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Ventimiglia, scopriamo Delia Buonuomo: è la barista che unisce l’Italia e i migranti

delia buonuomo
Delia Buonoumo

VENTIMIGLIA – Le storie sul caffè spesso hanno un lieto fine: sono racconti di persone che si incontrano, che, soprattutto, si vengono incontro. La tazzina da sempre, soprattutto quando si tratta della tradizione italiana, unisce e non divide. In questo periodo di scontri tra italiani e migranti, vogliamo riportare un esempio che testimonia come sia possibile aiutarsi a vicenda tra diverse popolazioni, magari con il solo aiuto di un espresso. Si tratta di un’iniziativa presa da una barista di Ventimiglia, terra di confine e conflitti. Delia Buonuomo viene descritta su letteradonna.it e poi qui, per i lettori che ancora credono che un ponte tra culture diverse si possa costruire attraverso piccoli gesti.

Delia Buonuomo non è un’attivista o una volontaria

E’ la titolare da 15 anni di un bar in via Hanbury a Ventimiglia. Una donna dotata di compassione e tanto coraggio; che non è riuscita a girarsi dall’altra parte vedendo entrare nella sua attività chi aveva fame, freddo, e paura.

Così ha iniziato ad aiutare i migranti sul confine tra Italia e Francia

Senza mai dire no «a chi chiede un piatto di pasta o a chi crepa di freddo. Umanamente non è possibile, come mamma, come nonna. Perché, prima di tutto, il bar è un pubblico esercizio, dove ha diritto ad entrare chiunque». Così ha spiegato lei stessa.

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Nonostante di motivi, per lasciare fuori tutti, i suoi concittadini ne abbiano dati tanti. Oltre a non frequentare più il bar, che si trova proprio di fianco all’edificio del Comune, gli abitanti del luogo la insultano. Qualcuno addirittura le sputa addosso, e qualcun’altro vandalizza il locale.

Una città spaccata

Da quando tre anni fa la cittadina ligure è diventata il centro di un flusso umano, la popolazione si è divisa in due. In migliaia, ogni giorno, passano di qui con la speranza di raggiungere il resto d’Europa.

«Certo che mille persone al giorno creavano scompiglio. Sono persone con esigenze fisiche. Quello che i cittadini non capivano è che la colpa non è loro, ma di come l’emergenza viene gestita. Se chiudono le fontane per non permettergli di lavarsi, se i bagni pubblici sono a pagamento, se i bidoni della spazzatura sono pochi, e non bastano già per noi abitanti, il disagio è dietro l’angolo.». Ha raccontato la barista, 60 anni.

Così, invece che servire cappuccino e brioches, Delia ha iniziato a vendere biscotti da un euro, «che costano come il caffè ma riempiono meglio la pancia». A fare quello che può per compilare i documenti, rinnovare permessi di soggiorno e ricaricare i telefoni.

La minaccia della chiusura

«Ho dovuto installare le telecamere di sorveglianza per non essere più disturbata. Ma una delle due porte ancora non funziona, i pezzi di ricambio costavano troppo». Ha spiegato. Ma non sono solo quelli delle riparazioni i soldi che mancano e il locale rischia di chiudere.

I ragazzi delle associazioni che lavorano al soccorso dei migranti sul confine, come Penelope e K2, frequentano il bar Hobbit ogni giorno. Per permettere alla proprietaria di rientrare delle spese con le loro consumazioni. Ma con la fine dell’estate la clientela calerà ulteriormente.

Il prezzo emotivo, per Delia, è molto alto

«Ho visto uomini e donne piangere perché hanno perso la moglie o il marito in mare. Ieri una donna nigeriana è entrata con una bambina piccola, non mangiavano da due giorni. Tutto questo dolore lo subisci indirettamente, all’epoca non ero preparata, ora mi sento provata e stanca.

Ma quando i ricordi brutti sono tanti, e quelli belli pochi, basta ricevere una chiamata da chi ce l’ha fatta ad arrivare a destinazione e a ricongiungersi con la propria famiglia, e vuole ringraziarti per l’ospitalità, che tutta la stanchezza sparisce».

In seguito alla pubblicazione di questo articolo abbiamo saputo che è in corso una campagna di raccolta fondi solidale per aiutare il bar a rischio chiusura.

Il link della sottoscrizione è https://www.gofundme.com/solidarieta-per-delia