto vaccinale potrà agevolare la circolazione e la mobilità, in sicurezza. Non dobbiamo tornare indietro, ma andare avanti”.

“Le isole Covid free? Vorrei tutta l’Italia Covid free”, ha aggiunto. “Sulla campagna vaccinale abbiamo accelerato. Siamo passati da 180mila vaccinazioni al giorno a 300mila, ora arriveremo a 400mila”. “Al momento sono previsti, dal 15 aprile fino al 22, 4 milioni di nuove dosi di vaccino e solo 180mila sono di Johnson & Johnson. Le altre saranno Pfizer, Moderna e AstraZeneca. Già 13 milioni di italiani hanno ricevuto la prima dose, 4 già la seconda. Stiamo correndo per la vaccinazione over 80, dobbiamo raggiungere le 500 mila somministrazioni al giorno”.

“E’ chiaro che lo stop di Johnson & Johnson ci preoccupa, ma non influirà sulla campagna vaccinale. Questo blocco, come dimostra quello temporaneo di AstraZeneca, dimostra trasparenza su ciò che accade. Bisogna affidarsi ad Ema e Aifa e aspettare le loro valutazioni”.

“Il rispetto del piano vaccinale è la priorità del governo. Il piano di Conte aveva delle lacune sulle categorie prioritarie da vaccinare, che sono anziani, disabili, operatori sanitari e scolastici, poi si procederà per fasce d’età. De Luca ha buon senso ed è pragmatico, non è in discussione il suo rispetto per le categorie e l’attenzione al turismo è una nostra priorità”. “I vaccini nelle farmacie? Li abbiamo messi – ha aggiunto – e in Liguria e Piemonte c’è stata un’accelerazione grazie alle prenotazioni nelle farmacie. Non c’è un colpevole sui ritardi, le dosi a disposizione vengono tutte somministrate, il problema è il quantitativo”.

“Le immagini di Londra e la ripresa a vivere e alla normalità? E’ possibile che a maggio avvenga anche da noi” conclude.