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martedì 18 Giugno 2024
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Come le piantagioni di tè in India mettono a rischio le vite degli elefanti

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MILANO – La coltura intensiva del tè in India, oltre a sfruttare spesso una manodopera spesso sottopagata, riscuote un pesante tributo anche sulle vite degli elefanti, specie quelli più piccoli. Scopriamo come in questo articolo a firma di Roberta de Carolis, tratto da greenMe, che vi proponiamo di seguito.

Cosa c’è dietro una tazza di tè? Purtroppo molto dolore (anche) per gli elefanti e i loro cuccioli. Le piantagioni di questa diffusissima bevanda, infatti, provocano loro molte ferite, anche mortali. E i più piccoli sono ancora più a rischio.

Stando al rapporto del 2018 della Fao, il tè è la seconda bevanda più popolare al mondo (dopo l’acqua). E la produzione in India ha raggiunto un livello record di 1,27 milioni di tonnellate nel 2016, attestandosi al secondo posto al mondo (dopo la Cina).

Mentre le condizioni di chi lavora nelle piantagioni, tra l’altro, continuano ad essere pessime: i salari sono molto bassi e non bastano per mantenere le famiglie

Come riporta il National Geographic, in India, e in particolare nello stato di Assam, gran parte della terra in cui viene coltivato il tè è piatta. E, poiché l’acqua stagnante fa male agli arbusti, gli agricoltori scavano trincee drenanti per impedirne l’accumulo.

Il sistema, ottimo per il tè, è pericoloso per gli elefanti. Soprattutto quelli più giovani, che vi possono cadere, provocandosi fratture o comunque isolandosi dal branco. Con conseguenze che possono diventare irreparabili. Questi animali, infatti, se cadono sulla schiena non riescono a tornare in piedi. E i piccoli sono particolarmente vulnerabili alle trincee perché poco abituati ai terreni irregolari.

Kushal Konwar Sarma, veterinario e membro di Project Elephant, un programma di conservazione della fauna selvatica sponsorizzato dal governo indiano, sostiene che i numeri sono preoccupanti. Perché tra le tante cause di morte degli elefanti (moltissime colpa nostra), quella delle piantagioni di tè incide fino al 10%.

Sarebbe comunque una tragedia, ma per gli elefanti lo è ancora di più. La specie infatti è fortemente minacciata, anche più di quella africana: le stime indicano che la popolazione lì sia diminuita di almeno la metà negli ultimi 75 anni. E i dati sono destinati a peggiorare, anche perché le coltivazioni di tè sono in aumento.

Il tè non può dunque conciliarsi con il benessere degli elefanti?

In realtà sì, è possibile, ma le trincee dovrebbero essere angolate, terrazzate o calpestate per consentire agli elefanti, compresi i giovani, di attraversare o accedere all’acqua in modo sicuro, o al limite colmate con griglie, canali sotterranei o tubi di drenaggio in modo che il terreno sia più regolare.

Altre possibili misure di sicurezza includono l’uso di torce elettriche e rumori per dissuadere gli elefanti ad avvicinarsi: secondo gli esperti tali strategie sono particolarmente importanti nella regione di coltivazione del tè lungo il confine tra Assam e Bhutan, dove la maggiore concentrazione di elefanti comporta anche a pericolosi incontri con le persone.

Intanto però le ferite e le morti continuano. Così come, inarrestabile, il consumo di tè.

Roberta de Carolis

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