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FIRENZE – Il caffè, a Firenze, non è solo una bevanda ma un’esperienza urbana. Con l’accordo tra Comune e Soprintendenza sui dehors del centro storico, il modo di bere un espresso in piazza entra in una nuova fase, tra riduzione degli spazi e strutture standardizzate. Una decisione che incide direttamente sulla cultura del caffè all’aperto e sul modello economico dei locali.
Un’intesa sulle regole
Il Comune di Firenze e la Soprintendenza hanno raggiunto un’intesa sulle regole per i dehors nelle principali piazze del centro storico. Alcune strutture chiuse, spesso definite “acquari”, resteranno, ma con dimensioni e caratteristiche riviste. L’obiettivo dichiarato è una riduzione complessiva di circa 200 metri quadrati di suolo pubblico occupato.
Il nuovo modello prevede limiti precisi: profondità massima delle strutture, passaggi centrali obbligatori per la fruizione delle piazze e criteri uniformi per materiali e ingombri. Le concessioni avranno una durata pluriennale, indicata in cinque anni, per garantire stabilità agli esercenti che investono nei nuovi allestimenti.
Le piazze storiche
Le piazze come Repubblica, Signoria, Santa Maria Novella e Pitti sono da anni luoghi simbolo del consumo di caffè all’aperto, soprattutto per bar storici e locali a forte vocazione turistica. Negli ultimi anni, l’aumento e l’ingrandimento dei dehors hanno sollevato un dibattito sul rapporto tra tutela del patrimonio, vivibilità degli spazi e sostenibilità economica delle attività.
L’accordo nasce da questo confronto: da un lato l’esigenza di proteggere il valore storico e visivo delle piazze, dall’altro la necessità di non azzerare una componente fondamentale del fatturato dei bar, in particolare per il servizio ai tavolini.
Per chi vive e lavora nel mondo del caffè, le nuove regole significano un cambiamento concreto dell’esperienza di consumo. Meno spazio può voler dire meno tavoli, ma anche maggiore ordine visivo e una fruizione più equilibrata delle piazze. La standardizzazione dei dehors riduce le differenze tra locali, spostando l’attenzione dalla struttura esterna alla qualità dell’offerta: servizio, miscela, identità del bar.
Dal punto di vista del business, la durata delle concessioni offre una previsione temporale che consente investimenti più ponderati, ma impone anche scelte attente su costi e ritorni.
Cosa succederà?
Il passaggio decisivo sarà l’approvazione del regolamento in Consiglio comunale e la fase di adeguamento dei locali. Nel breve periodo, il rito del caffè in piazza continuerà, ma in spazi più misurati. Nel medio termine, la sfida sarà capire se un ambiente urbano più ordinato potrà rafforzare, anziché indebolire, il valore culturale ed economico del caffè fiorentino.



















