venerdì 21 Gennaio 2022

Dogane cinesi: dal primo gennaio ecco cosa cambia pure per le imprese italiane

Ogni anno un gran numero di aziende ed esportatori stranieri del settore del F&B non riesce ad accedere al mercato cinese a causa dell'insufficiente conformità e resta in stand by. Fra i mesi di gennaio e luglio 2019, un totale di 727 lotti di prodotti stranieri sono stati restituiti o distrutti per mancanza di conformità, mancanza di certificati, etichette e imballaggi, utilizzo eccessivo o insufficiente di additivi alimentari, presenza di micro-organismi, mancata presentazione per ispezione e quarantena, ingredienti non conformi e altre ragioni

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PECHINO – La Cina risulta esser il secondo importatore di cibo e bevande nel mondo e come tale, le sue nuove disposizioni per tutte le aziende che desiderano portare i propri prodotti su questo territorio e distribuirli, sono un punto da studiare per bene. Le dogane cinesi hanno regole rinnovate a partire dal primo gennaio 2022: una data dietro l’angolo. Proviamo a capire come è giusto muoversi per le imprese, dall’articolo di Rita Fatiguso su ilsole24ore.com.

Dogane cinesi: l’esportazione cambia regole

Riporta iIlSole24Ore: a  partire da Capodanno devono registrarsi sulle Dogane cinesi, in mancanza, nemmeno un panettone passerà la frontiera di un mercato enorme. In queste ore di festa ma febbrili per le aziende del settore l’obiettivo è uno solo: chiudere in tempo la procedura, lunga e complessa, che Pechino ha richiesto a metà anno per tracciare tutti i prodotti in entrata nel Paese e garantirne l’autenticità. Ottimi propositi, ovviamente, ma le cose non sono così semplici né vanno sempre lisce, anzi. C’è molta ansia, perché senza la registrazione dell’azienda in Dogana non sarà possibile né importare né distribuire i prodotti.

Un po’ di numeri da IlSole24Ore: Dopo gli Usa, nel 2016, la Cina è diventata il secondo maggior importatore mondiale di alimenti e bevande. I dati dell’Amministrazione Generale delle Dogane cinese (GACC) rivelano che, nell’ultimo decennio, le importazioni di alimentari in Cina sono cresciute ad un tasso annuo medio del 17,4 %. Nel 2019 prima della pandemìa erano ben 2.283i prodotti alimentari importati da 176 Paesi e regioni di tutto il mondo. Nel 2018 la cifra dell’import di Pechino era di 110 miliardi di dollari e i principali esportatori Brasile, USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

Mercato promettente ma estremamente complesso, con un sistema normativo a diversi livelli, per assicurare la qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari importati.

Anche per l’Italia l’alimentare in Cina rappresenta un grande valore aggiunto. L’Ambasciata a Pechino, l’Ice, i ministeri competenti hanno fatto di tutto per favorire un’applicazione corretta del Regolamento del 13 aprile 2021 con il quale l’Amministrazione generale delle dogane della Repubblica popolare cinese (GACC) ha emanato le “Misure amministrative sulla registrazione dei produttori esteri di alimenti importati” , che entreranno in vigore a partire dal 1 Gennaio 2022. Rispetto all’attuale normativa, ci sono significativi cambiamenti specie per ottenere la registrazione per tutti i prodotti agroalimentari.

L’obbligo delle dogane cinesi vale per tutti: se necessario, il GACC richiederà i documenti del sistema di sicurezza, igiene e protezione alimentare, ad esempio la planimetria della fabbrica, delle celle frigorifere

Per altri prodotti il processo di registrazione è semplificato e così i documenti da presentare La registrazione dovrebbe avvenire tramite il sistema online di China Import Food Enterprise Registration (http://spj.customs.gov.cn/cifer/) .

Il Food&Beverage viene controllato da diverse agenzie e dipartimenti governativi, in particolare dalla State Administration for Market Regulation (SAMR), dalla National Health Commission of China (NHCC) e, quindi, non solo dal GACC.

Ogni anno un gran numero di aziende ed esportatori stranieri del settore del F&B non riesce ad accedere al mercato cinese a causa dell’insufficiente conformità e resta in stand by. Fra i mesi di gennaio e luglio 2019, un totale di 727 lotti di prodotti stranieri sono stati restituiti o distrutti per mancanza di conformità, mancanza di certificati, etichette e imballaggi, utilizzo eccessivo o insufficiente di additivi alimentari, presenza di micro-organismi, mancata presentazione per ispezione e quarantena, ingredienti non conformi e altre ragioni. L’intera catena di approvvigionamento ne risente e quando va proprio male viene revocata la licenza all’importazione e l’attività commerciale proibita.

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